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Il film della settimana consigliato in TV: “IL SIGNORE DEGLI ANELLI: Il Ritorno del Re” martedì 29 ottobre 2019

Il film della settimana consigliato in TV: “IL SIGNORE DEGLI ANELLI: Il Ritorno del Re” martedì 29 ottobre 2019 alle 21:30 su ITALIA 2 (Canale 66)

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Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re (The Lord of the Rings: The Return of the King) è un film colossal del 2003 diretto da Peter Jackson.

Tratto dall’omonima terza e ultima parte del romanzo di J. R. R. Tolkien Il Signore degli Anelli. Il film, preceduto da Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello del 2001 e Il Signore degli Anelli – Le due torri del2002, conclude la trilogia cinematografica del Signore degli Anelli.

Il film è uscito nelle sale negli Stati Uniti il 17 dicembre 2003, mentre in Italia la pellicola è stata distribuita il 22 gennaio 2004.

Mentre Sauron, l’Oscuro Signore di Mordor lancia le fasi finali della sua conquista della Terra di Mezzo, Gandalf il Bianco e Re Théoden di Rohanradunano le loro forze per aiutare la difesa di Minas Tirith, capitale di Gondor, dall’incombente minaccia, mentre Aragorn, infine, rivendica il trono di Gondor e, con l’aiuto di Legolas e Gimli, convoca l’esercito dei Morti per aiutarlo a sconfiggere Sauron. Intanto, i due hobbit Frodo e Sam, devono sopportare il peso dell’Unico Anello di Sauron e affrontare il tradimento di Gollum, deciso a riprendersi il suo tesoro. Dopo un lungo viaggio, arrivano nella terra diMordor, cercando di distruggere l’Unico Anello nel luogo in cui Sauron l’ha creato: nei fuochi vulcanici del Monte Fato.

La maggior parte delle riprese de Il ritorno del re sono state girate nel 2001 e terminate agli inizi del 2002. La post-produzione del film è durata più di due anni ed è terminata solo nel mese di novembre 2003, un mese prima del debutto nelle sale com’era successo per il secondo film. Come per i capitoli precedenti, la colonna sonora è composta da Howard Shore.

Il film, al momento della sua uscita, è stato acclamato, ricevendo gli elogi della critica ed è così diventato uno dei più grandi successi di critica e incassi di tutti i tempi.[1] Infatti il film è al 20º posto nella classifica dei film con maggiori incassi nella storia del cinema con più di 1,1 miliardi di dollari incassati in tutto il mondo, diventando così il film di maggiore incasso del 2003, il film con più incassi pubblicato dalla New Line Cinema, così come il più grande successo finanziario per Time Warner. Nella classifica mondiale è stato anche al 2º posto, dietro solo a Titanic, fino a quando non è stato superato da Avatar nel2009.

Insieme a Ben-Hur e Titanic, Il ritorno del re è il film premiato con il maggior numero di premi Oscar, undici, inoltre è complessivamente la saga più vittoriosa della storia: diciassette statuette. Inoltre è l’unico film di genere fantasy ad aver vinto l’Oscar al miglior film.

Il film si apre con il passato di Gollum. Il racconto inizia da una battuta di pesca da parte di due piccoli hobbit: Sméagol e Déagol. All’amo di Déagol abbocca un pesce molto grande che trascina l’hobbit in acqua. Il pesce riesce a scappare con l’esca ma lo sventurato pescatore è attratto da un bagliore sul fondo, che si rivela poi essere l’Unico Anello. Quando Déagol torna a riva con l’insolito frutto della sua pesca, Sméagol vede l’Anello e ne desidera fortemente il possesso. Sméagol così glielo chiede come regalo di compleanno, ma Déagol si rifiuta. Nasce così uno scontro che sfocia nella morte di Déagol. Divenuto il Portatore dell’Anello, Sméagol è lentamente consumato e trasformato dal potere oscuro dell’oggetto e rintanatosi a vivere nelle profondità della terra, diviene in seguito Gollum.

