Antonio Gramsci

Lazio

Identità, Passione, Futuro: La Civitavecchia che vogliamo

Civitavecchia -Sabato 7 marzo, abbiamo partecipato con convinzione alla giornata di confronto, tra partito, amministrazione e Federazione Giovanile organizzata dal Partito Democratico di Civitavecchia. Crediamo fermamente che giornate come queste siano passaggi fondamentali per la crescita del nostro partito: momenti di ascolto e di sintesi necessari per rimettere al centro l’elaborazione politica e la partecipazione democratica. È solo attraverso un confronto aperto, schietto e plurale che possiamo costruire un’alternativa solida, capace di dare forza alla nostra Amministrazione e radicata nel territorio.  

Partito Democratico

Abbiamo presentato ufficialmente un nostro documento programmatico, una visione che non vuole solo “fare presenza”, ma agire come motore propositivo per occuparsi dei sogni, degli spazi e della dignità dei cittadini, soprattutto i più giovani. Il documento, intitolato “Identità, Passione, Futuro: La Civitavecchia che vogliamo”, traccia una strada chiara per una città più giusta, moderna e orgogliosa della propria storia.  

Tra le proposte principali avanzate:

• Riappropriazione del Forte Michelangelo: Chiediamo che il Forte torni ai civitavecchiesi, trasformandosi in un Polo Culturale Permanente dove la storia incontra l’arte, i concerti, il teatro e la formazione professionale. Deve smettere di essere un monumento da guardare da lontano per diventare un diritto di tutti.  

• Rilancio della Memoria: Abbiamo rilanciato con forza la proposta di un murale dedicato a Sandro Pertini, affinché la sua integrità sia d’esempio quotidiano a chi attraversa le nostre strade. Chiediamo inoltre l’istituzione immediata della Commissione Toponomastica per rinominare, tra le altre, Via Ambaradam in Via Teresa Mattei, onorando la più giovane Madre Costituente e cancellando un riferimento coloniale.  

• Tutela del Patrimonio Politico: È necessario il restauro della statua e del parco dedicati a Palmiro Togliatti, sottraendo questi luoghi al degrado e onorando le radici profonde della nostra comunità politica.  

• 80 anni della Repubblica: Proponiamo di istituire giornate dedicate agli 80 anni dal voto alle donne e dalla nascita della Repubblica, coinvolgendo attivamente le scuole per trasmettere ai più giovani i valori democratici.  

“Queste non sono solo ‘proposte dei giovani’, ma pilastri per una Civitavecchia più giusta e moderna”. Siamo pronti a lavorare, a metterci in gioco,e a costruire fianco a fianco, perché crediamo che la nostra città abbia bisogno della nostra energia e di un Partito che sappia guidare la speranza.  

Il documento integrale è da oggi pubblico sul nostro portale al link:https://www.gdcivitavecchia.cv/articolo/identita-passione-futuro-la-civitavecchia-che-vogliamo 

È a disposizione della cittadinanza per alimentare un dibattito costruttivo sul futuro della nostra comunità.

Avanti, insieme!

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Lazio

Roma, Anpi: “Verso il 25 Aprile, 80esimo anniversario dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo”

Il Comitato Provinciale dell’ANPIdi Roma inizia il percorso di eventi e iniziative in vista del prossimo 25 aprile, 80° anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo. Ci apprestiamo a celebrare il giorno in cui si ricorda l’insurrezione vittoriosa delle formazioni partigiane nelle città del nord Italia, che restituì dignità alla nazione dopo 20 anni di dittatura fascista. Il 25 aprile rappresenta la libertà e l’indipendenza nazionale, la riscossa del popolo italiano contro l’oppressione e la tirannia, la conquista della democrazia, della Repubblica, della Costituzione. Forti della nostra storia, che parte dalle antifasciste e dagli antifascisti che hanno vissuto il carcere, il confino, la deportazione, l’esilio, la clandestinità e nel ricordo di Antonio Gramsci, Don Minzoni, Piero Gobetti, Giacomo Matteotti, Carlo e Nello Rosselli, e di quanti persero la vita sotto il fascismo. Nell’esempio delle partigiane e dei partigiani e di quei ragazzi delle forze Alleate che da lontano vennero a morire per la nostra libertà. Con il coraggio e la determinazione di quelle straordinarie donne, prime fra tutte le gappiste romane, che in guerra diventarono l’incubo di nazisti e fascisti e che con le loro audaci azioni di guerriglia dimostrarono come la futura società antifascista avrebbe visto protagonista l’altra metà del cielo fino a quel momento relegata ai suoi margini. Il nostro pensiero nell’80° della Liberazione va anche a Ciro Principessa, Ivo Zini, Walter Rossi, Roberto Scialabba, Valerio Verbano, il giudice Mario Amato e Renato Biagetti, vittime della violenza neofascista.

