domenica, Settembre 27, 2020
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Amatrice, 4 anni dopo: ricostruzione ferma. “Colpa della burocrazia”

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AMATRICE – Il 24 agosto 2016, un violentissimo terremoto colpisce il centro Italia. Alle 3.36 una scossa di magnitudo 6.0 scuote l’Abruzzo, il Lazio, le Marche e l’Umbria. Il bilancio finale è drammatico: 299 vittime, numerosi feriti e gravissimi danni sul territorio.

Da allora che cosa è accaduto? Praticamente nulla. La ricostruzione non procede e gli amatriciani vivono ancora una volta questa giornata con la morte nel cuore.

“Nella triste ricorrenza – così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una nota ufficiale del Quirinale – del quarto anno dal gravissimo terremoto che provocò nell’Italia Centrale più di trecento vittime e oltre quarantamila sfollati, desidero ancora una volta esprimere ai cittadini di Amatrice, Accumuli, Arquata, Pescara del Tronto e delle altre zone colpite, vicinanza e solidarietà. Il pensiero che si rinnova va, anzitutto, alle vittime e ai loro familiari. E ai tanti che hanno perduto casa o lavoro – e spesso entrambi – in quella notte drammatica. Nonostante tanti sforzi impegnativi, l’opera di ricostruzione dei paesi distrutti – da quel sisma e da quelli che vi hanno fatto seguito in breve tempo- è incompiuta e procede con fatica, tra molte difficoltà anche di natura burocratica. Nello spirito di solidarietà, fondamento della nostra Costituzione, la Repubblica – in tutte le sue istituzioni, territoriali e di settore – deve considerare prioritaria la sorte dei concittadini più sfortunati colpiti da calamità naturali, recuperando, a tutti i livelli, determinazione ed efficienza”.

Il premier Giuseppe Conte si è recato sul posto. E Amatrice si trova ancora in uno stato impietoso. Si attende, appunto. Tutto sommato, dopo 4 anni, si è in grado di stilare un bilancio e non è difficile comprendere come la ricostruzione è sostanzialmente ferma. Convivere con il dolore è già di per sé una tragedia, figurarsi con la mancanza di servizi, di strade e, spesso, perfino di un’abitazione dignitosa.

Il premier ha infatti toccato subito con mano l’amarezza degli amatriciani, che non hanno riempito i posti previsti per la platea.

Una volta entrato nel campo di calcio il premier si è avvicinato ad una delle residenti di Amatrice. “Siamo amareggiati, ci sono solo promesse, solo promesse”, ha protestato la donna parlando con Conte e chiedendo un incontro “vis a vis” con il capo del governo. “Ne parliamo dopo la cerimonia signora, ne parliamo a casa sua”, ha risposto Conte.

“Per la ricostruzione privata – ha puntualizzato il premier – abbiamo fatto molti interventi. Ci sono le premesse per procedere più speditamente e siamo qui per ascoltare e fare meglio. Chi protesta ha perfettamente ragione. C’è il rischio spopolamento; è una corsa contro il tempo, dobbiamo fare presto. Gli ultimi interventi, il dl rilancio di agosto e il decreto semplificazioni, insieme alle ordinanze del nuovo commissario Legnini hanno creato il quadro per accelerare la ricostruzione del centro storico”.

Oggi, quindi, a 4 anni di distanza dalla tragedia, tra celebrazioni e passerelle politiche, tra gru alte e recinzioni arancioni, si può dire finito solo l’8% degli interventi pubblici in quello che fu annunciato come il più grande cantiere d’Europa. I lavori sarebbero in realtà completati soltanto in 17 scuole su 250 e in nessuna caserma, ospedale e sede della polizia municipale.

Gli amatriciani piangono la loro terra, col cuore distrutto dalla consapevolezza che il loro meraviglioso passato non tornerà più. La colpa? E’ sempre della burocrazia, almeno così dicono. Come se fosse un ente a se stante, impossibile a governare.

Lucia Mosca

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