Tornando al presente, la storia riprende dopo la fine della seconda parte, Le due torri: Gandalf, Théoden, Aragorn, Gimli, Legolas ed Éomer si recano aIsengard, trovandola distrutta dagli Ent, e incontrano Merry e Pipino, i quali narrano loro il trionfo di Barbalbero su Saruman, che, ormai a corto di poteri, è rinchiuso nella torre di Orthanc. Subito dopo Pipino trova il Palantír sotto l’acqua che ricopre Isengard e lo prende, ma Gandalf glielo toglie di mano mettendolo in guardia sulla sua pericolosità. I guerrieri tornano poi tutti insieme a Edoras per festeggiare la vittoria su Isengard. Ma la curiosità di Pipino non ha limiti e, mentre tutti dormono, cerca di dare un’occhiata nel Palantír, attirando così su di sé il vigile occhio di Sauron. Fermato in extremis riferisce a Gandalf quanto ha visto nella sfera. Così da Rohan Gandalf e Pipino partono per Gondor.

Arrivato a Minas Tirith, Gandalf cerca di convincere il sovrintendente Denethora prepararsi per l’attacco di Sauron, ma questi, sconvolto dalla morte del figlioBoromir (avvenuta alla fine de La Compagnia dell’Anello) ha perso ormai il lume della ragione. Nel frattempo Frodo e Sam, accompagnati da Gollum, continuano il loro pericoloso viaggio e arrivano davanti alle porte di Minas Morgul, dalle quali vedono uscire un grande esercito comandato dal Re stregone di Angmar. Mentre salgono le ripide scale di roccia che portano aCirith Ungol, Gollum fa credere a Frodo, sconvolto dalla fatica e debilitato dall’Anello, che Sam voglia impadronirsi del potente oggetto; il portatore dell’Anello dice quindi a Sam di andarsene.

A Edoras, nel frattempo, Aragorn è riuscito a convincere re Théoden ad accorrere in aiuto di Gondor. È quindi radunato un esercito di 6000 Rohirrim pronti a muovere verso Minas Tirith, troppo pochi per sperare in una vittoria. Per poter rinfoltire i ranghi dell’esiguo esercito Aragorn, accompagnato da Gimli e da Legolas, decide di attraversare i Sentieri dei Morti, infestati da un antico popolo che avrebbe dovuto aiutare Isildur e che, non avendo mantenuto la promessa, potrà trovare pace solo dopo aver aiutato l’erede di Isildur, cioè Aragorn.

Faramir, posto a difesa di Osgiliath, subisce un violento attacco da parte degli Orchi comandati da Gothmog e coadiuvati dai Nazgûl, che lo costringono a ritirarsi assieme ai suoi uomini. Tornato a Minas Tirith, è incolpato da suo padre Denethor della sconfitta e obbligato a un disperato e suicida tentativo di contrattacco. Riesce a salvarsi, ma è gravemente ferito e Denethor, ormai impazzito di dolore, quando vede l’esercito di Sauron in arrivo decide di suicidarsi insieme al figlio e ordina ai servi di preparare un rogo.

Frodo, nel frattempo, entra a Cirith Ungol dove, tradito da Gollum, è assalito e colpito da Shelob, un immenso ragno discendente da Ungoliant. Rientra però in azione Sam, che, accortosi del tradimento di Gollum, torna indietro ad aiutare l’amico, sconfigge Shelob ma è costretto a prendere l’Anello e Pungolo da Frodo, apparentemente morto.

