mercoledì, Novembre 25, 2020
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Mazzocca: “Recuperare gli edifici più significativi dello stabilimento Montecatini di Piano d’Orta”

“La Regione Abruzzo – ha dichiarato il Sottosegretario Mario Mazzocca – ha interesse a coltivare e valorizzare la storia del sito, così come è stato già fatto per la documentazione e la letteratura disponibile, a partire dagli edifici più significativi e anche di pregevole caratura, recuperabili come testimonianza di archeologia industriale, e non solo per ricostruire la storia di questo importantissimo sito e mantenerne la memoria evidenziandone il ruolo primario nella storia produttiva del Paese, ma anche per l’interesse a un riuso finalizzato a costruirvi in prospettiva un polo culturale/documentale”.

Lo stabilimento chimico di Piano d’Orta ha uno straordinario valore storico, di archeologia industriale e demo-antropologico di importanza nazionale. E’ stato luogo di produzioni innovative, di applicazioni di ricerca avanzata, di genialità delle maestranze. A cavallo del passaggio tra il XIX e il XX secolo, infatti, l’Italia registrava un fortissimo ritardo nello sviluppo della chimica (allora praticamente inesistente) e la sua economia, basata quasi per intero sull’agricoltura, era arretrata e caratterizzata da bassi rendimenti soprattutto per la carenza di concimi fondamentali: azotati e fosfatici. Mancavano inoltre tutte le materie prime della chimica di base, e questa carenza costituiva un fattore limitante per una vastissima quantità di produzioni e, in definitiva, per l’intero sviluppo economico e sociale. L’importanza storica di questo sito è riportata oramai nei testi di chimica, nella sitografia e nelle enciclopedie (es. Treccani).

Già nel primo decennio di produzione, Piano d’Orta era in stretta relazione e connessione con la nascente grande industria nazionale e l’Italia passava dall’assenza completa nei convegni internazionali di chimica ad essere presente, citata ed apprezzata, anche per i brevetti che esportava.

“La prima fabbrica di concimi basata sul metodo Frank-Caro, nacque proprio in Italia nel 1905 a Piano d’Orta, in Abruzzo. Finalmente era disponibile il primo concime azotato che permetteva l’utilizzo di azoto atmosferico”. (fonte: www.alzchem.com/it/storia). Parliamo della Calciocianammide, concime ancora oggi largamente usato per le straordinarie rese che consente di raggiungere in agricoltura e per le sua compatibilità ambientale. Fu la ricerca condotta in quello stabilimento a ingegnerizzarne la produzione basata sulle risorse disponibili localmente a partire dall’aria, che di azoto ne contiene i 4/5, e dall’energia elettrica prodotta dai fiumi Tirino e successivamente dal Pescara.

Piano d’Orta fu anche uno dei primi siti italiani per la produzione di acido solforico concentrato, a partire all’anidride solforosa ottenuta dall’arrostimento delle piriti (la pirite è il un minerale costituito da solfuro di ferro) al posto del dispendioso zolfo puro. Il metodo era quello a “camere di piombo”, metallo in grado di resistere indefinitamente alle fortissime capacità corrosive dell’acido solforico.

Produzione gemella, avviata nel 1901, era a Milazzo ed entrambi gli stabilimenti, abruzzese e siciliano, erano alimentati dalla materia prima proveniente dalle miniere del grossetano. Si consideri che la Montecatini di Milazzo ha cessato la produzione nel 1959 e gli edifici, classificati oggi come archeologia industriale, sono sottoposti a vincolo congiunto architettonico-archeologico ed etno-antropologico dalla Regione Sicilia con DARS n. 5114 del 21.01.1998.

L’acido solforico concentrato consentì lo sviluppo dell’industria del perfosfato minerale, altro concime-chiave per l’agricoltura, ottenuto dalle rocce fosforitiche che però non sono, tal quale, in grado di nutrire i vegetali. A Piano d’Orta, pertanto, si produceva a grande beneficio dell’agricoltura italiana, il primo concime azotato (la calciocianammide) e il perfosfato, oltre al solfato di rame, anticrittogamico indispensabile per la coltura della vite e per una vasta gamma di impieghi compatibili per l’ambiente al punto che oggi è consentito nelle produzioni agricole con il marchio biologico.

L’importanza di questo stabilimento nella storia nazionale è stata notevole anche in periodo bellico,soprattutto nel primo conflitto mondiale, e non solo per il sostegno all’agricoltura e quindi alla produzione primaria che ha sostenuto la nazione e le truppe in guerra assai più di quanto avvenuto nei paesi avversari, ma anche per l’acido solforico concentrato e i prodotti azotati che costituiscono materia prima per la fabbricazione di esplosivi e polveri da sparo, mentre il sottoprodotto dell’arrostimento delle piriti ferro che veniva conferito alle acciaierie di Bagnoli e in parte a Terni, ove veniva lavorato per produrre acciaio.

Si consideri, infine, che la produzione dello stabilimento abruzzese ha alimentato le industrie dei moderni coloranti e dei detergenti, settori che hanno registrato un’autentica rivoluzione industriale negli anni del boom economico. La storia industriale del sito di Piano d’Orta ne ha determinato interamente anche l’assetto urbanistico attuale: ab origine lo stabilimento era collocato alla confluenza del fiume Orta con il Pescara, in un posto paludoso, piuttosto malsano, privo di insediamenti antropici ad eccezione di qualche casolare distante e isolato dalle colline. Con la crescita della fabbrica si è sviluppato negli anni l’attuale insediamento pianodortese in cui le testimonianze di archeologia industriale dell’insediamento chimico rappresenta, oltre a quanto già detto, un importante fattore identitario, al punto che la piazza attigua nata negli anni ’60 è chiamata “piazza Azoto”.

Si consideri, in aggiunta, che l’archivio della fabbrica, abbandonato in un ambiente tutt’altro che idoneo, è stato recuperato nel 1989 parzialmente degradato , è stato disinfestato e restaurato a cura della Soprintendenza Archivistica per l’Abruzzo. Il fondo è stato dichiarato di notevole interesse storico con provvedimento della stessa Soprintendenza del 15 marzo 1991, n, 48 e restituito al proprietario. (http://siusa/archivi beni culturali.it).

Tale interesse storico, già sancito dal provvedimento della Soprintendenza, non può non essere esteso agli edifici principali e più interessanti, dei quali si ritiene che vada assolutamente evitato l’abbattimento, facendo ricorso a tecniche di carotaggio, di messa in sicurezza e di bonifica adeguate”.

“Ritengo pertanto – conclude Mazzocca – che l’obiettivo della conservazione degli edifici più significativi ed identitari, a logico completamento dell’iniziativa a suo tempo assunta per l’archivio dalla Soprintendenza, sia da assumere come uno degli elementi direttori da porre alla base delle azioni del processo di bonifica in essere e in quelle future (Caratterizzazione e Piano di Bonifica), nella consapevolezza che la prospettiva di acquisizione al pubblico per il riuso dei manufatti storici sia praticabile, non di ostacolo e che incentivi e valorizzi la bonifica stessa”.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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