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Roma-Classifica film e serie italiane 2023 a cura di Renato Caputo

Classifica film e serie italiane 2023-Questo mondo non mi renderà cattivo è una serie animata italiana del 2023 scritta e diretta da Zerocalcare per la piattaforma di streaming Netflix, voto: 9. La serie è divertente e lascia anche riflettere lo spettatore su tematiche sostanziali e tabù per la cultura italiana mainstream. Da questo punto di vista quello di Zerocalcare è un contributo indubbiamente prezioso. Resta il limite della sinistra radicale italiana di rischiare di scadere nel minoritarismo.

Come spesso avviene il secondo episodio è di livello decisamente inferiore al primo. Gli aspetti più significativi passano in secondo piano ed emergono gli elementi più discutibili, di un discorso che rischia di essere troppo criptico e autoreferenziale.

Con il terzo e quarto episodio la serie decolla anche perché viene messo al centro un tema davvero sostanziale, cioè come la destra populista e demagogica speculi sui disagi dei quartieri proletari per fomentare la guerra fra poveri. Davvero illuminante la rappresentazione delle tre forze principali politiche parlamentari italiane, la destra, la pseudosinistra e i qualunquisti 5 Stelle. Molto significative anche le riflessioni autocritiche del protagonista. La quinta e sesta puntata restano a un livello molto elevato e dimostrano lo stile militante di Zerocalcare, più unico che raro. La serie riesce così a essere al contempo molto istruttiva, divertente e godibile esteticamente.

C’era una volta in Italia – Giacarta sta arrivando  di Federico Greco, Mirko Melchiorre, documentario 2022, con Vittorio Agnoletto, Ivan Cavicchi, Ken Loach e Roger Waters, voto: 9-. Ottimo ed efficacissimo film di denuncia delle politiche neoliberiste di privatizzazione della sanità e degli spaventosi disastri che hanno provocato. Le interviste e gli intervistati sono molto efficaci, come i materiali di montaggio e la lotta concreta che ha portato all’occupazione di un ospedale fatto chiudere dalle politiche neoliberiste dell’Unione Europea. Il film è stato censurato in ogni modo, per impedirne la distribuzione e la visione. Contiene delle accuse molto significative alle responsabilità dell’Unione Europea e del centrosinistra. Unici limiti del documentario sono una caduta piuttosto pesante nella posizione complottista e antiscientifica contraria alle vaccinazioni e delle piccole sbavature sovraniste. Per il resto il documentario è molto coinvolgente e lascia davvero tanto su cui riflettere agli spettatori. Del resto è uno dei rarissimi film che pone al centro il reale motore della storia delle società classiste, cioè il conflitto sociale.

Io, noi e Gaber di Riccardo Milani, documentario, Italia 2023, voto 7,5. Presentato al festival del cinema di Roma, è un documentario musicale ottimamente montato da Francesco Renda, che mostra tutta l’importanza da un punto di vista storico, ma anche l’attualità dell’opera di questo significativo intellettuale di sinistra.

Cento domeniche di e con Antonio Albanese, drammatico, Italia 2023, voto: 7,5. Bel film, coinvolgente e interessante, rappresenta una significativa denuncia della società capitalista e, in particolare, delle dinamiche del capitale finanziario. Il regista e attore dà ottima prova di sé. Peccato che non sia in grado di avere una visione delle cose realmente alternativa all’ideologia dominante, non conoscendo il marxismo si arresta al fenomeno e non è in grado di risalire alle cause. Anche perciò non è affatto in grado di delineare una prospettiva di superamento della tragedia. Infine, non conoscendo la logica intrinseca della tragedia, si perde la necessaria conclusione e, così, rappresenta una tragedia priva di catarsi che non può che lasciare alquanto con l’amaro in bocca, sebbene il film riesca a mantenersi realista con personaggi abbastanza tipici.

The Good Mothers serie televisiva drammatica italiana 2023, regia di Julian Jarrold (ep. 1,2,3), Elisa Amoruso (ep. 4,5,6), con Gaia Girace, ha vinto la prima edizione del Berlinale Series Award e ha ottenuto un riconoscimento ai Nastri d’argento, disponibile su Disney+, voto: 7,5. Finalmente una serie italiana godibile, ben fatta e abbastanza interessante. Ricostruisce bene, in modo realistico il mondo della malavita organizzata, senza mitizzarla come fa Il padrino. Finalmente il pubblico non è portato a identificarsi con il criminale, ma con donne che subiscono violenza pur appartenendo a questo mondo distorto.

Il terzo e il quarto episodio si confermano di buon livello. Emerge come lo Stato non abbia offerto una valida protezione a forse la prima pentita di ndrangheta, causandone indirettamente la morte. Si denuncia anche l’attitudine quantomeno lassista del principale dirigente preposto a contrastare la malavita organizzata. D’altra parte, per quanto per certi aspetti è comprensibile, il fatto che i personaggi positivi della serie siano delle pentite della criminalità organizzata ed esponenti degli apparati repressivi dello Stato imperialista è una scelta quantomeno discutibile.

Gli ultimi due episodi si mantengono all’altezza delle aspettative su di un livello medio-alto da tutti i punti di vista. Peccato che non venga approfondito e sia messo in evidenza solo di sfuggita, come la tragedia dei pentiti della criminalità organizzata sia anche dovuta al fatto che la società capitalista è così individualista e priva di cuore che si può arrivare a rimpiangere anche la barbara eticità del clan mafioso. Soprattutto se lo Stato offre al massimo un luogo sicuro ai pentiti, ma nessun sostegno etico e morale.