La difesa di Minas Tirith è organizzata da Gandalf, ma la superiorità numerica degli Orchi è schiacciante e il cancello della città è abbattuto dall’immenso ariete Grond, consentendo agli invasori di dilagare all’interno. Gandalf, avvertito da Pipino, raggiunge Faramir sulla sommità della cittadella, nel luogo dove riposano i re di Gondor, per salvarlo dalla pazzia di suo padre Denethor che vuole essere cremato assieme a lui. Lo stregone riesce a salvare Faramir ma, a seguito della colluttazione che ne nasce, Denethor prende fuoco e si getta in preda alle fiamme dalla rupe che sovrasta la città. Intanto gli Orchi avanzano all’interno di Minas Tirith, ma all’alba giungono sul campo i cavalieri di Rohan che, con una carica travolgente, sbaragliano le file del nemico. A questo punto, però, Sauron fa entrare in scena gli enormi olifanti, che creano disordine e scompiglio tra i difensori. L’arrivo di Aragorn, fiancheggiato da Legolas, da Gimli e dall’esercito dei Morti, conclude la battaglia a favore di Gondor e Rohan. Théoden resta, però, gravemente ferito nello scontro con il Re stregone che Éowyn, poco prima della morte dello zio, riesce a uccidere grazie all’aiuto di Merry. Sconfitto l’esercito di Sauron, non resta che marciare verso Mordor. Sauron, tuttavia, può contare ancora su decine di migliaia di Orchi nella battaglia finale. Aragorn e Gandalf, intanto, hanno deciso di marciare verso il Nero Cancello, in modo da attirare su di loro l’attenzione di Sauron, distraendolo così da Frodo, il quale può recarsi all’interno del Monte Fato per distruggere finalmente l’Anello. Aragorn, dunque, a capo dell’esercito di Gondor e di Rohan, si presenta ai cancelli di Mordor per sfidare Sauron. Quando il Nero Cancello si apre è possibile udire l’esercito degli Orchi gridare la poesia dell’Anello nella Lingua Nera.

Frodo, intanto, in realtà ancora vivo dopo l’attacco di Shelob, è catturato dagli Orchi, ma, dopo essere stato salvato da Sam, recupera l’Anello e riprende il viaggio insieme al fedele amico. Arrivati alle pendici del Monte Fato, i due hobbit si scontrano nuovamente con Gollum, e, mentre Sam combatte, Frodo entra nella Voragine del Monte Fato per gettare l’Anello. Arrivato al momento cruciale, cede però alla sua corruzione e lo indossa, rivelando così la sua posizione a Sauron che spedisce immediatamente i Nazgûl contro di lui. Prima di loro arriva però Gollum che, con un morso, strappa il dito con l’Anello a Frodo e, durante la colluttazione che segue, cade nella lava trascinando con sé l’Anello che così è finalmente distrutto: grazie a questo avvenimento Barad-dûr crolla mentre lo spirito di Sauron viene spazzato via e sconfitto definitivamente.

Frodo e Sam, usciti dal vulcano in esplosione, sono portati via in tempo da Mordor dalle Aquile, arrivate in loro soccorso grazie a Gandalf, e raggiungono Minas Tirith, dove si celebrano l’incoronazione di Aragorn come re di Gondor e il suo matrimonio con Arwen, figlia di Elrond. Gli hobbit tornano nella Contea e, pochi anni dopo, Frodo, quale Portatore dell’Anello, decide di partire insieme a Bilbo (diventato nel frattempo lo hobbit più vecchio della storia della Contea), a Gandalf e agli ultimi Elfi rimasti (tra cui Elrond, Celeborn e Galadriel) verso Valinor, chiudendo così la Terza Era della Terra di Mezzo.

