venerdì, Novembre 27, 2020
Home > Italia > Con l’emergenza si va verso la fine dell’informazione pluralista?

Con l’emergenza si va verso la fine dell’informazione pluralista?

coronavirus

Che l’informazione in Italia piano piano si stesse trasformando ponendo grandi limiti alla libera espressione, lo si avvertiva da tempo, tanto che in molti, anche del settore, si pongono domande circa la validità dell’articolo 21 della Costituzione.

Al fine di averne conoscenza, senza dover ricorrere a ricerche o alla memoria, lo riportiamo integralmente.

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.  Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.  La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”

Questo è il principio su cui si fonda la libera espressione , sancito dalla Costituzione Italiana.

E’ da qui che i social hanno avuto quel successo e quella diffusione che tutti conosciamo, e che grazie ad internet hanno potuto espandersi e diffondersi.

Ogni cittadino del mondo poteva esprimere il proprio pensiero liberamente.

Tuttavia dopo un periodo più o meno lungo, proprio dai social, per vari motivi, hanno avuto inizio varie restrizioni. Fermo restando che la disinformazione, la calunnia ed altri reati sono regolamentati dai vari codici, civile, penale ecc. e ciascuno risponde di ciò che pubblica, la diversità e la pluralità dell’informazione e del pensiero, dovrebbero  essere sempre e comunque garantite.

Proprio attraverso social ci si è accorti che in un modo o in un altro, anche in vari stati, più o meno democratici, la libertà di espressione veniva sempre più limitata, specialmente se era contraria al pensiero unico imposto dal governo.

La Cina ne è l’esempio più tangibile, essendo arrivata addirittura alla interdizione di alcuni social nel loro territorio e per i loro connazionali.

Anche l’ Italia non è rimasta immune da queste restrizioni, imposte direttamente o indirettamente, tanto che sono numerose le conferenze contro queste “censure” più o meno occulte.

La Conferenza Stampa tenutasi alla Camera dei Deputati la scorsa settimana e di cui abbiamo diffuso il video originale es il Convegno promosso dall’associazione ART.21 tenutosi a Perugia il 9 ottobre, sono solo le ultime iniziative che evidenziano come il precedentemente enunciato Articolo della Costituzione venga troppo spesso disatteso.

Ma ciò che deve far riflettere è come il Covid-19  abbia dato un pericoloso impulso alla censura che non è solo di Stato.

E’ il caso di alcune piattaforme, che stanno emettendo regolamenti che entrano in netto contrasto con la Costituzione e che vengono arbitrariamente applicati e senza possibilità di ricorso.

Ne rileviamo direttamente uno:

“Norme sulla disinformazione in ambito medico relativamente al COVID-19

La sicurezza di creator, spettatori e partner è la nostra priorità e speriamo che tutte le persone coinvolte ci aiutino a proteggere questa community unica e vivace. È importante che tu comprenda le nostre Norme della community e il loro ruolo nel garantire la sicurezza di YouTube con una responsabilità condivisa. Leggi attentamente le nostre norme qui sotto. Puoi anche consultare questa pagina per un elenco completo delle nostre linee guida. YouTube non tollera contenuti relativi al COVID-19 che comportino un serio rischio di esporre gli utenti a danni gravi.  YouTube non tollera contenuti che diffondano disinformazione in ambito medico, in contraddizione con le informazioni fornite sul COVID-19 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) o dalle autorità sanitarie locali. Queste misure si limitano ai contenuti in contraddizione con le linee guida fornite dall’OMS e dalle autorità sanitarie locali in materia di: Cura, Prevenzione, Diagnosi ,Trasmissione”.

Continua in oltre:  “Nota: le norme di YouTube relative al COVID-19 sono soggette a modifiche in risposta ai cambiamenti nelle linee guida sul virus fornite dalle autorità sanitarie globali o locali. Le presenti norme sono state pubblicate il 20 maggio 2020.”

Tutto giusto, per carità. E, mettendo ovviamente da parte le opinioni negazioniste, c’è anche da dire però che il compito dell’informazione è soprattutto quello di cercare e proporre notizie. Per cui, il rischio, può essere quello di riportare una dato o un fatto (ovviamente fondato e basato su documenti, che potrebbe essere bollato come “fake”. Vediamo cosa aggiunge poi You tube:

“Non pubblicare su YouTube contenuti che includono uno dei seguenti aspetti:

Disinformazione relativa alle cure: contenuti che scoraggiano gli utenti ad avvalersi delle cure mediche promuovendo l’utilizzo di cure o rimedi per guarire dal COVID-19. Contenuti che affermano che il COVID-19 non esista e non abbia conseguenze mortali.  Contenuti che promuovono l’utilizzo di rimedi casalinghi in sostituzione a cure mediche quali consultare un medico o recarsi in ospedale. Contenuti che promuovono il ricorso alla preghiera o a rituali in sostituzione a cure mediche. Contenuti che sostengono sia disponibile un vaccino per il coronavirus o una cura garantita. Contenuti che sostengono che eventuali farmaci attualmente disponibili impediscano di contrarre il coronavirus.