Io capitano di Matteo Garrone, drammatico, Italia, Belgio 2023, leone d’argento per la regia a Matteo Garrone e premio Marcello Mastroianni a Seydou Sarr al festival di Venezia, voto: 7,5. Film molto efficace per smontare l’ideologia della destra populista e liberale sull’immigrazione. In particolare il film mostra le ragioni di chi si vede costretto a emigrare anche se non ha lo status di rifugiato, come avveniva e in parte ancora avviene con gli italiani che cercavano o si ritengono costretti a cercare una vita meno grama all’estero. Inoltre, smonta l’altro luogo comune della destra e dei liberali volta a demonizzare gli scafisti, mostrando che non di rado chi svolge tale funzione si comporta da eroe in modo altruistico. Incredibile che un regista come Garrone abbia messo da parte i tratti tipici che hanno reso intollerabili i suoi film precedenti, come la passione per il grottesco e il rimestare nel torbido. Peccato che non si illustrino, dal punto di vista degli emigrati africani, i problemi che incontrano una volta giunti nel nostro paese. La conclusione, con un’adeguata catarsi della tragica trama del film, rischia di apparire poco verosimile.

Sergio Leone – L’italiano che Inventò l’America di Francesco Zippel, Italia 2022, documentario dell’anno ai Nastri d’argento, voto: 7,5; documentario molto interessante e coinvolgente, che mostra quanto il regista italiano abbia influenzato la successiva storia del cinema, soprattutto statunitense. Colpisce come i grandi registi statunitensi intervistati conoscano a fondo il cinema di Sergio Leone, sviluppando delle significative considerazioni sui suoi film. Interessante la vicenda di C’era una volta in America con la produzione che taglia in maniera sconsiderata il film del grande regista.

Il sol dell’avvenire di e con Nanni Moretti, con Margherita Buy, Silvio Orlando, Barbora Bobulova, drammatico, Italia 2023, valutazione: 7. La prima parte del film è quasi intollerabile, troppo caricata, finisce per apparire una involontaria caricatura di tutti i tipici aspetti dei film di Nanni Moretti. Anche l’ottuso e aproblematico anticomunismo della prima parte appare banale e gratuito. Nella seconda parte il film progressivamente decolla e finisce con il rivalutare sostanzialmente il comunismo, naturalmente per come e quanto può rivalutarlo un intellettuale tradizionale borghese. Significative le critiche verso il postmoderno, cioè l’ideologia oggi dominante.

Nel nostro cielo un rombo di tuono di Riccardo Milani, documentario, Italia 2022, premio speciale Il grande calcio, gli eroi dello sport ai Nastri d’argento, voto: 7. Nonostante la durata esagerata e la tematica piuttosto poco significativa, il montatore (Francesco Renda) ha fatto indubbiamente un ottimo lavoro rendendo il documentario, per quanto possibile, non solo interessante, ma a tratti anche avvincente. Gli aspetti più significativi sono la descrizione di un mondo dello sport non ancora completamente egemonizzato dal capitale finanziario transnazionale e di un Paese che viveva uno dei periodi di più ampie e significative mobilitazioni sociali e politiche.

Vatican GirlLa scomparsa di Emanuela Orlandi di Mark Lewis, serie documentaria britannica del 2002 in quattro episodi trasmessa da Netflix, voto 7-. Nel primo episodio emerge, in modo significativo, che il Vaticano ha cercato di depistare le indagini, indicando la falsa pista del terrorismo internazionale, per far ricadere la colpa sui comunisti, che starebbero dietro l’attentato del papa, anche se a compierlo è stato, senza ombra di dubbio, un terrorista di estrema destra turco. Tutto lascia intendere che il Vaticano fosse interessato a occultare i reali autori del crimine. Interessante anche come il “Corriere della Sera” di fatto costringa a occuparsi d’altro il suo giornalista che si occupava del caso nel momento in cui smentisce, anche grazie a una fonte nei servizi segreti, la falsa pista del terrorismo internazionale e denuncia il ruolo nel rapimento della criminalità comune con un movente di tipo economico.

Il secondo episodio fa un enorme salto di qualità, facendo emergere, in modo inequivocabile, le responsabilità della Chiesa cattolica che appare realmente implicata nel terrorismo internazionale, cioè nel finanziare la controrivoluzione di Solidarnosc in Polonia, scambiata come una forza rivoluzionaria dalla sinistra radical dei Paesi a capitalismo avanzato. Inoltre, denuncia come per finanziare meglio i controrivoluzionari e restaurare un capitalismo di estrema destra, il Vaticano abbia utilizzato i soldi sporchi della mafia che ripuliva e riceveva attraverso la Banda della Magliana, con la quale collaborava strettamente. Per cui Emanuela Orlandi era stata incarcerata dalla Banda della Magliana per conto del Vaticano. Elementi molto significativi per dimostrare, ancora una volta, l’assurdità dell’ideologia dominante che riconosce un alto valore etico a una monarchia assoluta di estrema destra, con stretti legami con i peggiori criminali e nemica giurata del comunismo. Naturalmente, in primis, in tale crociata vi era Giovanni Paolo II, il famoso “santo subito”, canonizzato in tempi da record.

Il terzo episodio è, invece, estremamente deludente, tutto incentrato su un mitomane, assolutamente improbabile, che cerca di sviare le indagini, assolvendo tanto il Vaticano quanto la Banda della Magliana. Non si capisce proprio perché dedicare un intero episodio a un goffo e gaglioffo tentativo di depistaggio. Magari sarebbe stato interessante indagare chi ha favorito o, addirittura, ordito tale depistaggio.

