giovedì, Dicembre 2, 2021
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Aveva denunciato 3 volte il suo carnefice: Juana Cecilia poteva essere salvata

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Aveva denunciato 3 volte il suo carnefice: Juana Cecilia poteva essere salvata

REGGIO EMILIA – Aveva denunciato per ben tre volte il suo carnefice, ma questo non è bastato per salvarle la vita. Aveva avuto la forza di credere nella giustizia, ma è stata brutalmente uccisa dal suo stalker, soffocata e poi sgozzata in un parco, dopo aver pubblicato sui social le foto di una serata trascorsa con gli amici. Ora sarà l’autopsia a stabilire se la donna, prima di morire, abbia anche subito violenza. L’uomo sarebbe partito da Parma, dove abita, avrebbe raggiunto il locale in taxi e intimato alla donna di andarsene.

Lui è Mirko Genco, 24enne fermato dai Carabinieri reggiani con l’accusa di aver ucciso la 34enne Juana Cecilia Hazana. Era stato denunciato anche da un’altra ex compagna con cui viveva a Parma per comportamenti vessatori nei suoi confronti.

E’ evidente come il sistema giustizia abbia avuto, almeno in questo caso ma anche in molti altri, diverse lacune. E questo delitto, per come si è configurato, non può che essere definito un “omicidio di Stato”.

Genco, secondo quanto emerso, aveva costretto l’altra compagna a tagliare tutti i ponti con l’esterno e a chiudere le relazioni con gli altri.

In seguito alla denuncia lei è stata collocata in una struttura protetta. A quanto risulta, esiste un procedimento a carico di Genco per quest’altra vicenda ma non risultano misure cautelari.

Ed emerge anche un altro dettaglio, biografico, su Genco. Sua madre, Alessia Della Pia, fu uccisa all’età di 39 anni nel dicembre 2015. Del delitto della donna fu accusato l’ex convivente Mohammed Jella, trentenne tunisino. La donna era stata prima picchiata nell’androne di casa a Parma, poi immersa nella vasca da bagno dell’appartamento dove viveva e infine riportata esanime nell’androne. Fu lo stesso Jella, all’epoca, ad avvisare il 118 per poi fuggire subito dopo. Fu arrestato nel 2017 nel Paese d’origine, la Tunisia, dopo una latitanza di un anno e mezzo.

Una comunità intera ancora scossa per l’orrore, l’ennesimo femminicidio, stretta in silenzio nel ricordo di Juana Cecilia Hazana Loayza. Sono state diverse centinaia le persone che a Reggio Emilia ieri pomeriggio hanno preso parte a un sit-in silenzioso voluto dalle organizzazioni ‘Non da sola’, che gestisce il Centro anti-violenza della città, ‘Donne in nero’ e ‘Non una di meno’, per ricordare la 34enne trovata sgozzata ieri in un parco pubblico della città emiliana e per chiedere giustizia. Molti gli amici e i familiari della ragazza, che lascia un bimbo di un anno e mezzo, ma a partecipare sono stati tantissimi cittadini e cittadine. In prima fila il sindaco Luca Vecchi e altri rappresentanti delle istituzioni. Al parco, nel luogo in cui Juana Cecilia è stata uccisa, la dimostrazione d’affetto nei confronti della vittima è tangibile nella miriade di fiori, candele, messaggi lasciati per lei. Lacrime e silenzio hanno accompagnato questo momento di raccoglimento.

“E’ evidente che gli strumenti di diritto a disposizione si sono rivelati inadeguati a prevenire un pericolo che era presente e che poi ha manifestato un epilogo drammatico come questo”, ha detto il sindaco Vecchi. “È un fatto non solo di repressione, ma soprattutto di prevenzione – aggiunge – e di tutela della sicurezza e dignità delle persone, delle donne in particolare, che sono esposte a rischi”. Il Comune continuerà a seguire la vicenda, con particolare attenzione al minore coinvolto, ovvero il bimbo di un anno e mezzo che Juana Cecilia aveva avuto da un’altra relazione.

Il patteggiamento a due anni per il tipo di reati previsti dal Codice rosso prevede che la pena sospesa “possa essere concessa ma subordinata a percorsi di riabilitazione, un gran bel nome, ma è qualche cosa, e qui ne è la palese dimostrazione, che non funziona”. Così all’ANSA Alessandra Bonini, avvocata che difende Mirko Genco.

Il 24enne è in carcere in attesa dell’udienza di convalida che deve essere ancora fissata.

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