lunedì, Novembre 29, 2021
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Tolstoj o Dostoevskij ? Il confronto di sempre che conquista i lettori moderni

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Tolstoj o Dostoevskij ? Il confronto di sempre che conquista i lettori moderni. Anno 2021: anniversario della nascita e morte di Dostoevskij

C’è un momento della storia della letteratura mondiale, in cui la scuola russa si solleva decisamente al di sopra delle altre e stabilisce una supremazia abbastanza marcata. I protagonisti di quel periodo aureo sono, solo per citare i più conosciuti, Puskin, Gogol, Turgenev, Cechov. Ma è naturalmente con Lev Tolstoj e Fedor Dostoevskij  che si raggiungono le vette della letteratura, e non solo di quella ottocentesca. Nell’anniversario della nascita e della morte di Dostoevskij, del quale abbiamo già parlato più volte su questo giornale, non poteva mancare il confronto usuale con il suo gemello e controparte letteraria Tolstoj. Sui due sono stati scritti fiumi di attente valutazioni letterarie, religiose e umane. La biografia sui due scrittori (incluso il confronto) è sterminata. Proviamo solo a menzionare alcune delle caratteristiche che li accomunava e altre che li differenziava e spesso non di poco.

I romanzi dei due sono diversi. Si dice che Tolstoj abbia una concezione epica delle letteratura mentre Dostoevskij tragica. Comunque sia, tralasciando le tecniche di scrittura, i personaggi creati dalle menti di Tolstoj e Dostoevskij sono differenti. Quelli di Tolstoj sembrano più che personaggi letterari, degli uomini e donne in carne ed ossa. Basta pensare a Natasha di Guerra e pace, ad Anna Karenina, Levin, Vronskij o Nechijudov di Resurrezione. Il lettore ha l’impressione di ascoltare veramente le voci individuali dei personaggi e quasi di venire a contato con persone reali. La plasticità, la completezza, il particolare dettagliato individuale del personaggio, la vitalità delle figure sono descritte con realismo analitico eccezionale. Ciò è confermato anche dalle trasposizioni cinematografiche di Anna Karenina per esempio, che portano lo spettatore quasi a pensare che la donna sia realmente esistita.

Anche i personaggi di Dostoevskij sono particolari. Si tratta di personaggi per cosi dire carichi di elettricità, quasi degli atomi, impalpabili fisicamente anche se reali. Si caratterizzano non per lo status sociale o per le reazioni con la società stessa, quando per le idee che generano, spesso allucinate e poco ortodosse, se non nefaste in alcuni casi. A differenza dei personaggi-messi-in-vita di Tolstoj, le creature di Dostoevskij sembrano spiriti. Entrambi studiano e sezionano l’anima, la personalità e il carattere dell’uomo stesso. L’introspezione psicologica  – che va oltre il realismo ottocentesco-, viene esercitata minuziosamente sui personaggi nati dalla loro fantasia, anche se spesso legati alla realtà. Tolstoj li studia in rapporto a quello che accade intorno a lui. Va a fondo anche nell’analisi fisiologica e nel subconscio di Anna Karenina, come di Levin, Ivan Il’ic o degli altri. Tolstoj sembra avere una mente geometrica. L’irrazionale non è contemplato se non al di fuori delle normali attività umane e nell’irragionevolezza e insensatezza dell’uomo stesso.

Dostoevskij invece è interessato ai livelli psichici della mente umana, in balia di venti dello spirito che non cessano mai spirare e che vanno e sono al di sopra degli aspetti materiali dell’esistenza. I vari Roskolnikov, Myskin, Ivan Karamazov, sembrano più fantasmi che si rivelano più che altro per le loro idee, i dialoghi o le gesta, che per la descrizione di un demiurgo letterario come avviene per Tolstoj. Entrambi gli scrittori sono nello scrivere autocoscienti. Per Tolstoj si tratta di sensibilità sociale dettata dall’impressione sfavorevole prodotta sulla gente dal comportamento o dall’aspetto personale del soggetto. Sarà questa considerazione negativa della gente a portare Anna Karenina al suicidio. Se le questioni sociali finiscono o vengono risolte l’interesse sembra venire meno.