Altri contenuti che dissuadono le persone dal rivolgersi a un medico o dal richiedere un parere medico.  Disinformazione relativa alla prevenzione: contenuti che promuovono metodi di prevenzione in contraddizione con quanto affermato dall’OMS o dalle autorità sanitarie locali. Disinformazione relativa alla diagnosi: contenuti che promuovono metodi diagnostici in contraddizione con quanto affermato dall’OMS o dalle autorità sanitarie locali.                                                             Disinformazione relativa alla trasmissione: contenuti che promuovono informazioni sulla trasmissione in contraddizione con quanto affermato dall’OMS o dalle autorità sanitarie locali.                                    Contenuti che sostengono che il COVID-19 non sia causato da un’infezione virale. Contenuti che sostengono che il COVID-19 non sia contagioso. Contenuti che sostengono che il COVID-19 non si possa trasmettere in determinati climi o aree geografiche.Contenuti che sostengono che determinati gruppi o individui godano di immunità al virus e non possano trasmetterlo.                                                                                                                   

Contenuti che mettono in discussione l’efficacia delle linee guida fornite dall’OMS o dalle autorità sanitarie locali in relazione alle misure di distanziamento fisico o autoisolamento al fine di ridurre la trasmissione del COVID-19. Contenuti educativi, documentaristici, scientifici o artistici.

Bontà loro, consentono alcune eccezioni:

“Potremmo consentire contenuti che violano le norme sulla disinformazione indicate in questa pagina nel caso in cui questi si inseriscano in un contesto che dia un peso uguale o maggiore a opinioni contrapposte da parte delle autorità sanitarie locali (ad es, il CDC) o a teorie che godono del consenso della comunità medica o scientifica. Potremmo altresì fare eccezione se l’obiettivo dei contenuti è condannare o contestare la disinformazione che viola le nostre norme. Tale contesto deve essere incluso nelle immagini o nell’audio del video stesso. Fornirlo nel titolo o nella descrizione non è sufficiente.”

Vediamo invece cosa è assolutamente non consentito:

“Negazione dell’esistenza del COVID-19.Affermazioni che negano che ci siano stati decessi dovuti al COVID-19.                                              Affermazioni che sostengono l’esistenza di un vaccino per il COVID-19. Affermazioni che sostengono che un determinato farmaco o cura possano assicurare la guarigione dal COVID-19.  Affermazioni secondo le quali determinate persone godono dell’immunità dal COVID-19 sulla base dell’etnia o della nazionalità di appartenenza. Affermazioni che promuovono l’assunzione di rimedi casalinghi in sostituzione alle cure mediche per chi presenta i sintomi. Affermazioni che dissuadono dal rivolgersi a un medico quando si presentano i sintomi.                      Contenuti che sostengono che trattenere il respiro possa essere utilizzato come test diagnostico per il COVID-19. Video che sostengono che evitando il cibo asiatico si eviterà anche il contagio da coronavirus. Video che sostengono che accendere dei fuochi d’artificio possa purificare l’aria dal virus.  Affermazioni che sostengono che il COVID-19 sia causato dalle radiazioni prodotte dalle reti 5G.  Video che sostengono che il test per diagnosticare il COVID-19 sia la causa effettiva del virus. Affermazioni secondo le quali i paesi con climi caldi non risentono della diffusione del virus.  Video che sostengono che il distanziamento sociale e l’autoisolamento non abbiano alcun effetto nel ridurre la diffusione del virus.”

Cosa accade se si contravviene? You Tube avverte:

“Cosa succede se i contenuti violano queste norme?

Se i tuoi contenuti violano queste norme, li rimuoveremo e ti invieremo un’email per informarti della nostra decisione. Se è la prima volta che violi le nostre Norme della community, riceverai soltanto un avviso, senza alcuna sanzione al tuo canale. In caso contrario, emetteremo un avvertimento nei confronti del tuo canale. Dopo tre avvertimenti, il tuo canale verrà chiuso. Puoi trovare ulteriori informazioni sul sistema degli avvertimenti qui.”

Alla luce di tutto questo viene naturale chiedersi se l’articolo 21 è ancora in vigore o l’articolo 21 è stato sostituito con un articolo che autorizza un ente privato, magari in collaborazione con un governo,  a sostituirsi ad un regolare tribunale. E’ la fine dell’informazione pluralista? E’ l’inizio di un sistema dove il pensiero deve essere uguale per tutti?

Ettore Lembo

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

2 thoughts on “Con l’emergenza si va verso la fine dell’informazione pluralista?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *