domenica, Settembre 27, 2020
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Il Covid-19, le nostre vite e l’impossibile cambiamento

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Il virus ci cambierà o in meglio o in peggio. E’ un’asserzione che si è sentita più volte in questi mesi, tanto che lo stesso Papa Francesco, qualche giorno fa, dichiarava che la pandemia è una crisi e “da una crisi non si esce uguali, si esce migliori o si esce peggio. E dovremmo uscirne migliori”.

Un augurio, una speranza, una visione ottimistica basata sulla grande paura che in un primo momento il Covid-19 aveva scatenato. Ma forse anche una conclusione consequenziale alla reazione composta durante il lockdown da parte degli italiani, un popolo solitamente anarcoide e refrattario alle regole. Almeno a livello generale, visto che le eccezioni (soggetti contagiati in quarantena che andavano a zonzo tranquillamente) non mancavano.

Certo, ci si poteva chiedere legittimamente su quali basi sociali, politiche e antropologiche si poteva o si possa sperare in un cambiamento in meglio degli uomini o almeno di alcune ampie fasce della popolazione occidentale e non solo.

Dopo la Prima Guerra Mondiale e la spagnola con il suo lascito di milioni di morti, odio e intolleranza erano risorti pochi anni dopo con il Nazifascismo e lo Stalinismo per poi giungere alla seconda grande carneficina del XX secolo. E anche dopo il 1945 si erano succedute quasi ogni giorno guerre e genocidi compresi come quelli degli anni ’90, per poi arrivare al terrorismo del XXI secolo. Insomma se i fatti del “secolo breve,1914-1991” come lo ha definito lo scrittore Eric Hobsbawm, non avevano insegnato nulla, era difficile sperare in qualcosa di meglio in un mondo composto da generazioni disilluse soltanto al pensiero di cambiarlo.

Nel 1824 Friedrick Heghel semplificando in poche ed efficaci righe il suo sistema/pensiero disse: “Tutto ciò che l’uomo ha imparato dalla storia, è che dalla storia l’uomo non ha imparato niente”.

Qualcuno in Italia se ne era subito accorto quando dopo il rilascio il 10 maggio della cooperante Silvia Romano, sui social si erano scatenati volgarità, insulti di ogni genere e minacce di morte, dovuti alla conversione all’Islam manifestata pubblicamente dalla giovane.

C’è chi, stupito ma non troppo, aveva assunto l’episodio a paradigma dell’impossibile cambiamento degli esseri umani, spesso insensibili e indifferenti; proprio mentre si lottava e moriva sul fronte sanitario e in alcune città come Bergamo, i camion militari trasportavano fuori le bare per mancanza di loculi nei cimiteri locali.

Poi sarebbero, solo per rimanere in campo nazionale, seguiti o “tornati” come sempre omicidi, femminicidi, violenze varie, gravi reati mafiosi, truffe e altro ancora con la massiccia partecipazione del web e la sua dose di cyberbullismo, reati pedopornografici, truffe digitali e altre azioni abbiette.

Insomma il cambiamento morale, spirituale e sociale non c’è stato. Ma d’altra parte, perché e come aspettarsi una “conversione” verso il bene, di elementi (non pochi), che folgorati sulla via di Damasco, avrebbero rinunciato per altruismo o per la legge morale interna, ai propri interessi, alla preminenza, alla vanagloria, al potere, ai facili guadagni, alla loro vita edonistica o peggio, alla sopraffazione del prossimo e a sfogare istinti brutali, crudeli e ineffabili con le armi e i mezzi a loro a disposizione, nessuno lo aveva spiegato…

Lo diceva il saggio Qoelhet nella Bibbia di aver visto sotto il sole che “quando un uomo domina su un altro è per fargli il male”.

Certo, le eccezioni altamente positive non sono mancate e le troviamo tuttora. In moltissimi si sono dedicati agli altri in questi mesi, impiegando tempo, energie e anche soldi con il volontariato, fornendo servizi utili gratuitamente o assistenza materiale o morale, che in questi tempi così delicati anche per la psiche, è tutt’altro che secondario.

Alcuni cambiamenti sociali in effetti si sono realizzati concretamente. Sicuramente in molti abbiamo acquisito una maggiore consapevolezza e prudenza a livello igienico/sanitario nelle gesta quotidiane e nei rapporti interpersonali. Però, sembrerebbe più una reazione per cosi dire “funzionale” alla situazione contingente che una vera scelta deliberata e consapevole, almeno per la maggioranza.

Poi ci sono i cambiamenti a livello lavorativo, scolastico, comunicativo ecc… C’è indubbiamente qualcosa di positivo nell’aver implementato forme di relazioni sociali diverse che potranno rivelarsi molto utili anche in futuro.

Come andranno a finire le cose? Parafrasando Battisti, lo scopriremo solo vivendo…

Nel frattempo, nell’inammissibile e mai eliminata tendenza ad inquinare l’ambiente è emerso che tra i rifiuti abbandonati compaiano sempre più i cosiddetti Dpi ovvero le mascherine, gettate nel verde o lungo marciapiedi e strade. Sono diverse milioni al giorno secondo alcuni studi recenti. Un grave danno ambientale e sanitario oltre che una forma estrema di inciviltà.

Questo sì, purtroppo un fatto inedito, che non avevamo mai visto nella nostra e seppur triste storia recente.

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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