sabato, Luglio 2, 2022
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Omicidio Mastropietro: le parole dell’avvocato Verni dopo la sentenza della Cassazione

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Omicidio Pamela Mastropietro: le parole dell’avvocato Marco Valerio Verni, dopo la sentenza della Cassazione

Il 23 febbraio scorso, si è tenuto a Roma, il processo a carico di Innocent Oseghale,il 33enne nigeriano, che il 30 gennaio 2018 avrebbe violentato la 18enne romana Pamela Mastropietro, per poi ucciderla, depezzarla, lavarla con la candeggina e richiuderla all’interno di due trolley.

Dopo ore di attesa, la Corte Suprema ha ritenuto l’imputato responsabile del delitto della ragazza, ma ha annullato la sentenza riguardo la violenza sessuale.

Per questo motivo, ci sarà un processo di appello bis per Oseghale, che ridurrà la pena dell’ergastolo se in caso non gli venisse riconosciuto lo stupro.

A tal proposito, abbiamo intervistato, il legale della famiglia Mastropietro e zio della 18enne, Marco Valerio Verni.

La Corte di Cassazione ha condannato in parte Innocent Oseghale, mettendo in discussione la violenza sessuale nei confronti di Pamela, cosa pensa di questa sentenza?

Innanzitutto, da avvocato, le dico che occorrerà, naturalmente, attendere le motivazioni di questa decisione. Anche da cittadino e da zio, però, sono curioso di leggere cosa altro debba servire per capire che Pamela sia stata anche violentata: una ragazza sola, senza soldi, senza telefono, con una patologia psichiatrica gravissima, è tanto difficile provare che fosse, per tutto questo, e per altro, in uno stato di minorata difesa, anche evidente? Si è condannato per violenza sessuale per una pacca sul sedere, voglio dire, ed in questo caso sembra che quel che ho appena detto oltre poi a come Oseghale abbia ridotto il corpo di Pamela, ivi compresa l’accurata pulizia con la candeggina, non sia stato ritenuto sufficiente. In fin dei conti, ben due corti d’Assise avevano ritenuto sussistente questa aggravante.

Ma, ripeto,attendiamo. Per altro verso, però, mi lasci aggiungere un dato, che è stato sottaciuto, quasi a voler mettere la polvere sotto al tappeto, come siamo ormai abituati in questa come in altre vicende. La sentenza in questione ha anche confermato che Pamela sia stata uccisa da Innocent Oseghale e che da costui, poi, sia stata depezzata chirurgicamente in più di venticinque parti, disarticolata,scuoiata, scarnificata, decapitata, esanguata, asportata di tutti i suoi organi interni, oltre poi ad averla messa in due trolley e lasciata sul ciglio di una strada.

Oseghale che, in Italia, era venuto su un barcone, chiedendo protezione internazionale e che, nelle more della relativa risposta, accolto presso una associazione, si era messo a spacciare, ricevendo pure una condanna. Protezione internazionale che, per la cronaca, non gli è stata accordata, in quanto si era dimostratola falsità di quanto raccontato dal nigeriano in questione.Come contorno, tanti altri nigeriani (e non solo), finiti a vario titolo nelle indagini, tutti spacciatori,a loro volta e, naturalmente, richiedenti asilo.

I giudici hanno annullato la sentenza riguardo lo stupro, ma non dobbiamo dimenticare, chela giovane era particolarmente fragile, quindi come poteva essere consenziente?

Esatto. E’ quel che abbiamo sempre cercato di dimostrare, spesso inascoltati anche da chi sarebbe dovuto stare dalla nostra parte. E ci eravamo riusciti, nonostante tutto. Pamela aveva una patologia psichiatrica grave (disturbo della personalità border-line), tanto è vero che il Giudice Tutelare di Roma le aveva anche assegnato, su richiesta dei genitori, un amministratore di sostegno (la nonna materna): ebbene, un tribunale non decide in tal senso se non vi siano gravi e precisi motivi che, in questo caso, erano, appunto, di salute.

Ora vi attende a Perugia un nuovo processo, l’appello bis, è stata già fissata la data? Secondo lei, quale sarà la decisione dei giudici?

Per la data ci vorrà ancora tempo. Occorrerà aspettare le motivazioni della Cassazione per valutare anche il perimetro entro cui, poi, in appello, bisognerà muoversi. Naturalmente, non posso sapere cosa decideranno i giudici, ma so che noi cercheremo di fare in modo di dimostrare ancora di più la violenza sessuale subita da Pamela.

Sono trascorsi quattro anni da quel drammatico 30 gennaio, lei, che oltre ad essere il legale della famiglia Mastropietro è anche zio di Pamela, spera ancora nella giustizia?

Che la giustizia non sia perfetta non lo scopriamo di sicuro noi, ma occorre certamente continuare a credere in essa. Soprattutto quando, da avvocato, si ha la possibilità di contribuire a ricercarla e ad affermarla.

Elisa Cinquepalmi

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