venerdì, Settembre 18, 2020
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Ovidio, L’Arte di Amare: continua il libro I

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OVIDIO – L’ARTE DI AMARE. L’opera si divide in tre libri, i primi due dedicati agli uomini con la conquista della donna (la preda) e la tecnica da impiegare, mentre il terzo alle donne per come proporsi e come comportarsi. Il poema, scritto nel periodo in cui Augusto cercava di mettere un freno ai liberi costumi dei suoi cittadini con le leggi matrimoniali, costò ad Ovidio l’esilio a Tomis sul mar Nero (oggi Costanza). Traduzione e introduzione di Ortensio Celeste RL S.P.A. editore 2017 – Un libro da leggere.

Continua libro I. 505 – 524 Quale abbigliamento per l’uomo.

Non ti deve piacere arricciarti i capelli con il ferro, né sfregati le gambe con la pietra pomice per depilarti. Queste cose lasciale a chi, quando canta alla dea madre Cibele, la invoca con ululati sulle note di ritmi provenienti dalla Frigia.

Al maschio si confà una bellezza un po’ trasandata: Teseo si è portato via la figlia di Minosse, ma mica aveva le forcine in testa a tenergli in ordine i capelli; e Fedra era innamorata di Ippolito, che non aveva certo tanti fronzoli, Adone aveva le attenzioni di una dea anche se era tutt’uno con i boschi. Il tuo obbiettivo sia un aspetto accuratamente ordinato, fatto di un corpo abbronzato al Campo Marzio e una toga della giusta misura e priva di macchie. La linguetta delle calzature non deve sporgere troppo e i ganci devono essere senza ruggine, i piedi non ti navighino da una parte all’altra perché le calzature sono troppo larghe. Non ti sfigurare con un taglio di capelli troppo corto che te li fa star dritti; barba e capelli vanno tagliati da mani esperte, le unghie tenute corte e pulite, e niente peli che escono dalle narici. Niente alito pesante da una bocca puzzolente e bando a quel fetore da caprone che è un vero tormento per il naso. Ogni altro accorgimento lascia che sia prerogativa delle ragazze allegre e di quei mezzi uomini che cercano un maschio.

Andiamo per attinenza d’argomento al libro terzo (consigli per le donne) 433 – 466 Quali uomini evitare.

Evitate i maschi che sfoggiano eleganza e bellezza, che hanno sempre i capelli in perfetto ordine, le parole che rivolgono a voi le hanno già dette a tante altre ragazze (l’amore è girandolone, non prende dimora da nessuna parte). Che potrebbe fare una donna di fronte a un maschio più leccato di lei e con più maschi di lei? Faticherete a credermi ma datemi ugualmente ascolto (Troia esisterebbe ancora se avesse dato ascolto ai tuoi consigli Cassandra): ci sono quelli che vanno all’attacco sbandierando una passione che non provano e che utilizzano questa strada per ottenere in realtà guadagni vergognosi. Non vi fate abbindolare da una testa tutta imbrillantinata di nardo, da uno che si aggiusta per bene tra le pieghe la linguetta delle calzature: non lasciatevi ingannare da una toga di stoffa finissima o da tutti quegli anelli alle dita. Può essere che il più elegante in mezzo a tanti sia un ladro, può darsi che l’amore da cui è preso sia la vostra veste. ”Ridammi quanto è mio” gridano spesso le ragazze dopo che sono state derubate, “Ridammi quanto è mio” è il grido di cui tutto il foro rimbomba. Queste liti tu Venere le guardi indifferente, assieme alle tue Appiadi, dal tempio risplendente di tanto oro. Esistono anche tanti soggetti, notoriamente malfamati, (ah poverette quelle che si sono cascate!), che ronzano intorno a tutte. Imparate dai lamenti delle altre a temere i vostri, non aprite la porta ad uno che vi tradisce. Voi ateniesi , figlie di Cecopre, vedete di non credere ai giuramenti di Teseo, che tanto invocherà gli stessi dei che ha invocato un tempo; e per te, Demofoonte, che sei l’erede della colpa di Teseo, non è rimasto neanche un briciolo di fiducia giacché hai ingannato Fillide. Alle belle promesse che vi rivolgeranno rispondete con altrettante parole di promessa, se vi faranno dei regali regalate anche voi le gioie pattuite. La donna che accetta un regalo e poi rifiuta di concedersi, è capace di spegnere il fuoco eterno di Vesta, di rubare i sacri arredi del tuo tempio, Io, e di somministrare al marito intrugli ricavati a cicuta e aconito tritati.

Ritorniamo al libro I ( consigli per gli uomini). 723 – 738 Bando all’abbronzatura. 

NOTA. 1– i sacerdoti Frigi si autocastravano e venivano chiamati “galli”. 2- Riferimenti mitici all’essere trasandati e alla vita selvaggia: Ippolito e Adone non pensavano alla cura del corpo, erano cacciatori sempre immersi nei boschi, eppure il primo fece innamorare la matrigna Fedra, e il secondo la dea Venere. 3 – Il radersi la barba era abituale solo dopo l’età matura e quando incanutiva, non coltivarla a quell’età era un segno di lutto e di dolore (oltre che proprio delle classi basse e dei filosofi). 4 – Il nardo era il più raffinato e costoso tra i profumi; 5 – Demofoonte ereditò dal padre Teseo la propensione al tradimento; 5 – Spegnere il fuoco eterno del tempio di Vesta significa pregiudicare l’esistenza stessa di Roma.

Luciano Magnalbò

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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