lunedì, Giugno 24, 2024
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Gaetano Costa, il procuratore ucciso dalla Mafia

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Gaetano Costa, il procuratore ucciso dalla Mafia

Di Nicola Comparato

È il giorno 6 agosto del 1980, quando il Procuratore della Procura della Repubblica di Palermo Gaetano Costa, (1 marzo 1916, Caltanissetta – 6 agosto 1980, Palermo) dopo aver svolto il suo lavoro mattutino all’interno del suo ufficio, decide di fare una passeggiata in via Cavour. Tra i suoi programmi per il giorno successivo c’è quello di una gita insieme a sua moglie Rita Bartoli sull’isola di Vulcano.

Il tempo passa e si fa sera. Tutto sembra procedere in modo tranquillo, ma senza preavviso, all’incirca alle ore 19.30, il procuratore Costa mentre è intento ad osservare alcune bancarelle di libri viene raggiunto da 3 proiettili calibro 38 esplosi alle sue spalle da una distanza di circa 45 cm. L’omicida ha con sé un giornale che utilizza per nascondere la pistola, e il suo volto è seminascosto da un berretto con la visiera. Quello scelto dall’assassino, forse per pura coincidenza, non è un giorno qualunque, infatti quello stesso giorno a Bologna si erano svolti i funerali delle vittime cadute nell’attentato alla stazione del capoluogo emiliano-romagnolo avvenuto quattro giorni prima. A conti fatti una tragedia nella tragedia a distanza di tantissimi chilometri. Ma chi era il procuratore Costa? Gaetano Costa dedicò la sua intera esistenza alla lotta contro la Mafia Siciliana, dapprima come Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, e successivamente come Procuratore della Repubblica di Palermo. Al momento del suo omicidio, Gaetano Costa era impegnato con delle importanti indagini riguardanti il traffico di sostanze stupefacenti che vedeva coinvolte sia famiglie mafiose siciliane, che esponenti di Cosa Nostra americana. Oltre al traffico di droga, Gaetano Costa stavo conducendo indagini anche sull’omicidio dell’ex presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella e sulla concessione di alcuni appalti già ispezionati a livello amministrativo dalla Regione. A distanza di tanti anni, non si conoscono ancora i nomi dei mandanti e dell’esecutore materiale dell’omicidio del Procuratore. Nessuna condanna al termine dei processi, nonostante la buona ricostruzione degli eventi presentata in aula di tribunale, con addirittura l’assoluzione da parte della Corte di assise di Catania dell’unico imputato: Salvatore Inzerillo, parente alla lontana del suo ben più noto omonimo conosciuto da tutti con il soprannome di Totuccio. Degno di nota in merito a questo episodio, il passo della sentenza che recita: “E’ aleggiata su alcuni episodi (e ciò dicasi per i continui avvicendamenti ai vertici della Guardia di Finanza di Palermo) l’ombra nefasta della P2 di Licio Gelli…”. Di certo è impossibile riassumere tutta la vita di un uomo in poche righe, ma quello che possiamo dire, è che a distanza di tanti anni, il ricordo di Gaetano Costa è ancora vivo nel cuore di tanti siciliani, e tanti sono gli omaggi alla sua persona e al suo impegno da parte della magistratura e di tante associazioni.