Con alle spalle e al nostro fianco questa gloriosa storia e la sua memoria, in vista del 25 aprile saremo nelle piazze e nelle strade di Roma e provincia con le nostre bandiere, in ogni momento in cui ci si impegni per la difesa e l’ampliamento dei diritti, per le libertà e per la giustizia sociale.

Il nostro Paese vive un momento storico difficile e complesso, caratterizzato dalla presenza di forze politiche oggi al suo governo che nel loro retroterra culturale non hanno la storia e il cammino antifascista dei partiti che fondarono la Repubblica. La crescita delle disuguaglianze, l’emergere di nuove povertà, l’attacco ai poteri dello Stato e ai principi cardine della Costituzione nonché ai diritti sindacali tra cui quello di sciopero, la propaganda razzista, xenofoba e omofoba che si accompagna ad una persistenza e all’acuirsi della cultura patriarcale nei mezzi di comunicazione e in molti settori della società, l’impostazione repressiva delle politiche sulla sicurezza, i tentativi di revisionismo storico, la politica bellicista che continua a vedere l’invio di armi nei territori di guerra, l’attacco ai diritti del lavoro e la politica migratoria basata sull’ingiustizia e la discriminazione, sono la conferma che oggi più che mai occorre essere vigili e presenti, impegnati e costantemente mobilitati, per la difesa e l’applicazione della Costituzione nata dalla Resistenza e la lotta contro vecchi e nuovi fascismi, contro qualsivoglia involuzione conservatrice o autoritaria della società. Questa situazione si innesta nel momento in cui nel Paese si registra una bassissima partecipazione democratica, di cui il grande astensionismo è il più evidente campanello d’allarme, che rappresenta un rischio per la stessa tenuta democratica della Repubblica. A tal proposito i prossimi referendum sui diritti sociali e civili, che vedono il nostro sostegno, saranno un importante banco di prova.

Saremo inoltre in ogni piazza e in ogni luogo dove le parole dell’articolo 11 della Costituzione siano la bussola per guidare l’azione politica e istituzionale. Quella del ripudio della guerra è una bussola fondamentale nel mondo di oggi, che vive una stagione tragica, dove i governi di alcuni Paesi prediligono una politica di potenza a scapito delle popolazioni e della loro autodeterminazione, calpestando i diritti fondamentali delle persone e delle nazioni, rendendosi colpevoli di crimini ed efferatezze e puntando a costruire un assetto geopolitico che nulla ha a che vedere con le libertà e la giustizia in quanto basato sulla legge del più forte piuttosto che sul rispetto e la cooperazione tra gli Stati, in un contesto generale che vede il progressivo indebolimento degli organismi di garanzia e coordinamento internazionale. Ciò che abbiamo visto a Gaza e in Cisgiordania nei mesi scorsi è quanto di più esecrabile stia accadendo. Il massacro di una popolazione e la volontà di conquista e di appropriazione di quei territori da parte del governo israeliano riteniamo sia inaccettabile così come riteniamo inaccettabile l’uccisione di innocenti cittadini israeliani. Per questo siamo fortemente impegnati nella solidarietà al popolo palestinese e nella fondamentale battaglia per il riconoscimento dello Stato di Palestina, condizione imprescindibile e necessaria per la risoluzione del conflitto mediorientale e per l’affermazione della pace e della giustizia. Due popoli e due Stati, questa la nostra storica posizione, ognuno dei due in pace ed in sicurezza. In altre aree del globo, nei diversi continenti e soprattutto in paesi poveri, prima fra tutti l’Ucraina, continua la guerra. Le armi ancora hanno la meglio sulla diplomazia, migliaia e migliaia di persone continuano a morire. La guerra iniziata nel 2014 in Donbass contro le popolazioni locali che ha visto il mancato rispetto degli accordi di Minsk e successivamente espansa nel 2022 con l’invasione da parte della Federazione Russa del territorio ucraino è ancora in corso, e si svolge alle porte d’Europa. Quella stessa Europa che 80 anni fa vide sconfiggere il nazifascismo e che tentò di costruire solide fondamenta di pace e cooperazione per il futuro. Oggi invece assistiamo ad una politica, anche continentale, che alimenta il fragore delle armi, che non dialoga, che innalza muri invece che costruire ponti. Noi veniamo dalla Resistenza e dall’antifascismo così come veniamo da quel grande movimento dei Partigiani per la Pace che nei primi anni del dopoguerra si mobilitò per il disarmo e contro ogni risoluzione armata dei conflitti. Siamo convinti come lo erano allora i protagonisti della Guerra di Liberazione che solo una politica di Pace e disarmo possa dar vita ad un sistema di sicurezza basato sulla libertà, sull’amicizia tra le nazioni e sull’autodeterminazione dei popoli.