Nella quarta puntata emergono elementi nuovi che provano senza ombra di dubbio il coinvolgimento del Vaticano nella tragica vicenda di Emanuela Orlandi e la storica omertà della sedicente “Santa Sede”. Allo stesso tempo emergono continui tentativi di depistare le indagini, che in buona parte fanno riferimento allo stesso Vaticano. Anche il documentario inglese e il giornalista al centro del documentario contribuiscono, magari involontariamente, a depistare le indagini. La posizione della Chiesa viene edulcorata, la colpa si limiterebbe al fatto che qualcuno al suo interno non avrebbe parlato. In più, ci sarebbe la questione che un’alta personalità del Vaticano avrebbe molestato sessualmente Emanuela Orlandi. Negli scenari che si tracciano alla fine la Chiesa passa quasi come vittima e si arriva addirittura a riaccreditare, fra le altre, persino il depistaggio più rozzo e ideologico, per cui dietro a tutto ci sarebbe l’Unione Sovietica visto che l’attentatore fascista turco, fra le tante dichiarazioni assurde e provocatorie, aveva affermato, senza uno straccio di prova, di essere stato addestrato dal KGB. Per cui l’assurda tesi, che la serie e il giornalista del “Corriere della Sera”, dimostrando tutta la subalternità all’imperialismo, provano a riaccreditare, citandola fra i tre scenari più probabili, è che i comunisti avrebbero rapito Orlandi per costringere Stato italiano e Vaticano a liberare il terrorista fascista turco, con il fine di impedirgli di parlare. Teorema privo di qualsiasi prova e verosimiglianza, se non il fatto che, al solito, la strategia della tensione dei fascisti mirava a incriminare i comunisti. D’altronde, il terrorista fascista aveva già parlato, senza provare un bel niente, e lo Stato italiano e Vaticano non avrebbero mai potuto liberarlo in cambio della ragazza e, poi, a chi lo avrebbero consegnato? Se i sovietici lo avessero preso in consegna si sarebbero suicidati, in quanto avrebbero fornito le prove che dietro i fascisti turchi c’erano i comunisti e dietro la Banda della Magliana anche. Tutti questi assurdi e ridicoli, quanto vergognosi depistaggi, servono per far dimenticare gli aspetti fondamentali della vicenda. Solidarnosc non era affatto un’organizzazione progressista, ma una forza controrivoluzionaria finanziata dai reazionari anticomunisti del Vaticano, con i soldi della mafia, che provvedevano a ripulire. Tramite fra la mafia e il Vaticano era la sanguinaria Banda della Magliana che ha avuto un ruolo importante nel rapimento di Emanuela Orlandi e per i suoi servigi alla Chiesa è stata ricompensata al punto che il suo leader è stato sepolto in un luogo di culto centrale del cattolicesimo. Anzi, dal documentario emerge che il Vaticano aveva speculato in maniera così estrema con i soldi sporchi della mafia, da dover dichiarare bancarotta fraudolenta, senza rimborsare dei danni la malavita organizzata, che presumibilmente reagì “suicidando” Calvi. Naturalmente sono questi grandi eventi storici a essere decisivi, mentre le piccole tragedie particolari che a essi si intrecciano sono vergognosamente utilizzate come strumenti di distrazione di massa  per l’opinione pubblica.

Il legionario di Hleb Papou, drammatico, Italia, Francia 2021, disponibile su Netflix, nomination miglior regista esordiente ai Nastri d’argento 2022, voto: 7. Buon film realista che affronta tematiche anche sostanziali con personaggi verosimili. Peccato che scelga come punto di vista quello di un membro degli apparati repressivi di uno Stato imperialista in modo, peraltro, non sufficientemente critico.

Le pupille di Alice Rohrwacher, cortometraggio di 37 minuti, Italia, Usa 2022, disponibile su Disney+, nomination miglior cortometraggio ai premi Oscar 2023, voto: 7-; godibile e significativo film dal punto di vista formale e con una lodevole critica degli istituti per orfani della Chiesa cattolica e, in particolare, del loro sostegno al fascismo anche durante la guerra mondiale. Molto efficaci anche le giovanissime interpreti. Meritata la nomination agli oscar, anche perché si evitano i tipici difetti del cinema italiano.

Rapito di Marco Bellocchio, drammatico, Italia 2023, in concorso al festival di Cannes, voto: 6,5. Di sinistra a Bellocchio è rimasto soltanto l’anticlericalismo, peraltro legato al rapporto psicologico con la madre cattolica. Certo nei nostri tempi oscuri, in cui anche la sinistra si inchina al Vaticano, è comunque uno sforzo che va riconosciuto il mettere in discussione almeno un aspetto dell’ideologia dominante. Inoltre, sicuramente dal punto di vista tecnico e formale Bellocchio si conferma un valido regista. Peccato che non abbia molto da dire e che anche questa storia, considerata isolatamente come nel film, non avrebbe meritato di essere raccontata in un lungometraggio anche piuttosto lungo.

Grazie ragazzi di Riccardo Milani, commedia, Italia 2023, nomination miglior commedia e miglior attore ad Antonio Albanese ai Nastri d’argento, voto: 6,5. Significativo tentativo di mediare dei contenuti sociali in un film rivolto a un grande pubblico. Grazie ragazzi è godibile, spicca il montaggio e il film tocca un tema sostanziale come le misere condizioni di vita dei carcerati, quasi sempre di umili condizioni sociali. Peccato che si tratti di un remake di un film francese. D’altra parte, è sempre preferibile realizzare il remake di un film con un soggetto interessante come questo, piuttosto che mettere in scena un soggetto scadente per quanto originale.

Spaccaossa di Vincenzo Pirrotta, drammatico, Italia 2022, nomination miglior esordio ai David di Donatello, voto: 6,5. Il film descrive, in modo estremamente realistico, le drammatiche condizioni di vita delle classi subalterne, in particolare nel meridione italiano. Mostra in modo altrettanto realistico come la sete di profitto disumanizzi gli esseri umani, anche se in un tale deserto morale spiccano i rari momenti di umanità in personaggi generalmente sfigurati dalla “cattiveria delle povertà”. Peccato che si tratti, come troppo spesso accade, di una tragedia priva di reale catarsi. Certo, in casi del genere, ci si può appellare alla storia reale e alle scritte finali che indicano un parziale superamento. In realtà l’arte dovrebbe andare al di là della cronaca naturalistica e, scavando nella realtà, si potevano individuare anche dei personaggi positivi, che non hanno accettato la tragica logica della truffa e che hanno permesso di far arrestare i criminali responsabili. Essendo un primo film ed essendo bassissimo il livello del cinema italiano, la nomination a miglior regista esordiente è, tutto sommato, meritata.

C’è ancora domani di Paola Cortellesi, con Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, drammatico, Italia 2023, menzione speciale miglior opera prima, premio Speciale della Giuria, miglior film votato dal pubblico alla Festa del cinema di Roma 2023, voto: 6,5. Film abbastanza realistico, emozionante e convincente, piacevole, tocca un tema sostanziale come l’emancipazione della donna e la famiglia patriarcale, peccato che la conclusione lascia al quanto con l’amaro in bocca. Il diritto di voto non è certo l’emancipazione, soprattutto per chi, come la protagonista, sembra considerare il “socialismo reale” come qualcosa di negativo.