Differenze dal libro al film

  • Nel libro non è presente lo scontro fisico, poi sedato da Frodo, tra Sam e Gollum, avvenuto poiché il primo aveva sentito il secondo pianificare un attacco ai danni dei due hobbit per sottrarre loro l’Anello. Nel libro, invece, Sam si accorge solo della doppia personalità di Gollum (Servile e Scurrile).
  • La scena in cui Pipino guarda nel Palantír di Saruman e intravede i piani del nemico sull’attacco a Gondor è differente. Nel libro è descritta nel romanzo Le due torri e non si svolge a Edoras ma sulla via del ritorno da Isengard: mentre i protagonisti e re Théoden sono accampati a dormire Pipino prende la sfera e intravede i cavalieri neri e poi Sauron; quest’ultimo, pensando che Saruman abbia preso l’Anello del Potere dagli hobbit e così facendo lo abbia tradito, invia un Nazgûl a Isengard. In seguito Gandalf si vede obbligato a partire immediatamente per Gondor.
  • Nel film i membri della Compagnia, eccetto Frodo e Sam, si ritrovano tutti ad Edoras dopo gli avvenimenti di Helm, per festeggiare la vittoria e poi da qui ripartire. Non così nel libro, dove Aragorn, Legolas e Gimli incontrano Éowyn a Dunclivo, e di qui partiranno alla volta dei Sentieri dei Morti; Dunclivo che sarà raggiunto solo in un secondo momento da Re Théoden, che poi partirà alla volta di Minas Thirit dopo l’Adunata dei Rohirrim. Gandalf invece è già partito con Pipino, e cavalca alla volta di Gondor, passando brevemente per Edoras.
  • Nel film non è presente il personaggio di Beregond, un Dunedain della Guardia della Cittadella di Minas Tirith che stringe amicizia con Pipino e partecipa al suo fianco nella Battaglia del Morannon. Nella pellicola non è stato inserito nemmeno il figlio di Beregond, Bergil.
  • Nel film è Gandalf a spingere Merry ad accendere i Fuochi di Amon Dîn, non così nel libro, dove sono già accesi prima che i due giungano nella capitale di Gondor.
  • Faramir si trova già ad Osgiliath, a presidiarla, quando viene attaccato dagli orchi. Non così nel libro, dove giunge a Minas Tirith, inseguito dai Nazgûl (e salvato da Gandalf, come del resto nel film) da Ithilien, dove era in missione; solo in un secondo momento andrà ad Osgiliath, dopo la discussione col padre, Denethor.
  • La pazzia di Denethor, elemento importante sia nel libro che nel film, non viene dettagliatamente analizzata in quest’ultimo. Nel libro si scopre che egli ha segretamente usato un Palantír e che attraverso di esso Sauron lo ha indotto allo sconforto e alla follia, mentre nel film lo si può solo intuire dalla sua affermazione “[…] Credi che gli occhi della torre bianca siano ciechi? Io ho visto più di quanto tu sappia […]”.
  • L’idea di Gollum di sbriciolare il pane elfico addosso a Sam e poi gettarlo via per far ricadere la colpa sullo hobbit è presente solo nel film. Nel libro questo non accade e infatti Frodo e Sam entrano insieme nella galleria.
  • Nel libro Aragorn viene informato circa i Sentieri dei Morti da Elladan e Elrohir, figli di Elrond assieme ad una trentina di Raminghi (la Grigia Compagnia), che lo seguono nel viaggio, non da Elrond, come nel film (che gli annuncia la presenza dei Corsari dal Sud, come anticipato da Gandalf ad Edoras; non così nel libro). Nel film, inoltre, sia i figli di Elrond che i Raminghi sono assenti.
  • Nel libro Aragorn possiede già Anduríl (ossia Narsil, la riforgiata spada di Elendil) quando parte da Gran Burrone: non gli viene, quindi, portata appositamente da Elrond come nel film.
  • Nel film Merry è condotto in guerra da Éowyn, che da subito si palesa tale agli occhi dello hobbit; non così nel libro, dove svelerà la sua reale identità solo sui campi del Pelennor.
  • Nel film Aragorn invoca i Morti all’interno della galleria labirintica, nei sotterranei del Dwimoberg; nel libro, invece, la Grigia Compagnia si imbatterà nell’Esercito dei Morti solo una volta superati i sentieri sotterranei, nei pressi del colle diErech; inoltre, nel libro manca il dialogo tra Aragorn e il loro re. Sempre nel film, Aragorn, una volta uscito dalla galleria, vede in lontananza le navi nere corsare, cosa non coerente con la geografia tolkeniana, in quanto i corsari saranno assaliti solo a Pelargir, a numerose leghe di distanza ad est.