Con questo scenario nazionale ed internazionale ci prepariamo a celebrare l’80° della Liberazione, che
costruiremo su tutto il territorio della provincia di Roma.

Impegniamo le nostre strutture territoriali della città di Roma a lavorare da subito con i municipi di
riferimento per la costruzione di un percorso condiviso e partecipato che abbia come obiettivo la
partecipazione anche dell’Istituzione locale al tradizionale corteo romano della mattina e l’organizzazione di iniziative e celebrazioni nel territorio nel pomeriggio operando per il massimo coinvolgimento delle realtà antifasciste locali e della popolazione. Impegniamo le sezioni dei Comuni della provincia ad intraprendere da subito la mobilitazione per il massimo coinvolgimento della società civile, dei sindacati, delle Associazioni, dei partiti, dei movimenti e ad agire, ove possibile, in concerto con le Istituzioni comunali, al fine di avviare percorsi condivisi e partecipati in ogni territorio e di realizzare iniziative e celebrazioni del 25 aprile ben strutturate e di ampio respiro popolare. Auspichiamo che, come ogni anno, anche in altre zone della città di Roma si costruiscano mobilitazioni antifasciste, così da rendere partecipi le cittadine e i cittadini dal centro alla periferia.

La città di Roma, Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, vedrà ancora una volta una grande manifestazione unitaria e plurale che come ogni anno inizierà rendendo omaggio ai Martiri delle Fosse Ardeatine e poi di fronte al monumento ai valori futuribili della Resistenza di Largo B. Bompiani partirà in corteo per arrivare a Porta San Paolo, luogo simbolo dell’inizio della Guerra di Liberazione dove la popolazione, le organizzazioni antifasciste e le Forze Armate diedero inizio alla riscossa del popolo italiano e riscattarono l’onore della Patria infangato dai fascisti e calpestato dai nazisti.

Riteniamo infine importante che tutte le antifasciste e tutti gli antifascisti, che tutte le organizzazioni
democratiche e che si riconoscono nei valori della Resistenza e della Costituzione siano con noi e con le nostre Associazioni sorelle, insieme alle Istituzioni comunali e municipali, a ricordare i Caduti partigiani e, nel loro nome e col loro esempio, ribadire l’impegno nelle lotte e nelle battaglie di oggi.

Compagne e compagni, amiche ed amici, il 25 aprile Festa della Liberazione ci vedrà ancora tutte unite e tutti uniti, guidati dai medaglieri partigiani, dai vessilli della Guerra di Liberazione, dalle bandiere della Resistenza, per la costruzione di un mondo migliore, basato sulla Pace, sulla Libertà, sulla Giustizia Sociale.

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LazioArte, Cultura e Spettacoli

Gramsci, Barbera (PRC): “Bene la targa commemorativa per Antonio Gramsci , no alla retorica della riconciliazione nazionale” 

“Il ministro Sangiuliano fa bene ad attivarsi per l’apposizione di una targa commemorativa dedicata adAntonio Gramscialla Casa di cura Quisisana a Roma, luogo in cui trovò la morte, dopo una lunga malattia e in regime di libertà condizionata. D’altronde Gramsci, oltre ad essere stato il leader del partito comunista italiano, rappresenta anche uno dei più importanti pensatori del Novecento. Quello che fa invece orrore è il tentativo della destra nostalgica, quella che ha ancora il coraggio di definire Almirante come un padre della Patria, di arruolare anche Gramsci nella loro battaglia politico culturale. L’obiettivo è quello di sostituire le radici antifasciste della nostra Repubblica, per costruire una nuova narrazione mistificatoria e tossica, nella quale, con la scusa della pacificazione nazionale, si tenta di legittimare gli eredi politici del fascismo storico. Una mera e grossolana operazione di revisionismo storico tendente a modificare la memoria collettiva del nostro Paese e a sovvertire i valori su cui si fonda la nostra Repubblica. Ci opponiamo a tale operazione mistificatoria che il presidente della commissione Cultura della Camera dei Deputati ed esponente di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, definisce come costruzione di un immaginario realmente comunitario, da realizzare tramite una sintesi nazionale in ambito culturale. Noi, invece, continuiamo a non dimenticare che Antonio Gramsci fu incarcerato per le sue idee e portato alla morte proprio dal fascismo, il quale segnò le pagine più buie della storia del Paese”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.