Profeti di Alessio Cremonini, drammatico, Italia 2023, nomination miglior attrice a Jasmine Trinca ai Nastri d’argento, voto 6,5. Cremonini è fra i pochi registi italiani mainstream a fare film che affrontano tematiche sostanziali. Il film è interessante, ben fatto, e fa un notevole sforzo per superare lo scontro di civiltà e la prospettiva imperialista, mostrando anche le ragioni di chi si schiera con l’Isis. Peccato che, tolto l’inizio con i kurdi progressisti, manchi di fatto nel film una prospettiva alternativa al regresso a una visione del mondo religiosa. Buona l’interpretazione di Jasmine Trinca, che certamente merita la nomination a migliore attrice.

Una femmina di Francesco Costabile, drammatico, Italia 2022, nomination miglior regista esordiente a Nastri d’argento e David di Donatello 2022, voto: 6,5. Film interessante, con dei contenuti significativi, mostra bene la situazione di oppressione all’interno della malavita organizzata, di cui si denuncia in modo realistico la brutalità, senza quei meccanismi di immedesimazione di prodotti oggettivamente favorevoli alle mafie come Il padrino o Gomorra. Peccato che certi aspetti brutali della vendetta non sono tollerabili e che l’unica opzione sembra essere la collaborazione con gli apparati repressivi dello Stato.

Mancino naturale di Salvatore Allocca, commedia, Italia 2021, nomination miglior attrice a Claudia Gerini a Nastri d’argento 2022, voto: 6,5. Film piacevole, ben interpretato, con alcuni temi significativi sfiorati, pur con i suoi limiti merita di esser visto.

L’immensità  di Emanuele Crialese, drammatico, Italia e Francia 2022, nomination David di Donatello per la migliore sceneggiatura, attrice (Penelope Cruz) e acconciatrice, miglior soggetto e costumi ai Nastri d’argento, in concorso a Venezia, voto: 6,5. Film interessante e godibile, troppo snobbato dalla critica, tocca comunque due temi significativi come una adolescente che si sente maschio e una madre oppressa dal marito. Molto significativa l’interpretazione di Penelope Cruz.

Romantiche di e con Pilar Fogliati, Barbara Bobulova, Italia 2023, Nastro d’argento per la miglior attrice commedia a Pilar Fogliati e nomination a miglior commedia e miglior canzone, voto 6+. L’attrice, anche regista, sceneggiatrice e soggettista è molto brava a impersonare diversi tipi sociali in modo umoristico, facendone emergere tutti i limiti. Il film è indubbiamente divertente, anche se è composto da un insieme di sketch riusciti e lascia troppo poco di sostanziale su cui riflettere allo spettatore.

La palazzina Lef di Michele Riondino, con Elio Germano, drammatico, Italia 2023, voto: 6+. Finalmente un film italiano che affronta il conflitto sociale in fabbrica e denuncia il mobbing e la persecuzione padronale verso i lavoratori dotati di un minimo di coscienza di classe. Peccato che il tema fondamentale dei reparti confine e delle politiche antisindacali del padronato siano affrontate nel modo peggiore, con la pessima passione che ha troppo cinema italiano nel caricare eccessivamente le vicende e i personaggi, riducendoli a delle caricature grottesche. Dunque ottima e coraggiosa la scelta del tema, ma pessima la realizzazione a partire dal personaggio principale, interpretato dallo stesso regista e cosceneggiatore, inutilmente caricato sino a renderlo inverosimile.

Perfetta illusione di Pappi Corsicato, drammatico, Italia 2022, disponibile su Prime, voto: 6+. Film godibile e avvincente, sviluppa una significativa critica sociale, anche se il cinismo da cretino porta a considerare negativamente tutti i personaggi, a prescindere dalle classi sociali. In tal modo, essendo tutti egualmente colpevoli, i veri colpevoli sono, di fatto, assolti.

I peggiori giorni di Massimiliano Bruno, Edoardo Leo con Anna Foglietta, Renato Carpentieri, Fabrizio Bentivoglio, commedia, Italia 2023, disponibile su Netflix, Now e Skycinema, voto: 6+. Classica commedia all’italiana, divertente, godibile, bene interpretata e in grado di lasciare qualcosa su cui riflettere allo spettatore, dal punto di vista della satira sociale. Il limite è che non va più di tanto a fondo sulle questioni sostanziali.

Orlando di Daniele Vicari, con Michele Placido, drammatico, Italia 2022, nomination miglior soggetto e colonna sonora ai Nastri d’argento, voto: 6. Film poco verosimile e realistico, tutto incentrato su una trovata piuttosto discutibile. I personaggi risultano poco tipici e credibili. Comunque il film evita cadute nel postmoderno e rappresenta la dura realtà di chi deve svendere la propria forza lavoro per sopravvivere.

Boris di Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico, con Caterina Guzzanti, Carolina Crescentini, serie tv italiana 2022, commedia in 8 episodi su Disney+, voto: 6. Serie nei primi episodi sempre molto efficace e divertente, risulta un valido esempio di satira sociale e critica dell’industria culturale. Perciò è ostracizzata dal mondo dello spettacolo e, pur essendo nei primi episodi fra le migliori serie, non riceve nemmeno una candidatura. La serie critica in modo efficace il politicamente corretto, il problema è che però, se non si individuano delle significative alternative, si rischia di portare avanti una battaglia di tipo populista, che rischia di favorire la destra. Anche la completa assenza di personaggi positivi rischia di far scadere la critica in pericolose generalizzazioni.

Purtroppo la serie perde sempre più quota fino a divenire insostenibile negli ultimi due, davvero inutili, episodi. Peccato perché se la serie invece di otto episodi fosse stata concentrata in quattro, sarebbe stata significativa. Allungando inutilmente il brodo diviene, al contrario, noiosa.

