sabato, Luglio 2, 2022
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La guerra e i quattro cavalieri dell’Apocalisse

La guerra e i quattro cavalieri dell’Apocalisse

“In giornate come queste ultime tv e giornali ci riportano a qualcosa che non avremmo mai neanche immaginato lontanamente in Europa, non avremmo immaginato di sentire così vicino a noi il rombo dei cannoni, case distrutte, le persone che piangono e muoiono”. Lo ha detto ieri la senatrice a vita, Liliana Segre, nel corso del convegno ‘Mai più genocidi, il comandamento morale di Giusti’, promosso dall’associazione Gariwo a Milano in occasione della Giornata dei Giusti. “Io ho pensato ai quattro cavalieri dell’Apocalisse, perché cosa ci manca ancora? La pandemia l’abbiamo avuta, la guerra, l’odio, la morte, la fame”, ha concluso.

Nelle settimane della primavera del 2020, mentre l’epidemia da Covid-19 si estendeva in tutto il mondo, religiosi, storici e scrittori rievocarono la terribile cavalcata descritta nel libro biblico dell’Apocalisse nel capitolo sei. Quando l’Agnello apre il settimo sigillo escono fuori a spron battuto quattro cavalieri su cavalli bianco, rosso, nero e quello pallido. Quest’ultimo è associato alle epidemie che seminano morte, visto che la tomba o gli inferi seguono a distanza ravvicinata. “Fu data loro parte sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, la peste e con le fiere della terra”. (Apocalisse 6,8 Cei)

Peste, fame et bello…libera nos Domini. Nei tempi passati la liturgia religiosa prevedeva che si pregasse per scongiurare la terribile sequenza, il trittico di morte, causato da guerra, carestia e malattie. Gli eserciti uccidevano, saccheggiavano, violentavano. Dopo il loro passaggio le derrate alimentari esaurite, i campi incolti e abbandonati, la carenza di scambi commerciali aggiungevano altra sofferenza e morte. E poi arrivava l’epidemia, su persone già debilitate fisicamente. Forse il “virus” era già in circolo e i soldati erano gli untori consapevoli o meno. Le condizione igieniche peggiorate e il movimento dei contagiati, in frangenti di grande disordine sociale, favorivano il diffondersi della peste, sia quella bubbonica, polmonare o setticemica, infettando e causando ulteriormente malattie e morte. Poi come reazione alla drammaticità delle vicissitudini, di sovente deflagravano pregiudizio, paura, ignoranza e superstizione che davano vita a leggende sugli untori, le streghe gli “avvelenatori di pozzi” connettendo odio e intolleranza e morte a situazione già di per sé tremende.

In questi giorni la cavalcata più evidente – sottolineata dalla Segre- è quella del cavallo rosso con una grande spada che toglie la pace sulla terra e che ha il potere “di far sgozzare a vicenda”. La guerra in Ucraina, una tragedia umana, sociale ed economica, ha fatto ripiombare in pochissimo tempo l’Europa e il mondo occidentale nei peggiori incubi di distruzione e morte vissuti 77 anni fa che si pensavano ormai sepolti per sempre, anche se il conflitto nell’ex Jugoslavia degli anni ’90 non era stato meno cruento e distruttivo.

In un rovescio della concatenazione temporale di uscita dei cavalieri della visione del vegliardo Giovanni, in questo caso è la guerra e la carestia – presente costantemente in molte zone del mondo – a seguire la pandemia. Pandemia che ricordiamo, non ha ancora smesso di mietere sofferenza e morte come mostrano i dati: 6 milioni di decessi fino ad oggi con una media di 7/8mila morti ogni giorno, solo nell’ultima settimana.

Dicevamo, nel corso della storia ci sono stati altri rimandi ai Cavalieri dell’Apocalisse con interpretazioni locali o pertinenti al periodo.

Una delle più interessanti è quello dello scrittore spagnolo, di adozione francese, Blasco Ibanez. Testimone diretto della carneficina della Grande Guerra, profondamente turbato dall’ecatombe di giovani vite e di immani distruzioni scrisse di getto il suo capolavoro letterario “I quattro cavalieri dell’Apocalisse” nel 1915 a Parigi, mentre i tedeschi avanzavano. In seguito il romanzo, sarebbe stato portato sugli schermi con grande successo.

Uno dei protagonisti del romanzo, un russo di nome Thernoff descrive ai suoi due interlocutori tra i quali lo stesso autore implicito, il momento coevo della Guerra Mondiale alla visione di Giovanni.

“E’ la cavalcata furiosa dei quattro cavalieri passava come una immensa folla umana. Mostruosi, orribili e deformi volteggiavano a spirale come una razzia, come una scorta ripugnante… – narra il personaggio -Tutta l’umanità fugge in tutte le direzioni sentendo il galoppo della Peste, della Guerra, della Fame e della Morte… Il quadruplice flagello precipitava travolgeva con impeto travolgente sulle fantastiche cavalcature annientando l’umanità pazza di terrore”.

In effetti dopo la Prima Guerra Mondiale con il suo lascito di 16 milioni di vittime, seguì immediatamente la pandemia chiamata “influenza spagnola” che lascio sul campo altri 20 milioni di morti. Poi il Nazismo, il Fascismo, la seconda Guerra Mondiale, la bomba atomica, le altre guerre, la fame nel modo e tanto altro per arrivare alla fine del XX secolo, riassunto in un bilancio storico da alcuni studiosi, non a caso, come “il secolo di Satana”. Il XXI iniziato convenzionalmente con l’11 settembre 2001, ha visto numerosi conflitti armati. Attualmente si calcola che vi siano decine di guerre in corso. I focolai di crisi praticamente sono ovunque, anche nei luoghi più insospettabili. Una triste situazione che deve pesare come un macigno: la guerra in Ucraina è purtroppo solo la più recente tragedia umana.

Curiosamente tra i teologi e studiosi che propongono esegesi escatologiche del brano di Giovanni, in pochi sottolineano che il primo “cavaliere bianco è uscito con un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora” (Apocalisse 6,2 Cei). Anche la stessa senatrice Segre non sembra averlo menzionato nelle sue dolorose riflessioni. Se il cavaliere sul cavallo bianco, come tradizionalmente interpretato è Cristo che avanza, allora qualche speranza forse esiste, almeno per chi crede. La vittoria sul Male, qualunque esso sia, non è ancora compiuta, però deve arrivare come è promesso implicitamente nella visione. Alla domanda di Liliana Segre “cosa manca?” la risposta che offre lo stesso racconto biblico è questa: la cavalcata finale e vittoriosa del cavallo bianco e del suo cavaliere. Quando accadrà precisamente ancora non si sa. Una cosa sembra evidente: i cavalieri sono tutti al galoppo contemporaneamente. Per i credenti e per altri, la luce o… il bianco si può anche scorgere in fondo al lungo, freddo e oscuro tunnel.

Roberto Guidotti

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