  • Nel libro l’esercito di Sauron è composto soprattutto da Uomini del Sud, nel film da orchi.
  • Poco prima dell’assedio di Minas Tirith, al ritorno del corpo morente di Faramir, Denethor, in preda alla disperazione, dalla Cittadella incita l’esercito e il popolo a ritirarsi; Gandalf, lì presente, lo stordisce col bastone, per poi assumere il comando delle forze gondoriane. Quest’intermezzo manca nel libro e lo Stregone Bianco rincontrerà il sovrintendente solo al momento del rogo.
  • La vicenda del ragno gigante Shelob avrebbe dovuto essere inserita nel finale de Le due torri, come riportato nel libro, ma è stata comunque inserita coerentemente nel terzo film. Nel film, Sam si accorge quasi subito, appena dopo il ritrovamento di Frodo, che egli non è morto bensì solo addormentato, a causa della puntura di Shelob, non così nel libro, dove apprende la notizia nelle gallerie sotterranee a Cirith Ungol.
  • Nel libro l’intera Battaglia dei Campi del Pelennor si svolge nella più completa oscurità (la luce del sole tornerà solo al termine della battaglia), causata dall’espansione dei fumi vulcanici di Mordor inviati da Sauron per coprire le sue schiere. I cavalieri di Rohan giungono sul campo di battaglia celati dal buio e caricano di sorpresa gli eserciti nemici. Nel film, al contrario, benché il cielo sia coperto di nubi, gran parte della battaglia si svolge di giorno, con la luce del sole ben visibile; la carica della cavalleria di Rohan risulta, perciò, differente nel suo dispiegarsi, mancando l’effetto sorpresa presente nel libro. Nella trasposizione cinematografica resta pertanto inspiegabile la frase “[…] Avanti! E non temete l’oscurità […]” pronunciata da Théoden all’arrivo sui Campi del Pelennor e mutuata dall’opera di Tolkien, sebbene la spiegazione potrebbe essere ricercata nel concetto di “oscurità” e non nella materializzazione di essa.
  • Nel libro Gandalf ha un confronto con il Re stregone di Angmar dinanzi ai cancelli di Minas Tirith, appena infranti dall’ariete Grond, ma non ha luogo alcuno scontro poiché il Re stregone, udendo le trombe dei Rohirrim, torna sul campo di battaglia. Gandalf tuttavia è certamente più forte del suo nemico (dopo il ritorno nella Terra di Mezzo come Gandalf il Bianco egli stesso afferma di essere divenuto l’essere più potente in essa, uguale in spirito perfino a Sauron, sebbene la sua condizione “terrena” lo renda inferiore a quest’ultimo). Nel film, al contrario, si ha uno scontro più diretto sugli spalti di una delle cinte murarie interne della città, nel quale il Re stregone appare di gran lunga più forte dello Stregone Bianco, tanto da spezzargli il bastone e scaraventarlo giù da cavallo grazie al suo drago, sovrastando lui ePipino, fatto questo non possibile dato che Gandalf è un Maia, un’entità dello stesso rango di Sauron. Anche qui, però, il Signore dei Nazgûl è richiamato indietro dallo squillo delle trombe dei Rohirrim. Per di più, nel libro, nel momento dello scontro con Gandalf, il Re stregone monta un cavallo nero, mentre nel film monta una viverna.
  • Nel film è Pipino, accompagnato da Gandalf, a salvare Faramir dal rogo; non così nel libro, dove ad effettuare il salvataggio è lo Stregone Bianco soltanto. Inoltre, nel libro Denethor si dà fuoco da solo, una volta sfuggitogli il figlio, per poi morire seppellito dal crollo della Casa dei Sovrintendenti, a Rath Dìnen; nel film, invece, nella sua follia Denethor è rispedito sul rogo dallo scalciare di Ombromanto, avendo un attimo di lucidità nel quale si accorge che suo figlio è ancora vivo per poi morire, in fiamme, gettandosi dalle mura della Cittadella.
  • Nel film è l’Armata dei Morti di Erech a cambiare le sorti della Battaglia dei Campi del Pelennor; nel libro, invece, dalle navi dei corsari di Umbar prese da Aragorn scendono, oltre alla Grigia Compagnia, numerosi rinforzi dei Popoli del Sud amici di Gondor reclutati durante il viaggio sul fiume, i quali permettono la vittoria. L’Armata dei Morti nel libro viene lasciata libera di riposare in pace da Aragorn prima di giungere sul campo di battaglia, dopo che lo hanno aiutato a far scappare i corsari e rubare così le loro navi.