L’ultima notte di amore thriller, Italia 2023, nomination per la migliore regia ad Andrea di Stefano, alla migliore attrice a Linda Caradi, al miglior attore a Pierfrancesco Favino, al miglior attore non protagonista a Francesco di Leva, al miglior montaggio a Giorgio Franchini ai Nastri d’argento, voto: 6. Thriller formalmente e tecnicamente ben costruito, con un buono scavo psicologico e un ottimo cast di attori. Peccato che a tanta perizia tecnica e formale non facciano riscontro contenuti sostanziali da affrontare e mediare. Anzi, dal poco che emerge, c’è poco da rallegrarsi visti i consueti pregiudizi su cinesi e calabresi, che porterebbero la criminalità a Milano, e un poliziotto duro, ma buono.

Ti mangio il cuore di Pippo Mezzapesa, con Elodie, drammatico, Italia 2022, nomination miglior fotografia, miglior attrice non protagonista a Lidia Vitale, miglior canzone per Proiettili, con cui ha vinto il David di Donatello, presentato al festival di Venezia, voto: 6. Fotografia indubbiamente suggestiva, il film tratta un tema anche di un certo interesse, le faide all’interno della malavita organizzata e la prima pentita che ha consentito di fare luce sulla mala del Gargano. Abbastanza valida l’analisi psicologica in particolare della trasformazione di un ragazzo in un criminale assassino. Resta però l’autocompiacimento nel mostrare la violenza e una conclusione decisamente discutibile, in cui la catarsi finale è completamente gettata via, per un cinismo davvero da cretini.

I migliori giorni di Massimiliano Bruno, Edoardo Leo, nomination miglior attore commedia a Paolo Calabresi e miglior attrice commedia a Valentina Lodovini ai Nastri d’argento, voto: 6. Film divertente, i primi due episodi contengono anche alcuni aspetti significativi, in particolare il secondo che mostra tutta la spaventosa ipocrisia della classe dominante che si occupa di “politica”.

Mia di Ivano De Matteo, drammatico, Italia 2023, nomination miglior attore a Edoardo Leo, miglior attrice non protagonista a Milena Mancini e miglior soggetto a Ivano De Matteo, voto: 6. Il film affronta un tema significativo come la violenza sulle donne e il revenge porn. Buona la prova di Edoardo Leo che rende meno pesante un soggetto peraltro tragico. Peccato che la tragedia sia priva di catarsi, che non si spieghino adeguatamente le ragioni di classe della passione della adolescente per il fascistoide fidanzato, né si analizzino adeguatamente le “ragioni” che inducono la giovane al tentato suicidio.

Vicini di casa di Paolo Costella, con Vittoria Puccini e Valentina Lodovini, Italia 2022, nomination miglior attore commedia a Claudio Bisio ai Nastri d’argento, voto: 6. Commedia all’italiana divertente, godibile e che lascia anche qualcosa su cui riflettere allo spettatore, in chiave satirica naturalmente. Buona la prova degli attori e meritata la candidatura di Claudio Bisio.

Il primo giorno della mia vita di Paolo Genovese, con Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Margherita Buy, commedia, Italia 2023, nomination miglior soggetto, miglior attrice non protagonista a Sara Serraiocco, sonoro in presa diretta ai Nastri d’argento, voto: 6-. Il soggetto non è male, come l’idea di dare una seconda chance a chi, privo di speranza e di spirito dell’utopia, si lascia andare fino al suicidio. Peccato che nell’indagine e nel superamento dei motivi che provocano il suicidio e la sua rimessa in discussione manchino del tutto i motivi più significativi, come le dinamiche politiche ed economiche, il conflitto sociale, la situazione storico-politica, etc. Incomprensibile il premio ad attrice non protagonista a Sara Serraiocco e il premio per il miglior sonoro in presa diretta, in quanto nella prima parte del film non si capisce nulla di quanto dice l’attrice premiata, che avrebbe urgente bisogno di un corso di dizione o di essere doppiata.

L’ombra del giorno di Giuseppe Piccioni, con Riccardo Scamarcio, Benedetta Porcaroli, Valeria Bilello, Lino Musella, drammatico, Italia 2022, nomination migliore attrice protagonista a Benedetta Porcaroli, miglior attore non protagonista a Lino Musella e miglior scenografia a Nastri d’argento 2022, voto: 6-. Il film fa acqua da tutte le parti, ma affronta comunque un tema sostanziale come le politiche razziali del fascismo e, ciò, lo rende tollerabile.

Stranizza d’amuri di Giuseppe Fiorello, drammatico, Italia 2023, miglior regista esordiente e nomination migliori costumi ai Nastri d’argento, voto: 6-. Il film potrebbe affrontare una questione importante, cioè lo spaventoso livello di omofobia che c’era in Italia, prima che si sviluppasse il movimento di emancipazione che ha la sua origine nella costituzione del primo Arci gay. Tale importante potenzialità è quasi completamente sprecata, resta esclusivamente la denuncia dei livelli spaventosi di omofobia nelle società italiana agli inizi degli anni ottanta.

Dampyr di Riccardo Chemello, drammatico, Italia 2022, nomination ai David di Donatello per i migliori effetti speciali, voto: 5,5. Fumettone avvincente e tutto sommato piacevole, anche se naturalmente lascia poco su cui riflettere allo spettatore. Per quanto realizzato con pochi mezzi, gli effetti speciali funzionano.

Princess di Roberto De Paolis, drammatico, Italia 2022, presentato al festival di Venezia, nomination miglior produttore ai David di Donatello, nomination miglior soggetto, miglior montaggio e miglior attore non protagonista a Lino Musella ai Nastri d’argento, voto: 5+. Il film muove da un proposito a prima vista giusto e significativo, cioè mostrare le terribili condizioni di vita di diverse nigeriane costrette a venire a farsi sfruttare, nel caso specifico sessualmente, in Italia. Peccato che una povera prostituta nigeriana non possa che fermarsi agli aspetti più immediati e squallidi delle terribili condizioni di vita cui va incontro nel nostro paese. Manca, dunque, uno sguardo in grado di cogliere in profondità la realtà e anche lo sforzo di rendere bella questa esperienza estetica. Il film spicca anche per la completa mancanza di una conclusione.