Antonio Gramsci

Nato ad Ales (Cagliari) nel 1891 da famiglia piccolo-borghese. Di salute cagionevole fin dall’infanzia, vince una borsa di studio per l’Università di Torino, laureandosi in lettere e filosofia. Nel 1913 aderisce al Partito Socialista del quale diventa, nel ’17, segretario della sezione torinese. Affascinato dal pensiero e dall’opera di Lenin, in Russia, nel 1919 promuove la formazione della corrente Comunista nel Partito Socialista, dalla quale, nel 1921, nasce il Partito Comunista d’Italia. Direttore del quotidianoL’Ordine nuovo, nel ’22 è componente dell’Esecutivo dell’Internazionale Comunista. Si sposa a Mosca; avrà due figli per i quali, dal carcere italiano, scriverà una serie di commoventi favole pubblicate con il titoloL’albero del riccio. Rientrato in Italia, è eletto deputato per il collegio Veneto e segretario generale del Partito Comunista Italiano.
Nel 1926 viene arrestato dalla polizia fascista nonostante l’immunità parlamentare, il re e Mussolini sciolgono la Camera dei deputati, mettendo fuori legge i comunisti. Gramsci e tutti i deputati comunisti sono processati e confinati: Gramsci nell’isola di Ustica e successivamente nel carcere di Civitavecchia e Turi. Non essendo adeguatamente curato è abbandonato al lento spegnimento fra sofferenze. Muore nel 1937, dopo 11 anni di prigione, senza aver mai rivisto i figlioletti. Negli anni della reclusione scrive 33 quaderni di studi filosofici e politici, definiti una delle opere più alte e acute del secolo; pubblicati da Einaudi, nel dopoguerra, sono noti universalmente come iQuaderni dal carcere, tradotti in tutte le lingue più importanti.

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Arte, Cultura e SpettacoliLazio

Antonio Gramsci: Gualtieri, apprezzamento per iniziativa Ministro Sangiuliano. Roma Capitale pronta a sostenere targa

Roma Capitale , 4 gennaio 2024– Esprimo profondo apprezzamento e piena condivisione per l’iniziativa del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che ha chiesto alla casa di cura Quisisana di apporre una targa commemorativa in ricordo diAntonio Gramscinel luogo dove morì il 27 aprile del 1937.

È in discussione in Assemblea Capitolina una mozione a prima firma di Erica Battaglia con lo stesso obiettivo e auspico che anche alla luce di questo ampio consenso abbia un voto unanime.

Il ricordo di uno degli uomini politici e intellettuali tra i più importanti del secolo scorso è necessario per tenere viva la memoria attorno a una figura che, con la sua vita e il suo pensiero ha influenzato in misura profonda la filosofia e la scienza politica contemporanee e ha fornito le basi teoriche e concettuali alla base dell’originalità del comunismo italiano e della funzione democratica e progressista che ha saputo assolvere nella vicenda storica dell’Italia repubblicana – Lo scrive in una nota il Sindaco di Roma,Roberto Gualtieri.

Antonio Gramsci

Breve Biografia di Antonio GRAMSCI-Nato ad Ales (Cagliari) nel 1891 è tra i fondatori del Partito comunista italiano. Fatto arrestare da Mussolini muore nel 1937, dopo 11 anni di prigione.

Nato ad Ales (Cagliari) nel 1891 da famiglia piccolo-borghese. Di salute cagionevole fin dall’infanzia, vince una borsa di studio per l’Università di Torino, laureandosi in lettere e filosofia. Nel 1913 aderisce al Partito socialista del quale diventa, nel ’17, segretario della sezione torinese. Affascinato dal pensiero e dall’opera di Lenin, in Russia, nel 1919 promuove la formazione della corrente comunista nel Partito socialista, dalla quale, nel 1921, nasce il Partito Comunista d’Italia. Direttore del quotidianoL’Ordine nuovo, nel ’22 è componente dell’Esecutivo dell’Internazionale comunista. Si sposa a Mosca; avrà due figli per i quali, dal carcere italiano, scriverà una serie di commoventi favole pubblicate con il titoloL’albero del riccio. Rientrato in Italia, è eletto deputato per il collegio Veneto e segretario generale del Partito Comunista.
Nel 1926 viene arrestato dalla polizia fascista nonostante l’immunità parlamentare, il re e Mussolini sciolgono la Camera dei deputati, mettendo fuori legge i comunisti. Gramsci e tutti i deputati comunisti sono processati e confinati: Gramsci nell’isola di Ustica e successivamente nel carcere di Civitavecchia e Turi. Non essendo adeguatamente curato è abbandonato al lento spegnimento fra sofferenze. Muore nel 1937, dopo 11 anni di prigione, senza aver mai rivisto i figlioletti. Negli anni della reclusione scrive 33 quaderni di studi filosofici e politici, definiti una delle opere più alte e acute del secolo; pubblicati da Einaudi, nel dopoguerra, sono noti universalmente come iQuaderni dal carcere, tradotti in tutte le lingue più importanti.

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