giovedì, Marzo 4, 2021
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Governo e soluzione della crisi: guardare avanti

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Governo e soluzione della crisi: guardare avanti

di Giorgio Girelli *

Finora le crisi di governo sono state caratterizzate dai seguenti scenari. I partiti raggiungono determinati accordi e, supportati da una maggioranza parlamentare,  presentano al capo dello Stato le loro proposte, che sostanzialmente vengono da questi ratificate.  Qualora i partiti ed  i rispettivi gruppi parlamentari non riescano ad esprimere una nuova maggioranza, il capo dello Stato, accertata la  impraticabilità  di soluzioni governative,  scioglie le Camere.

Ma ora si è presentata una situazione nuova e più complessa rispetto a precedenti analoghi, meno marcati. Assenza di una maggioranza e impossibilità di fatto di convocare i comizi elettorali. Il presidente Mattarella lo ha spiegato con dettagliata insistenza adducendo esempi concreti su quali guasti può provocare l’impatto delle urne sulla pandemia. Il Portogallo, ad esempio, ha registrato una impressionante escalation di infezioni che la comunità scientifica ha collegato direttamente alla mobilitazione provocata dalla consultazione popolare del 24 gennaio scorso. Sono sopraggiunte poi variabili del virus che “possono portare a un rapido incremento dell’incidenza”, e persiste una curva epidemica che non accenna a diminuire. Occorre dunque seguire una linea di avveduta prudenza.

Ma, nel contempo, permane, nonostante il governo dimissionario, l’urgenza di decisioni tempestive : provvedimenti corposi in campo sanitario ed economico. Come uscirne, visto che la situazione “richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni per adottare i provvedimenti via via necessari e non un governo con attività ridotta al minimo, come è inevitabile in campagna elettorale”? Il sistema, che non può restare bloccato, deve ricorrere alle risorse residue di cui dispone. E questa volta, a parti rovesciate, è il presidente che individua e  chiama una personalità da lui giudicata la più adeguata a formare il governo. Ed è sempre il presidente ad indicarne anche l’agenda operativa: “sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione”; scadenza blocco licenziamenti che “richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi” ;  presentazione  “alla Commissione europea del piano per l’utilizzo dei grandi fondi europei”. Il tutto, in sintesi per “fronteggiare – conclude il presidente Mattarella -le gravi emergenze presenti: sanitaria, sociale, economica, finanziaria”.

Ma il rispetto delle scadenze obbligatoriamente cadenzate e il tempestivo utilizzo delle risorse non sono compatibili con un governo “ad attività ridotta”, quale sarebbe quello a Camere sciolte.   Di qui l’appello a “tutte le forze politiche presenti in Parlamento” perché conferiscano la “fiducia a un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica”.  

Quindi l’investitura di Mario Draghi chesi è accinto al suo compito con pazienza e disponibilità, ascoltando tutti con umiltà. Anche se è dovuto intervenire un attore, Alessandro Gasmann, per osservare su certi interlocutori: “…e loro vogliono valutare le proposte… come se io suggerissi le inquadrature a Stanley Kubrick.” Qualcuno ha rilevato che abbiano l’architetto, ma non conosciamo il suo progetto. Evidentemente non si è prestata attenzione alle parole del capo dello Stato che non ha svolto, questa volta, esortazioni, ma ha fissato quale debba essere la operatività dell’ “architetto”. Altri hanno invocato una maggioranza “politica”:che vuol dire? Maggioranza delimitata? Ma saremmo contro l’indicazione del presidente. Idem per altri, come il prof. Conte, che se n’è uscito sollecitando un governo “politico” perché  “le urgenze del paese richiedono scelte politiche e non possono essere affidate a squadre di tecnici”  (espressione  singolare  se si ricorda come era stata impostata la redazione del progetto next generation); per altri ancora  la partecipazione è condizionata alla esclusione di determinate forze.

Ma se il palazzo va a fuoco occorrerà prima spegnere l’incendio e non indugiare nel bisticcio con il condomino della porta accanto (significativa al riguardo l’adesione senza se e senza ma di Salvini). In ogni caso tutto ciò non ha senso nella nuova, atipica e drammatica situazione che non va letta con gli occhiali consueti del passato portandosi dietro il proprio bagaglio programmatico e culturale. Per adesso tutto ciò va accantonato   e i comportamenti dei partiti non possono riflettere pregresse categorie dialettiche.

Per cui non dovrebbe stupire un governo con all in perché ciascuno non sarebbe portatore delle propria identità ma “costruttore” del programma indicato da presidente della Repubblica. Come è improprio avanzare richieste fuori del recinto operativo da lui indicato, già di per sé molto assorbente come ha rilevato lo stesso Peter Gomez. Non è tempo di temi divisivi e se dovessero emergere in corso d’opera occorrerà, finchè l’emergenza non sarà sanata, usare buon senso ed affidarsi all’equilibrio di Draghi. C’è chi, come Fratelli d’Italia, ha preannunciato voto contrario, o l’astensione. Ma quale rendita elettorale può assicurare una opposizione, peraltro temperata dal preannunciato voto a favore dei provvedimenti più significativi?

Non siamo più alle “lacrime e sangue” del governo Monti (ce lo ha spiegato lui stesso) che potevano procurare consenso dalle fasce più colpite. Oggi è bastato solo il nome di Draghi per far scendere lo spread sotto quota ceto, per far salire la borsa. Oggi siamo in attesa delle ingenti risorse europee. Oggi si preannuncia una vigorosa lotta all’epidemia. Tutti fattori che preludono ad un miglioramento delle condizioni del popolo che presumibilmente sarà tutt’altro che contrariato dalla attività di governo. Il riflesso condizionato di movenze all’interno del quadro politico abituale, la preclusione per questo o per quello, ripeto, nella situazione data,  è camminare con la testa volta all’indietro. Col pericolo di andare  “a sbattere”. E con papa Francesco dobbiamo dire: “bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti noi”. 

 * Coordinatore Centro Studi Sociali “A. De Gasperi”

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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