Margini di Niccolò Falsetti, commedia, Italia 2022, nomination miglior regista esordiente ai David di Donatello, voto: 5. Se gli autori si fossero contenuti e avessero realizzato un cortometraggio sarebbe stato gradevole, fornendo qualche spunto interessante, dal momento che si mette in scena un aspetto poco indagato e conosciuto, nel caso specifico un gruppo musicale della “sinistra alternativa” in una realtà di provincia. Al contrario, il lungometraggio realizzato diviene nella seconda parte noioso, dal momento che il film ha davvero troppo poco di sostanziale da comunicare. Inoltre, certe scelte decisamente irrazionali e di fatto ciniche sono presentate in modo sostanzialmente acritico, il che non è accettabile e mostra anche tutti i limiti di questi ambienti della sinistra “alternativa”.

Monica di Andrea Pallaoro, con Trace Lysette, drammatico, Usa e Italia 2022, in concorso al festival di Venezia, nomination miglior montaggio ai Nastri d’argento, voto: 5. Film piuttosto postmoderno, anche se alla fine diviene abbastanza commovente e melodrammatico. Per quanto possa essere importante il tema dell’inclusione e della non discriminazione sulla base della propria sessualità, d’altra parte questo importante diritto civile non può stravolgere tutto il resto. Così abbiamo un protagonista, con cui tendiamo inevitabilmente a identificarci, in quanto discriminato sessualmente, nonostante si tratti di un eroinomane che vende il proprio corpo, prostituendosi. Entrambi questi aspetti non vengono mostrati nella loro brutalità, ma divengono dei puri accessori aproblematici.

Chiara di Susanna Nicchiarelli, biografico, Italia, Belgio 2022, nomination a David di Donatello per la migliore sceneggiatura e i migliori costumi, in concorso al festival di Venezia, voto: 5. Il film è pesante, non riesce a scavare a sufficienza dal punto di vista dell’analisi storica e forza il contesto per rendere il soggetto più appetibile al modo di sentire contemporaneo, rendendo Chiara un’opera poco realista e inverosimile. Inoltre, il film pone al centro esclusivamente la questione di genere e tace, fondamentalmente, sulle ben più significative problematiche economiche e sociali. Infine, non prende sufficientemente le distanze da aspetti inaccettabili come la credenza superstiziosa nei miracoli.

Bangla – La serie di Phaim Bhuiyan, Emanuele Scaring, commedia, Italia 2021, su Netflix e RayPlay, voto: 5. L’intuizione alla base della serie è anche significativa, mirando ad analizzare le problematiche dell’ambientazione di un giovane musulmano proveniente dal Bangladesh. In realtà, a tale proposito, era di fatto già sufficiente il film. Così la serie, dopo i primi due episodi, comincia ad annoiare non avendo nulla di significativo da raccontare, evitando naturalmente di rappresentare gli aspetti più significativi e divisivi del contesto politico, economico e sociale.

Prisma serie televisiva italiana del 2022 ideata da Alice Urciuolo e Ludovico Bessegato, in 8 episodi su Prime, voto: 5. Serie che sembra fatta sulla base dell’intelligenza artificiale su cui ironizzava a ragione Boris 4. Diviene prevedibile e al quanto noiosa, anche perché per inseguire il politically correct finisce con il non avere nulla di significativo da comunicare.

Astolfo di Gianni Di Gregorio, commedia, Italia 2022, con Stefania Sandrelli e Gianni Di Gregorio, nomination miglior sceneggiatura a Gianni Di Gregorio ai David di Donatello 2023, voto: 5. Colpisce la nomination per la migliore sceneggiatura per un film con un plot debolissimo. Il solo aspetto positivo è la figura del protagonista, un intellettuale, un insegnante che rappresenta una figura positiva, rispetto al sindaco e al prete che rappresentano la corruzione del potere costituito. Per il resto la nomination per la migliore sceneggiatura non può che far riflettere sullo stato comatoso del cinema italiano.

La ragazza ha volato di Wilma Labate, drammatico, Italia e Slovenia 2021, voto: 5-. Il film è desolato e desolante come lo stile dei fratelli D’Innocenzo autori della sceneggiatura. Il film è troppo lento e anonimo e diviene insopportabile prima che ci sia una qualche forma di riscatto della ragazza oppressa e violentata da un pessimo coetaneo.

Piano piano di Nicola Prosatore, drammatico, Italia 2022, nomination miglior soggetto a Nicola Prosatore Nastri d’Argento, voto: 5-. Film minimal-qualunquista decisamente soporifero.

Il grande giorno di Massimo Venier, con Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Italia 2022, nomination miglior commedia e migliore attrice commedia a Antonella Attilli ai Nastri d’argento, vince il David dello spettatore per il film con più spettatori, voto 4,5. Film puramente culinario, merce di mediocre qualità dell’industria culturale italiana, prodotto di pura evasione poco riuscito. Anche dal punto di vista della commedia la crisi del cinema italiano si dimostra allarmante.

Delta di Michele Vannucci, con Alessandro Borghi e Luigi Lo Cascio, drammatico Italia 2022, nomination a miglior fotografia, colonna sonora e miglior sonoro in presa diretta ai nastri d’argento, voto 4,5. Il film parte in modo molto significativo affrontando alcune tematiche sostanziali di grande interesse, cioè come l’attuale società tenda a scatenare guerre fra poveri, per eliminare la lotta di classe dal basso, e contraddizioni fra necessaria difesa dell’ambiente, disoccupazione e sottoccupazione. Peccato che ben presto la contraddizione venga meno e si finisca, di fatto, con l’accettare la prospettiva della guerra fra poveri, in quanto prevale la pessima vulgata post moderna con il sul gusto per il grottesco e la irrefrenabile tendenza a rimestare nel torbido.

Mixed by Erry di Sydney Sibilia, commedia, Italia 2023, nomination miglior commedia, sceneggiatura, scenografia, canzone, casting director ai Nastri d’argento, voto: 4,5. Il film è ben architettato ed è a tratti anche godibile, peccato che medi un contenuto assolutamente reazionario, in cui si esalta il genio napoletano della truffa, raccontato dal punto di vista di un protagonista in modo apologetico e del tutto acritico, irrealistico, inverosimile, atipico e adialettico.

