venerdì, Gennaio 28, 2022
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Un milione in piazza a Londra contro la Brexit, la May trema: e sul web sono 4 milioni

EXIT BREXIT, RECORD DI FIRME PER NUOVO REFERENDUM

Nel cuore di Londra stanno sfilando un milione di cittadini che manifestano contro la Brexit – che sta affondando peraltro nel più grande caos politico istituzionale mai ricordato nella storia europea – di tutti gli orientamenti politici che chiedono un nuovo referendum dopo quello che 3 anni fa consegnò rocambolescamente una risicata maggioranza ai sostenitori dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

La manifestazione nella capitale britannica è stata organizzata da People’s Vote Campaign.                                 Anche la petizione popolare lanciata sul web per chiedere al Parlamento britannico la revoca dell’articolo 50 del trattato istitutivo dell’UE, e quindi lo stop della Brexit, ha raggiunto il record di oltre 4,2 milioni di firme, laddove appena 100 mila sottoscrizioni sono comunque sufficienti a ottenere l’esame parlamentare della petizione da parte della Camera dei Comuni.

Va ricordato che nel caos generato dall’ennesima bocciatura parlamentare dell’accordo sulla Brexit due giorni fa,l’Unione europea ha accordato al Regno Unito un breve rinvio rinvio al 12 aprile, rispetto alla data del 29 marzo originariamente fissata per l’uscita.

Sulla Brexit la May aveva richiesto all’UE un rinvio al 30 giugno ma per Tusk il sì è condizionato all’accordo

Dopo il voto contrario sull’accordo con la UE ricevuto alla Camera dei Comuni alla Premier britannica restano poche strade percorribili, e l’unica approvata dal Parlamento inglese è la richiesta di un breve rinvio della Brexit alla Unione Europea.

A tale riguardo il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha dichiarato “Alla luce delle consultazioni che ho condotto negli ultimi giorni credo che una breve proroga della Brexit sia possibile, ma condizionata a un voto positivo alla Camera dei comuni”.

Poi, in risposta alla lettera della premier britannica che gli annunciava l’intenzione di chiedere un rinvio al 30 giugno e un terzo voto a Westminster dopo il Consiglio Ue del 21-22 marzo Tusk ha aggiunto: “L’estensione del divorzio al 30 giugno non esclude un “no deal” se il Parlamento non ratificherà l’accordo di divorzio Ue”.

Comunque il fatto che i negoziati sulla Brexit non avrebbero portato fortuna al Governo britannico era stato chiaro fin da subito con le dimissioni dell’allora Primo Ministro Cameron. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato un calo così importante per tutta la compagine conservatrice, che ora sembra a corto di leader, pur essendosi fatta promotrice del referendum e quindi “avendo ascoltato e preso atto della volontà popolare”.

Da un lato l’area più radicale del centrodestra vuole spingere il Governo verso una Hard Brexit (ovvero senza una trattativa con l’Unione Europea), mentre la minoranza socialista spinge per effettuare un secondo referendum, in modo da ripassare la palla ai cittadini inglesi.

Quel che è certo è che Theresa May esce da questa vicenda fortemente indebolita, sia all’interno delle istituzioni, sia come leader del suo partito, ma non sembrano esserci alternative alla guida dei Tories.