sabato, Luglio 24, 2021
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Facebook Italia: giornalisti bannati senza possibilità di appello

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Ci sono utenti di Facebook costantemente interdetti dalla possibilità di condividere post nei gruppi e altri che condividono di tutto ogni giorno senza problemi, al di là del contenuto, che, pur rispettando gli standard, a volte viene bannato, altre no. Ne avevamo scritto anche in occasione della campagna elettorale che preludeva il voto del 4 marzo 2018: le restrizioni aumentarono e, anche chi con Facebook lavora (testate giornalistiche on line, associazioni e altro) fu costretto a fare i conti con l’impossibilità di operare come di consueto. E’ un problema quindi di contenuto oppure politico? In molti l’hanno pensato. Perché il problema non è solo la gestione della privacy, ma anche la trasparenza dell’algoritmo di Facebook. Ad alcuni venne disabilitato l’account all’improvviso pur non avendo postato nulla di rilevante né di offensivo. Ora sembra che Facebook stia adottando questa politica anche al di là di imminenti scadenze elettorali.

Angelo Perfetti, direttore de ilfaroonline.it, a luglio, ha subito la disabilitazione permanente dell’account Facebook.

A Fiorenza Oggi ha dichiarato: “A giugno è partito il primo blocco degli account, il mio e di due miei collaboratori che si occupavano di social. Uno dei tre fu bloccato in modo “irreversibile”.

A seguito di uno scambio di mail con i responsabili di Facebook per l’Italia, a fine giugno furono riabilitati tutti, anche quello escluso “definitivamente”. Agli inizi di luglio – pur senza aver fatto praticamente nulla con tale account, vista la situazione, sono stati nuovamente bannati, sempre senza spiegazioni che non siano genericamente “attività contrarie alla policy del social”. A nuova mail, mi è stato risposto che non sarebbe stato possibile fare nulla , né è stata addotta uno straccio di motivazione”.

Perfetti ha inoltre ribadito la propria distanza dalle possibili motivazioni rappresentate nella policy di Facebook: razzismo, pornografia, incitamento all’odio, etc.

“Ci troviamo nuovamente – si legge nell’articolo pubblicato su Fiorenza oggi – con delle domande su Facebook, riguardo l’inappellabilità delle sue “sentenze”, sul rapporto tra la stampa e i social media. In particolare ci chiediamo se in uno Stato democratico sia legittimo avere un soggetto privato che arbitrariamente chiude “in modo inappellabile” il profilo di un cittadino, in questo caso addirittura di un giornalista, senza neanche sentirsi nel dovere di dare spiegazioni precise e puntuali”.

Concludiamo aggiungendo che anche la nostra testata subisce spesso i comportamenti arbitrari di Facebook, anche quando si condividono notizie di pubblica utilità, quali quelle relative ai dati sul Coronavirus. Anche in queste occasioni, nessuna motivazione reale, se non quella che “i post violano gli standard della community in materia di spam.

Lucia Mosca

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