Mina Settembre seconda stagione in 12 episodi della serie drammatica televisiva italiana diretta da Tiziana Aristarco, con Serena Rossi, liberamente tratta da racconti di Maurizio De Giovanni. La serie è disponibile su RaiPlay, voto: 4,5. La serie tende a divenire un format piuttosto ripetitivo e noioso, per certi aspetti simile a una telenovela. Il poco di significativo da dire è stato già ampiamente esaurito nella prima stagione. Resta la valida ambientazione nei quartieri popolari napoletani e la significativa trovata di prendere come protagonista una assistente sociale che si occupa dei più deboli.

Il filo invisibile di Marco Simon Puccioni, commedia, Italia 2022, miglior attore commedia a Filippo Timi e Francesco Sciannasu ai Nastri d’argento, distribuito su netflix, voto 4. Particolarmente assurda la nomination per il miglior soggetto ai Nastri d’argento. Il film è la classica commediola all’italiana che si guarda bene dal toccare problematiche politiche, economiche e sociali. Mentre affronta nel modo più beceramente liberista il tema complesso della maternità surrogata.

La vita bugiarda degli adulti è una serie televisiva italiana diretta da Edoardo De Angelis, tratta dal romanzo omonimo di Elena Ferrante e distribuita internazionalmente su Netflix, voto: 4. Serie inverosimile e di bassa qualità, annoia ben presto.

Il commissario Ricciardi seconda stagione su Raypaly, serie gialla italiana del 2022, voto: 4. La serie si riduce a una cattiva copia de Il commissario Montalbano.

Le otto montagne di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, con Luca Marinelli e Alessandro Borghi, drammatico, Italia, Francia e Belgio 2022, premio della giuria al festival di Cannes 2022, David di Donatelo come miglior film, sceneggiatura non originale, montaggio e suono, disponibile su SKYCINEMA2, voto: 4-. Film balordamente sopravvalutato, dimostra nel modo più eclatante il livello più basso raggiunto dal cinema italiano. Le otto montagne è un film noioso, fondamentalmente irrazionale e reazionario, stupidamente lungo, lezioso, furbetto, inverosimile e scontato.

Gigi la legge di Alessandro Comodin, documentario, Italia 2022, premio speciale della regia al festival di Locarno, voto: 4-. Film del tutto superfluo, postmoderno, minimal-qualunquista, noioso e assurdamente sopravvalutato. Decisamente da evitare.

Brado di Kim Rossi Stuart, drammatico, Italia 2022, nomination per la miglior regia, il miglior attore non protagonista a Saul Nanni, la migliore sceneggiatura ai Nastri d’argento e la miglior sceneggiatura non originale ai David di Donatello, voto: 4-. Del tutto immeritate le nomination che ha ricevuto, il film è in modo insensato sopravvalutato. Brado è noioso, non affronta temi sostanziali, non offre godimento estetico, ha personaggi schematici, poco dialettici e per nulla tipici.

Dante di Pupi Avati con Sergio Castellitto, biografico, Italia 2022, nomination miglior trucco ai David di Donatello, voto: 3,5. Film davvero pessimo sotto tutti i punti di vista. Molto carente dal punto di vista formale, è codino e reazionario. Coglie e svilisce solo gli aspetti più esteriori della vicenda di Dante, puntando esclusivamente sul sensazionalismo.

Il ritorno di Casanova di Gabriele Salvatores, drammatico, Italia 2023, con Toni Servillo e Sara Serraiocco, nomination miglior film, attore non protagonista a Fabrizio Bentivoglio, fotografia, scenografia e costumi ai Nastri d’Argento 2023, voto: 3,5. Film sostanzialmente postmoderno, senza arte ne parte, decisamente soporifero e assurdamente sopravvalutato esclusivamente ai Nastri d’Argento.

I pionieri di Luca Scivoletto, drammatico, Italia 2022, voto: 3,5. Film animato da una stupida e superficiale critica sociale, dopo poco diviene intollerabile per la sua incapacità di andare al di là dei più triti luoghi comuni.

In viaggio di Gianfranco Rosi, Italia 2022, disponibile su Rai Play, nomination come miglior documentario ai David di Donatello, voto: 3+. Film che assemblea immagini di repertorio tratte dai viaggi di Bergoglio, è interessante esclusivamente in quanto, del tutto involontariamente, smentisce tutte le presunte interpretazioni volte a considerare un papa gesuita un progressista. Non solo i discorsi sono improntati al più banale senso comune, che si arresta solo alla superficie delle cose, mentre appare evidente come il culto per il papa sia legato alle forme più arcaiche e primitive di religiosità, non a caso molto in voga fra le masse sottoproletarie. Inoltre il solito vezzo postmoderno di eliminare le scritte e la voce narrante, depotenzia e rende poco significativi anche gli aspetti sostanziali che sfiora, come la difesa a spada tratta di membri della chiesa quasi certamente implicati in casi di pedofilia. Altro aspetto significativo sono le masse pronte ad accoglierlo in Brasile e i pochissimi fedeli a Cuba.

Giulia, regia di Ciro De Caro, drammatico, Italia 2022, voto: 3+, nomination miglior film commedia ai Nastri d’argento 2022 e nomination migliore attrice a Rosa Pallasciano anche ai David di Donatello. Solito pessimo film postmoderno italiano, amante sconsiderato del grottesco e del rimestare nel torbido.

Resta con me è una serie televisiva drammatica italiana trasmessa in prima serata su Rai 1, creata dallo scrittore Maurizio De Giovanni, diretta da Monica Vullo, nomination a miglior serie drammatica ai Nastri d’argento, voto; 3. Serie assolutamente insostenibile e fatta davvero male sotto tutti i punti di vista.

ll pataffio di Francesco Lagi, commedia, Italia, Belgio 2022, voto: 3. Indecente ripresa epigonale e volgarizzazione del classico L’armata Brancaleone, non si capisce come un film del genere possa essere presentato in un festival internazionale, per quanto di seconda categoria, come quello di Locarno. Il manierismo non è mai particolarmente interessante, in particolare quando si riduce a fare un film alla maniera di una commedia, tutto sommato di non grande spessore, come il film di Monicelli, che in confronto a questo rifacimento rischia di apparire un capolavoro. Anche il premio ai David di Donatello per la migliore colonna sonora a Stefano Bollani è segno dei tempi e della decadenza dell’attuale cinema italiano, in quanto sembra una debole ripresa della colonna sonora de L’armata Brancaleone.

