martedì, luglio 16, 2019
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Ascoli Piceno, violenza sulle donne: quanto e’ difficile denunciare. La storia

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ASCOLI PICENO – La violenza sulle donne, come anche quella sugli uomini, e’ un fatto assolutamente deprecabile e da condannare. Qui non ci schieriamo dalla parte di nessuno, se non dalla parte dei piu’ deboli. Quelli, cioe’, che non riescono, per motivazioni economiche, psicologiche, o per altri fattori, a difendersi. Le segnalazioni che riceviamo sono molteplici. Ma, di recente, una ci ha colpito. Quella di una donna degradata umanamente, come persona, isolata, che subirebbe, da quanto riferito, violenze psicologiche non indifferenti, che di recente sarebbero sfociate anche in minacce di morte. Non possiamo citare il suo nome, ci limitiamo a dire che risiede in provincia. “Da quando mi sono sposata – spiega- qualche anno fa, ho capito subito che qualcosa non andava. Mio marito e’ benestante, io nella vita ho fatto scelte dure e non provengo da una famiglia propriamente ricca. Mi sono pagata la laurea facendo tre lavori, ho cercato sempre di mantenere il mio livello di vita al di sopra di una certa soglia con i miei sforzi, senza chiedere nulla a nessuno. Mio marito lo conoscevo da prima. Sapeva come la pensavo. Eravamo amici. Sapeva che tipo ero. Ma dopo il matrimonio si sono immediatamente verificati grossi problemi”.

“Mi ha sempre umiliata – spiega – per la mia condizione economica. Poi ho scoperto che aveva, diciamo, altre amicizie. Quando facevo domande urlava. Quando cercavo di capire, attaccava. A mano, a mano che passava il tempo, mi ha isolata, facendomi pensare di non valere abbastanza, di non essere una brava persona. Ma io lo sono sempre stata. Non ho mai rubato, ho sempre lavorato, sono sempre andata a testa alta. Lui sapeva che odiavo chi alzava la voce. Ma non faceva altro, ricordandomi tutti i giorni che dovevo ringraziarlo se mi aveva sposata…..una come me. Non sono propriamente una brutta donna…non che questo conti. Credo di essere una persona buona. Quando ho potuto fare qualcosa per gli altri l’ho fatto. La situazione e’ degenerata quando ho scoperto certe mail. Ma anche quello, a suo dire, e’ stata colpa mia. Perche’ la vita con me era brutta. Poi, nella situazione psicologica in cui mi trovavo, ho perso il lavoro. Ma non e’ bastato. Ero sempre piu’ sola. La sua famiglia non mi tollerava perche’, per mascherare i suoi errori, mi faceva passare con tutti per psicolabile. Ed e’ andata sempre peggio. Le mie condizioni psicologiche sono peggiorate. E, in tutto questo, ero sola”.

“Questo – spiega ancora – finche’ un giorno non ha cominciato a dirmi che al suo posto molti uomini mi avrebbero gia’ uccisa. Ma lui non ha fatto nulla, nega tutto, avvalendosi del fatto che in societa’ e’ ben visto. Tuttavia un conto e’ come sei fuori, un conto e’ come sei in casa. A forza di urla mi ha fatto quasi impazzire. In molti hanno sentito, non sono fiera di quello che mi e’ accaduto. Spesso sono uscita di casa, anche solo per poche ore, per sfuggire alla violenza verbale. Mi sentivo scoppiare la testa. In piu’ di una occasione ho pensato che la mia vita non valesse la pena di essere vissuta. Ho cominciato a credere che avesse ragione, che non valevo nulla. Poi mi sono ricordata di quello che ho realizzato nella mia vita col niente. Di recente, visto che la mia esistenza sentimentale ormai e’ a zero, gli ho chiesto telefonicamente spiegazioni, memore delle esperienze passate ed e’ stato il disastro: e’ rientrato in casa per gridare, non mi faceva uscire dalla stanza, ho cercato di liberarmi, ma mi buttava sempre a terra. E non e’ la prima volta. Perche’ non denuncio? Non posso permettermi nulla, ad ora. Non un alloggio, niente di niente. E pur avendo le prove di cose passate, non mi sento di innescare un meccanismo peggiore. Lui nega sempre. Fa una cosa e un minuto dopo non e’ piu’ vero. Lui e’ conosciuto, chi mi crederebbe? Lui sa bene come porre certe cose. E poi, in fondo, gli voglio bene. L’unica cosa che sto cercando di fare e’ trovare lavori su lavori, anche se non e’ facile, per cercare di avere un’indipendenza e agire in altro modo. Lui dice sempre che di me non ha paura. Ma io non voglio fare paura a nessuno. Vorrei solo essere rispettata. Lo merito come essere umano e come donna. In realta’ l’avrei meritato soprattutto come moglie. Ce la faro’, piano piano. Se il Signore mi assiste, mi dara’ modo. La cosa davvero triste e’ la solitudine. Quella che ti lede l’anima. Ma dobbiamo essere noi stessi a darci forza. Sempre”.


Ettore Lembo

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