giovedì, Gennaio 27, 2022
Home > Italia > Lockdown e zone rosse, Conte si difende. Ma i fatti non quadrano

Lockdown e zone rosse, Conte si difende. Ma i fatti non quadrano

lockdown

“Dalla pubblicazione degli atti del Comitato tecnico scientifico emerge che il lockdown dell’intera nazione era ingiustificato. Anche se la propaganda filogovernativa prova a salvare la scelta di Conte dicendo che anche Meloni e Salvini chiedevano la chiusura totale, la verità è che Fratelli d’Italia già lo scorso aprile, attraverso il suo Ufficio Studi, presentava in conferenza stampa un dossier dove si chiedeva di circoscrivere il lockdown alle sole zone rosse e di riaprire le scuole.

Il lockdown generalizzato lo abbiamo chiesto di due settimane, dieci giorni prima che il governo lo facesse, quando ancora non si conosceva il nemico contro cui combattevamo e non c’erano i dati, proprio perché il Governo avesse il tempo di isolare i focolai e studiare cosa stava accadendo. Anche allora non siamo stati ascoltati – non c’è da stupirsi visto che Conte, a quanto pare, non ascoltava nemmeno gli esperti – e sappiamo come è andata a finire. Con la stessa serietà, appena sono diventati disponibili dei dati statistici, FDI si è messo ad analizzarli con attenzione, pur non avendo tutto l’arsenale di tecnici del Governo, e abbiamo coraggiosamente detto le cose come stavano, chiedendo ancora una volta a Conte di ascoltarci. Se ci avessero ascoltato quando a fine aprile rendevamo noto il nostro studio, chiedendo di riaprire le attività produttive e le scuole in molte parti d’Italia, avremmo risparmiato agli italiani altre settimane di lockdown e alla nostra economia decine di miliardi di perdite.

Il lockdown è stato fatto tardi e in gran parte d’Italia si è riaperto tardi. Questa è la verità che ognuno può riscontrare andandosi a rivedere la conferenza stampa e il dossier pubblicato. La rete non dimentica, il 29 Aprile scorso, tramite il nostro Ufficio Studi, scrivevamo:

“Una serie di dati che portano ad alcune considerazioni: in primo luogo prevedere forme di tutela dei più anziani e misure precauzionali per gli over 60. A sua volta la diffusione non uniforme sul territorio nazionale porterebbe a considerare non sensato chiudere le attività produttive e bloccare l’intera Nazione, ma piuttosto differenziare le ‘zone rosse’ nelle quali l’epidemia è molto diffusa, da quelle dove il virus è poco presente, con diversi livelli di restrizioni.

Una soluzione maggiormente sostenibile dal punto di vista economico e di sostegno pubblico che non la chiusura generalizzata. Fuori dalle zone rosse, invece, riapertura di tutte le attività produttive e commerciali, senza distinzione, attraverso un protocollo di sicurezza stabilito dallo Stato. Infine, prevedere anche la riapertura delle scuole prima possibile visto che dai dati appare ingiustificato il perdurare della sospensione didattica.” Così Giorgia Meloni ieri sul proprio profilo Facebook.

Da quando la Fondazione Luigi Einaudi ha pubblicato i verbali del Comitato tecnico scientifico posti a base dei Dpcm sul Coronavirus, che il Governo ha deciso di desecretare, è scoppiata una vera e propria bomba.

“Gli avvocati Palumbo, Pruiti Ciarello e Todero – si legge sul sito – esprimono grandissima soddisfazione per il risultato raggiunto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza, in osservanza dei principi di buon andamento della Pubblica Amministrazione previsti dall’art.97 Cost. La trasparenza è un principio imprescindibile delle liberal-democrazie, che impone la pubblicazione di tutti gli atti riguardanti la compressione, più o meno incisiva, di diritti e libertà di rango costituzionale”.

In sostanza, Il lockdown totale sarebbe stata una decisione squisitamente politica, non suggerita dal Comitato tecnico scientifico, che avrebbe preferito misure più graduate.

Ma non è finita. Nel verbale datato 3 marzo il Cts avrebbe chiesto la chiusura totale di Nembro e Alzano Lombardo, zone la cui criticità era nota a tutti. Cosa che non avvenne.

Conte si difende: “Del verbale del 3 marzo sono venuto a conoscenza il giorno 5: non riferisco di quel che ho detto ai pm di Bergamo, ho il vincolo del segreto istruttorio. Alcuni fatti li ho anticipati: il giorno 3 è il verbale, ne vengo a conoscenza il 5 e a margine del Cdm facciamo una valutazione sulla proposta di adottare una cintura rossa per Alzano e Nembro”.

Gli attacchi contro il premier sono durissimi e la Lega ne chiede le dimissioni.

C’è anche da dire che Conte, ad aprile, in un’intervista a Travaglio, avrebbe ammesso di aver letto il documento. E in ogni caso, se fosse vero che ne è venuto a conoscenza due giorni dopo, questo andrebbe a dimostrare una grave negligenza nella valutazione dell’emergenza. Trascorsero altri tre giorni prima che Palazzo Chigi decidesse la chiusura di tutta Italia, senza che la zona rossa a Bergamo divenisse mai realtà. 

Maddalena Oliva, de Il Fatto Quotidiano, Conte avrebbe detto: ” La sera del 3 marzo il Comitato tecnico scientifico propone per la prima volta la possibilità di una nuova zona rossa per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro”. E ancora: “Mi arriva la sera del 5 marzo (l’approfondimento, ndr) e conferma l’opportunità di una cintura rossa”.

Visualizza i verbali:

LM

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net