Marcel! di Jasmine Trinca, con Alba Rohrwacher, drammatico, Italia 2022, nomination miglior regista esordiente ai David di Donatello e ai Nastri d’argento, in cui è candidato anche per i migliori costumi, voto: 3. L’impressione è che sia un pessimo prodotto del malvezzo italiano delle raccomandazioni. Fa davvero paura che un film tanto inconsistente possa portare alla candidatura per la migliore regista esordiente. Il cinema italiano da anni in crisi nera, come l’intero paese, quest’anno sembra aver toccato da tutti i punti di vista il livello più basso dalla fine della Seconda guerra mondiale.

La primavera della mia vita di Zavvo Nicolosi, commedia, Italia 2023, miglior colonna sonora a Antonio Di Martino e Colapesce ai Nastri d’argento, voto: 3. Film del tutto insostenibile, alla maniera di Ciprì e Maresco, insopportabilmente postmoderno e del tutto inutile e futile. Anche dal punto di vista musicale gli autori sono decisamente sopravvalutati.

Amanda di Carolina Cavalli, commedia, Italia 2022, nomination miglior regista esordiente e migliore attrice a Benedetta Porcaroli sia ai Nastri d’argento, sia ai David di Donatello per i quali è stata candidata come migliore attrice non protagonista Giovanna Mezzogiorno, voto: 3-. Film del tutto inconsistente, che dimostra come purtroppo molti giovani registi nel nostro paese non hanno veramente nulla da comunicare. Del tutto sconsiderati i riconoscimenti ricevuti, presumibilmente per un istinto di conservazione corporativa di una categoria che, nella maggioranza dei casi, ha sempre meno di significativo da dire.

Lovely Boy di Francesco Lettieri, drammatico, Italia 2021, su sky now, voto: 3-, nomination miglior attore a Andrea Carpenzano ai Nastri d’argento 2022. Film privo di qualsiasi qualità, una mera perdita di tempo.

I racconti della domenica, La storia di un uomo perbene di Giovanni Virgilio, drammatico, Italia 2022, miglior fotografia a Giovanni Mammolotti a David di Donatello 2023, disponibile su Sky e Now, voto: 3-. Film davvero pessimo, sotto tuti i punti di vista.

L’ombra di Caravaggio di Michele Placido, con Riccardo Scamarcio, Louis Garrel, Isabelle Huppert, Micaela Ramazzotti, drammatico, Italia 2022, nomination miglior montaggio, fotografia, scenografia e casting director ai Nastri d’argento, nomination miglior scenografia costumi e trucco ai David di Donatello, dove vince il premio per l’acconciatura e il David giovani, voto: 2,5. Film da subito insostenibile, scontato e inutilmente caricato e pieno di pregiudizi. Del tutto irrealistico e inverosimile, privo di aspetti sostanziali e nemmeno piacevole, preoccupa che sia stato il più apprezzato dalla giuria giovanile.

Colibrì di Francesca Archibugi, con Pierfrancesco Favino, Bérénice Bejo, Laura Morante, drammatico, Italia 2022, nomination miglior attrice non protagonista a Kasia Smutniak e miglior canzone a Caro amore lontanissimo ai nastri d’Argento 2023 e nomination miglior David giovani, miglior sceneggiatura non originale ad Archibugi, miglior canzone e trucco al David di Donatello 2023, voto: 2,5. Fra i film italiani premiati dell’anno è certamente il più ingiustamente sopravvalutato. Tanto il contenuto che la forma del film sono privi di qualsiasi qualità e decisamente sciatti. La vicenda è del tutto priva di sostanza, di motivi di interesse, non è realistica e tantomeno verosimile. I personaggi sono del tutto atipici e poco credibili. Il film non solo non è in alcun modo godibile dal punto di vista estetico, ma non è nemmeno gradevole. Si tratta di un prodotto del tutto scadente al punto da non essere nemmeno una merce dell’industria culturale, né un film culinario o di evasione. Colibrì è a tal punto insignificante da risultare ben presto noioso e francamente insostenibile.

Diabolik – Ginko all’attacco! di Marco Manetti, Antonio Manetti, con Miriam Leone, Valerio Mastandrea, Monica Bellucci, azione, Italia 2022, nomination miglior casting director, colonna sonora, canzone (“Se mi vuoi”) ai Nastri d’argento, nomination effetti digitali e canzone ai David di Donatello, voto: 2+. Film pessimo da ogni punto di vista. Risulta del tutto inconsistente e sciatto dal punto di vista formale e decisamente fascistoide dal punto di vista del contenuto.

Il materiale emotivo di Sergio Castellitto, con Sergio Castellitto, Bérénice Bejo, Matilda De Angelis, Sandra Milo, commedia, Italia 2022, miglior scenografia a Massimiliano Sturiale e nomination miglior soggetto a Ettore Scola ai Nastri d’argento 2022, voto: 2+. Un film privo di qualunque qualità, assolutamente da evitare, a ulteriore conferma della crisi nera del cinema italiano e, più in generale, europeo.

Belli ciao di Gennaro Nunziante, commedia, Italia 2022, nomination miglior film commedia Nastri d’argento 2022, distribuito da Netflix, voto: 2+. Quanto sia caduta in basso la commedia italiana lo dimostra nel modo più eclatante questo intollerabile film candidato addirittura come miglior film commedia italiana dell’anno.

Querido Fidel di Viviana Calò, commedia, Italia 2021, nomination miglior attore commedia a Gianfelice Imparato ai Nastri d’argento 2022, voto: 2; scherza con i fanti e lascia stare i santi. Una idiotissima ironia “romantica”, che sfrutta nel peggiore dei modi la morte del grandissimo rivo

Fonte Ass. La Città FuturaVia dei Lucani 11, Roma.

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