venerdì, Maggio 20, 2022
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Diego Fabbri del 16 aprile alle 16.05 su Rai 5: “Il seduttore”

Il seduttore

Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Diego Fabbri del 16 aprile alle 16.05 su Rai 5: “Il seduttore”

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Per il Grande Teatro in TV di Diego Fabbri in onda oggi sabato 16 aprile alle 16.05 su Rai 5 la commedia scritta nel 1951 “Il seduttore” nella versione andata in onda nel giugno 1971 sulla Rai con la regia di Flaminio Bollini e l’interpretazione di Delia Boccardo, Marina Malfatti e Carlo Giuffrè.

Wilma, Norma e Alina sono tre giovani donne innamorate dello stesso uomo, Eugenio.

Il seduttore è un film del 1954 tratto dalla commedia di Diego Fabbri dek 1951 e diretto da Franco Rossi.

Alberto è un trentenne romano con la fissa del tradimento. La moglie lascia correre le sue scappatelle ma Alberto riesce a complicare la situazione tanto da vedersi costretto a dover fronteggiare contemporaneamente la moglie e le due amanti.

Gian Luigi Rondi ne Il Tempo del 1º ottobre 1954 “La farsa che è diretta da Franca (sic) Rossi con brio spigliato e sicuro, ha sì tutte le allegrie, i lazzi, le piacevolezze di uno scherzo, ma sovente rivela le cadenze della satira di costume, in un clima che sembra quel vitellonismo provinciale messo di moda in cinema l’altr’anno da Federico Fellini. Le ricrea, le ravviva, le sostiene, con una interpretazione che è di certo fra le migliori di Alberto Sordi, finalmente raccolto in un personaggio costruito spesso anche dall’interno, con spontaneità, calore, versatilità e non di rado sapienza. Al suo fianco il terzetto delle sedotte, Lea Padovani, Lia Amanda, Jacqueline Pierreux”

Diego Fabbri (Forlì2 luglio 1911 – Riccione14 agosto 1980) è stato un drammaturgosceneggiatoresaggista e giornalista italiano.

Frequentò l’oratorio di don Giuseppe Prati, conosciuto come don Pippo, che gli trasmise la passione per il teatro. Scrisse le sue prime composizioni, tra il 1931 e il 1935, per il teatro della parrocchia di San Luigi di Forlì.

La sua prima opera, I fiori del dolore (1931), fu dedicata espressamente: «A don Pippo, che per primo mi insegnò come fecondare di dolore le aiuole dei fiori». Nello stesso anno il regime decise la chiusura dei circoli cattolici. La scelta di campo di Fabbri fu netta: non si iscrisse ai Gruppi universitari fascisti (GUF). Nel 1936 si laureò in Economia e commercio all’Università di Bologna affrontando la discussione in camicia bianca, anziché quella nera.[1] Nel 1937 si sposò con Giuliana Facciani (da cui ebbe sette figli), nel 1939 si trasferì a Roma; lavorò nella casa editrice Ave dell’Azione cattolica, nella quale proseguì la sua carriera artistica.