  • Nel libro Merry riesce a ferire il Re stregone di Angmar soltanto perché il suo pugnale, trovato nei Tumulilande prima di raggiungere Brea è di fattura numenoreana. Sarebbe impossibile infatti per qualsiasi arma comune ferire lo spettro. Questa particolarità non viene specificata nel film.
  • Nel film Re Théoden, prima di spirare, ha modo di rivedere per l’ultima volta Éowyn; non così nel libro, dove prima Merry e poi Éomer assistono il morente Re sul campo di battaglia.
  • Merry è ritrovato sul campo di battaglia, dopo lunghe ricerche, da Pipino, che promette di proteggerlo; non così nel libro, dove un sofferente Merry scorta la salma del Re del Mark fin dentro Minas Tirith.
  • Nel libro Merry, dopo aver affrontato il Re stregone di Angmar, viene curato da Aragorn nella Casa di Guarigione. Nel film, invece, Merry non va nella Casa di Guarigione e combatte nella Battaglia del Morannon, cosa che nel libro non accade poiché lo hobbit si trova ancora in uno stato di convalescenza.
  • Altra differenza è l’uso che Sam fa dell’Anello. Nel libro, dopo aver creduto Frodo morto e aver preso Pungolo e l’Unico, scopre grazie agli orchi che in realtà il suo padrone non è morto. A questo punto decide di indossare l’Anello per seguirli nella torre. Questo lo rende, seppur per poco tempo, un Portatore a tutti gli effetti, dandogli, quindi, la possibilità di concludere la sua esistenza nelle terre imperiture, scelta che compirà dopo aver rinunciato al suo ottavo mandato come Sindaco della Contea e dopo la morte della moglie Rosie. Nel film Sam prende semplicemente la spada e l’Anello, ma non ne fa mai uso diretto.
  • Nel film Gandalf stesso, dopo la battaglia dei Campi del Pelennor, dubita sulle sorti del Portatore e della Terra di Mezzo; non così Aragorn, che suggerisce di marciare al Nero Cancello per distogliere lo sguardo di Sauron da Frodo e permettergli così di compiere la missione. Nel libro, invece, il suggerimento strategico è dato da Gandalf, il quale non si mostra affatto sfiduciato sulle sorti della Guerra.
  • Nel libro Aragorn non uccide la Bocca di Sauron ma lo spaventa, per poi lasciarlo scappare e tornare dietro il Nero Cancello di Mordor. Nel libro Aragorn non fa nessun discorso di incoraggiamento agli eserciti, e, inoltre, non è presente alcuna scena dove quest’ultimo sta per essere sopraffatto da un troll prima della distruzione dell’Unico Anello.
  • Nel libro l’Anello viene distrutto in modo differente: Gollum, preso da un impeto di felicità estrema, inciampa e cade nella lava. Nel film cade nel baratro durante una colluttazione con Frodo.
  • La differenza più significativa è il taglio di tutta la parte relativa agli hobbit al ritorno nella Contea ed alla Battaglia di Lungacque. Nel libro infatti quando essi tornano trovano una Contea molto diversa, nuovi individui hanno preso il potere privando gli abitanti della libertà. La vicenda, piuttosto articolata, si conclude con la scoperta che il capo di questi “invasori”, un certo Sharkey, altri non è che Saruman. I quattro Hobbit, dopo aver fomentato la folla e smascherato Saruman, decidono di non uccidere lo stregone e di lasciarlo andare via con Grima Vermilinguo. E qui la scena della morte di Saruman è simile a quella vista nel film: Saruman non vuole la pietà di nessuno, si sfoga con Grima che considera suo schiavo, Grima in preda all’odio lo uccide alle spalle e gli hobbit uccidono Grima colpendolo con delle frecce, per fermarlo (nel film invece è Legolas ad uccidere Grima con una freccia). La principale differenza è che nel film la morte di Saruman e Vermilinguo avviene molto prima, dopo la caduta di Isengard.
  • Nel film l’incoronazione di Aragorn avviene nella Cittadella, alla presenza anche degli elfi, e quindi degli stessi Elrond eArwen; non così nel libro, dove avviene ai Cancelli (distrutti) di Minas Tirith.
  • Nel film Celeborn (che qui si lascia intuire essere il terzo portatore degli Anelli elfici, e così non è, essendolo Gandalf stesso, dopo il lascito di Círdan) lascia la Terra di Mezzo insieme a Frodo, Gandalf, Bilbo, Elrond e Galadriel. Nel libro Celeborn salpa per Valinor solo molti anni dopo.

Regia di Peter Jackson

Fonte: WIKIPEDIA

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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