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“L’infinita beltà della natura/ Ippolito Pindemonte e il Giardino Inglese”, il nuovo libro del giornalista Lucio Biagioni

In una “Dissertazione” presentata nel 1792 all’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova, Ippolito Pindemonte, letterato veronese e futuro traduttore dell’Odissea di Omero, credette di aver scoperto che il giardino irregolare chiamato inglese, allora di gran moda in Europa, non fosse in realtà inglese, ma italiano. Era stato infatti Torquato Tasso, in un paio di stanze de La Gerusalemme Liberata dedicate al giardino della maga Armida, a prefigurare quell’analoga descrizione di giardino naturalistico (ritenuta la principale fonte d’ispirazione dell’architetto William Kent, padre dell’English Garden), che si trova ne “Il Paradiso Perduto di John Milton”. Era, quella di Pindemonte, una scoperta incompiuta, perché il giardino descritto dal Tasso, come emerse dall’animata disputa che ne seguì, non era opera d’invenzione, ma la descrizione di un giardino scomparso e realmente esistito: quello realizzato a Torino nel XVI secolo (con il contributo di Andrea Palladio) dal “grande Duca” Carlo Emanuele I di Savoia.

Si occupa di questo il nuovo libro del giornalista Lucio Biagioni, “L’infinita beltà della natura/ Ippolito Pindemonte e il Giardino Inglese”, che, per iniziativa dell’Università Italiana per Stranieri di Perugia, verrà presentato in anteprima, presso la sede della stessa Università, giovedì 11 ottobre alle ore 17.30 (Sala Goldoni). A parlarne con l’autore e il pubblico saranno il Rettore dell’Ateneo Giovanni Paciullo, il Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università per Stranieri di Perugia Giovanna Zaganelli e lo storico Fabrizio Bracco.

Ricostruendo le singolari vicende della polemica che seguì alla Dissertazione di Pindemonte, nel quadro della grande “querelle des jardins” e del loro significato estetico-politico allora accesa in Europa, “L’infinita beltà della natura” mostra come l’idea del giardino inglese, che innerva le sue prose e poesie campestri, insieme con la critica della vita di città come allontanamento dalla “infinita beltà” e moralità della natura, fu per Ippolito Pindemonte il nucleo forte della sua riflessione. Una riflessione che fa della metafora della natura come giardino il simbolo della libertà contro gli assolutismi, il precorrimento dell’idea del Pianeta come organismo vivente da difendere, aperto al cosmo e ad altri possibili mondi abitati, la base di quel pacifismo fuori dal coro ai suoi tempi, che gli fa rigettare la guerra e la sua colpevole estetizzazione poetica. Ne emerge un Pindemonte inedito, la riscoperta di un pensatore periferico, “inattuale”, la cui sensibilità si rivela tutta moderna e sorprendentemente visionaria.

Lucio Biagioni è autore, fra l’altro, di “Caradà fino di lusso/ Comparazione di Leopardi e Casanova”, presentato nell’edizione 2016 di UmbriaLibri.

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