venerdì, Luglio 12, 2024
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Un bikini che chiede rispetto

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Un bikini che chiede rispetto – In era di mondiali, era in cui lo sport del calcio si confonde con temi quali il rispetto delle donne, la guerra in Ucraina, le tematiche gender, il riscaldamento globale e tanto altro, succede di leggere su un quotidiano sportivo italiano che una giovane ragazza croata, probabilmente in cerca di visibilità, certamente assai avvenente per i canoni di bellezza occidentali, posta sui social alcune sue foto che fan brillare gli occhi di chi nel mondo gender è rimasto nell’antica tradizione di essere cultore del rapporto “maschio che cerca esclusivamente donne biologiche”,  così vengono definiti coloro che sono uomini che guardano le donne e che, pur se oramai con i capelli bianchi, solo a veneranda età, imparano che possono esistere “donne non biologiche”.

Queste foto, certamente non volgari almeno quelle che il quotidiano riportava, ma, altrettanto certamente, assai interessanti per un cultore della su citata categoria gender, oltre a fare il giro del mondo con grande felicità della giovane tifosa, hanno creato il caos in quel del Qatar.

Le severe regole morali che riguardo il gentil sesso, tuttora posto sotto la “tutela maschile”, sarebbero state violate.

Il succinto abito utilizzato negli scatti fotografici, che tanto scalpore ha prodotto nel mondo social, potrebbe portare alla giovane tifosa conseguenze fino all’arresto. La avvenente supporter, infatti, potrebbe essere dichiarata rea di non aver rispettato le norme dello Stato ospitante i mondiali.

La tifosa d’altronde non potrà mai difendersi dichiarando di non essere stata informata delle severe leggi in materia vigenti nello Stato, dato che, pressoché ovunque, si può trovare scritto, in tutte le lingue, che “Si consiglia a uomini e donne di non indossare pantaloncini o magliette senza maniche quando si recano in edifici governativi, strutture sanitarie o centri commerciali. Se non si veste in modo modesto, potrebbe essere richiesto di lasciare o negare l’accesso a questi luoghi” ed è ben evidente che di “maniche” proprio non ve ne era traccia nel succinto vestire della ragazza.

Le reazioni sono state tante e non tutte dello stesso segno.

Non tutti, infatti, hanno apprezzato gli scatti fotografici della tifosa croata. Molti adulti qatarioti, padroni a casa loro, si sono infastiditi per la mancanza di rispetto nei confronti delle loro tradizioni e delle leggi vigenti nel loro Stato.

“Vergognati, rispetta la storia, la cultura e le tradizioni dei Paesi che visiti” questa una delle affermazioni che riporta il quotidiano Il Messaggero di Roma che, attraverso un proprio inviato, ha voluto comprendere le reazioni del mondo qatariota e, più generalmente, islamico a quegli scatti in terra mussulmana.

A dire il vero vi sono stati anche commenti opposti di chi reputa gesto “eroico” chi, come questa ragazza, si sente pronta a sfidare leggi che, almeno noi occidentali e chi provenendo dagli Emirati si è “occidentalizzato”, reputa retrograde e afflittive nei confronti delle mondo femminile. Fatto denunciato anche da Amnesty International.

Una considerazione va, almeno penso io che sono un “umile cittadino semplice”, posta al centro del nostro ragionamento su un tema, come questo, dei diritti e delle libertà civili.

Il rispetto degli stili di vita non può essere negato unilateralmente, i “compromessi” devono essere “reciprocamente accettati”.

Ebbene se una giovane croata deve rispettare le leggi, gli usi ed i costumi tradizionali del mondo islamico, allora anche il mondo islamico deve rispettare leggi, usi e costumi del mondo occidentale e della nostra, mia, amata Italia.

Se ad un maschio mussulmano qatariota, a casa sua, da “fastidio” vedere una donna in bikini, a molti italiani da altrettanto fastidio vedere una donna che deve indossare qualcosa di molto prossimo al burka ed avere il vestito totalmente nascosto da un velo nel nostro Bel Paese, atto che è anche contro la legge italiana che vieta di “travisare” il viso.

Noi occidentali, se non vogliamo essere travolti da una cultura che non ci appartiene, dobbiamo chiedere al mondo mussulmano una cosa semplice: reciprocità.

Se questa giovane ragazza croata con i suoi scatti fotografici ci avrà aiutato a chiedere “reciprocità”, allora dovremmo ringraziarla, non perché bella donna, ma perché intelligente e coraggiosa.

Ignoto Uno

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