sabato, Novembre 27, 2021
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La cucina marchigiana a Roma, ecco i ristoranti portabandiera

La cucina marchigiana

La cucina marchigiana a Roma, ecco i ristoranti portabandiera. Il sindacato Unsic ha compiuto un censimento delle “insegne” regionali nella Capitale

Il ristorante è nato nel 1903. Quarant’anni dopo Mario Fattori, a soli otto anni, ha iniziato a lavorare qui come cameriere, per poi divenire, nel 1980, il proprietario attuale. È la storia della “Cantina Cantarini” in piazza Sallustio a Roma, una delle bandiere della gastronomia marchigiana nella Capitale. Poche insegne ma buone, che tengono alto l’onore della tradizione regionale.

Come “Osti Matti” in via Assisi, non lontano dalla stazione Tuscolana, una trattoria, ma soprattutto un progetto per riscoprire gli antichi sapori delle Marche, dove non mancano mai il ciauscolo, una bottiglia di rosso piceno e le materie prime di piccoli produttori artigianali dei Monti Sibillini.

Ai Parioli c’è “Al Ceppo” (via Panama 2), nato nel 1968, con Caterina e Cristina a fare gli onori di casa e a garantire la continuità della tradizione marchigiana.

Così come da “Checco e Lina” in via Cesare Paoletti, vicino alla breccia di Porta Pia. Qui la cucina marchigiana si fonde con quella romana.

Più tradizionale la “Trattoria Monti” della famiglia Camerucci, in via di San Vito.

In un periodo difficilissimo per il settore, il sindacato datoriale Unsic ha voluto valorizzare l’identità e la storia dei tanti ristoranti che salvaguardano le cucine regionali, effettuando un censimento e offrendo una vetrina gratuita on-line a beneficio degli utenti e degli oltre tremila uffici – soprattutto Caf, Patronati e Caa – dello stesso sindacato sparsi per il territorio.

“La difficile situazione del settore, specie in una città come Roma caratterizzata dal turismo internazionale, ci ha spinto a lanciare l’iniziativa ‘I territori nel piatto’ per valorizzare l’aspetto della cucina regionale dei circa 350 ristoranti censiti – spiega Domenico Mamone, presidente dell’Unsic. “Si tratta di un piccolo strumento di promozione gratuita che potrà essere utile soprattutto nella fase di ripresa. Come ricorda la Fipe, nel 2020 il settore ha perso 38 miliardi complessivi a causa di una chiusura media di 160 giorni, con un saldo negativo tra aperture e chiusure di 9.232 unità. I ristori hanno coperto molto parzialmente gli incassi perduti, più efficace è stato il credito d’imposta del 60 per cento per i canoni di locazione e del 30 per cento per l’affitto ramo di azienda. Ma occorrerà moltiplicare iniziative e sforzi, lavorando soprattutto d’ingegno, per rilanciare tutto il settore turistico”.

Qui il link all’iniziativa con i ristoranti marchigiani: https://unsic.it/news/territori-nel-piatto/

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