In Dostoevskij si riconosce la personalità ferita, umiliata dalle altre personalità. I suoi personaggi si auto torturano spesso e soffrono al di là della stima altrui, positiva o negativa che sia. L’analisi di Dostoevskij è religiosa e non finisce mai perche non è sociale, ma spirituale e metafisica. Anche Tolstoj vuole arrivare alla verità come il suo gemello. Crede che con un cambiamento di prospettiva sociale, con più giustizia e uguaglianza, qualcosa si possa fare. In un’occasione si lascia andare alla speranza, come scrive nella (troppa trascurata) postfazione alla Sonata a Kreutzer: “L’ideale di Cristo era questo: l’avvento del Regno dei Cieli sulla terra, un ideale già anticipato dai profeti sull’avvento di un’era in cui tutti gli uomini avrebbero imparato a conoscere Dio, avrebbero rifoggiato le spade in aratri, le lance in falci, il leone avrebbe giaciuto con l’agnello, in cui tutte le creature sarebbero state congiunte dall’amore”. Però lui stesso spinge, non tanto nei romanzi, ma negli scritti pubblicisti, a un recupero “anticipato” dell’uomo da un punto di vista sociale. Le tirate pubbliche antialcoliche, contro la droga e specialmente contro la guerra sono tentativi benintenzionati di risolvere materialmente i mali dell’uomo. Senza parlare dei suoi programmi educativi e pedagogici verso i contadini delle sue terre e dei loro figli, parzialmente riusciti, che comportarono anche cocenti delusioni.

Sarà anche per questo che Tolstoj sarà santificato in epoca sovietica, dove verrà considerato un socialista ante litteram. Dostoevskij invece, pensa che la verità sia legata alle entità spirituali e anche se aderisce a qualche programma politico slavofilo, – per ironia della sorte simile quelli della Terza Internazionale –  prova a descrivere una soluzione trascendentale al male e alla sofferenza nel sogno di Versilov nell’Adoloscente o nel breve ma importantissimo racconto Il sogno di un uomo ridicolo. Questa analisi dettagliata del male insito nell’uomo e la conseguente sofferenza, oggi sono ancora lì, come lo erano duecento anni fa. Anzi il lettore moderno ha letto ma specialmente visto anche più abiezione nell’umanità rispetto a Dostoevskij. Questo determina ancora l’interesse nei tempi attuali, particolarmente in occidente per l’opera di Dostoevskij. La differenza tra queste due visioni rintracciabile nei grandi romanzi e racconti si riflette nell’intera opera dei due scrittori.

In vita i due non si incontrarono mai. E chissà se inconsciamente sentivano di essere “profeticamente” unici e rivali, anche nel variegato ed elevato, affollato panorama letterario e culturale russo della seconda meta dell’Ottocento. “Loro sono alcol, io acqua”, affermava un altro grande scrittore, Cechov, parlando dei suoi due illustri colleghi.

Lo scomunicato Tolstoj potente e temutissimo già in vita, sembrò non apprezzare molto Dostoevskij se non per il suo Memorie di una casa dei morti. A lui però sono attribuite le seguenti affermazioni in merito al suo collega, poco dopo che era morto: “Dostoevskij mi è stato sempre molto caro: forse era l’unico uomo che avrei potuto interrogare su molte cose e che sarebbe stato in grado di rispondere a molte…Egli era un uomo nobile, animato da uno spirito veramente cristiano”.  

Dostoevskij a sua volta, avrebbe addirittura inserito nel delirante dialogo tra Ivan Karamazov e il Diavolo il nome di Lev Tolstoj, all’interno dei Fratelli Karamazov: accanto alle citazioni evangeliche quella del suo gemello letterario a testimonianza dell’interesse e attenzione che nutriva per lui.

E allora, Tolstoj o Dostoevskij? Un eventuale confronto – ormai canonico – come quello dei due letterati che va avanti dagli inizi del ‘900, non può che confermare la grandezza dei due scrittori anche nei nostri tempi, senza che questo affermi necessariamente, la superiorità dell’uno verso l’altro.

Roberto Guidotti

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