Roma – Giorgio Trabucco e Claudio Lorenzini di Lista Civica Gualtieri “:Condanniamo con assoluta fermezza la comparsa degli striscioni offensivi nei confronti dei partigiani apparsi oggi in Piazza Epiro e Piazza Tarquinia. – dichiaranoGiorgio Trabucco, capogruppo capitolino della Lista Civica Gualtieri Sindaco eClaudio Lorenzini, capogruppo della Lista Civica Gualtieri in VII Municipio –Consideriamo questi episodi non solo gesti vili e provocatori, ma un’offesa grave alla memoria di uomini e donne che hanno sacrificato la propria vita per restituire libertà e dignità al nostro Paese. Non si tratta di semplici provocazioni: è un attacco ai principi fondanti della Repubblica e alla nostra identità democratica.
Giorgio Trabucco (CG)25 Festa della Liberazione dal nazifascismo
I partigiani non appartengono a una parte politica. – proseguono i consiglieri –Rappresentano una storia condivisa, il coraggio di un popolo che ha scelto di ribellarsi alla dittatura e alla barbarie per costruire uno Stato libero, fondato sulla democrazia e sul rispetto dei diritti.
L’Italia è nata dalla Resistenza. La nostra Costituzione, la più bella del mondo e frutto di quella stagione di sacrificio e di speranza, affonda le sue radici nel sangue e nell’impegno di chi ha combattuto per un futuro migliore. Offendere i partigiani significa colpire i valori di libertà, giustizia e dignità umana su cui si basa la nostra convivenza civile.
Ribadiamo che non resteremo in silenzio di fronte a tentativi di riscrivere o svilire la nostra storia. Difendere la memoria non è un esercizio retorico, ma un dovere istituzionale e morale.
La Resistenza non è un capitolo chiuso del passato: è la bussola che continua a orientarci nelle scelte del presente.
Saremo sempre dalla parte dei valori democratici e della Costituzione, senza ambiguità e senza arretrare di un passo”, concludonoTrabucco eLorenzini.
Roma, 24 aprile 2026
La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Ildirettore responsabile della testata giornalistica è Lucia Mosca, con direttore editoriale Franco Leggeri.
ANCONA – Come ogni anno laFederazione diAncona– Marchedell’Anppia,Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, si riunisce per la propria assemblea regionale. Questa è stata infatti convocata per sabato 1 marzo 2025 alle 16,30 presso la sede dell’Anpi Chiaravalle in via XXV Aprile 50 a Chiaravalle. Potranno partecipare iscritti e non. L’ordine del giorno prevede i seguenti punti: relazione del Presidente sulle attività dell’Associazione nel 2024; tesseramento per il 2025; attività per il 2025; varie ed eventuali. Come detto tutti sono invitati a partecipare per conoscere l’attività dell’associazione, attiva dal 1946 inItalia, e nelle Marche, e per potersi iscrivere.
Aderire oggi all’Anppia, ritengono «significa contribuire a rafforzare gli anticorpi contro il risorgere di ideologie di violenza, di intolleranza e di morte e contro le derive populiste, plebiscitarie e razziste, che stanno crescendo in tuttaEuropae nel mondo». Sin dalla sua fondazione, l’Anppia si è caratterizzata per essere un’associazione unitaria, aperta a tutti gliantifascistidi diverso orientamento politico e culturale. Il primo presidente fu Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente. Tra i suoi più prestigiosi dirigenti figurano tra gli altriSandro Pertini, la marchigiana Adele Bei e molti altri. Ancora oggi, l’Anppia si impegna a diffondere e a difendere i valori di democrazia, libertà e giustizia sociale che hanno animato gli antifascisti e che sono fondamento dellaCostituzione. L’Associazione lotta contro ogni iniziativa che si richiami all’ideologia fascista, a livello internazionale, nazionale e locale, attraverso le sue numerose sedi territoriali.
Federazione di Ancona – Marche dell’Anppia
Nel frattempo l’Anppia Marche annuncia che la prima iniziativa per l’ottantesimo anniversario dellaLiberazione dal nazifascismo è già partita a fine 2024, con l’invio ad alcuni sindaci e ai consiglieri comunali dei comuni interessati per installare «Un cartello a ogni ingresso delle città marchigiane decorate al valor militare per la guerra di Liberazione». Si potrebbe dunque avere la possibilità di far posizionare, in corrispondenza di ogni ingresso stradale delle città interessate, un cartello con la scritta, per esempio «Ascoli Piceno, Città Medaglia d’Oro della Resistenza», in modo tale che tutte le persone che arriveranno sapranno o si ricorderanno del ruolo che hanno avuto le città per la Liberazione dal nazifascismo e del prezzo che hanno pagato in sofferenze, perdite e devastazioni. Ad ogni modo le città decorate e coinvolte in questo progetto sono la già citata Ascoli Piceno, città Medaglia d’Oro alla Resistenza;CamerinoeTolentino: città Medaglie d’Argento alla Resistenza;Arcevia,FabrianoeUrbania: città Medaglie di Bronzo alla Resistenza. «Fiduciosi che la nostra proposta sia stata recepita dai soggetti coinvolti – conclude il presidente della federazione Ancona – Marche dell’AnppiaGianluca Quacquarini– auspichiamo che il prossimo 25 Aprile ci siano molte inaugurazioni di questi cartelli».
Federazione di Ancona – Marche dell’Anppia
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Ascoli Piceno-Domenica 29 settembre 2024, in collaborazione con l’ ANPI provinciale di Ascoli, l’organizzazione di volontariato “Note a margine” organizza una passeggiata sul sentiero partigiano che dal colle di Giammatura conduce alle Vene rosse. L’Associazione “Note a Margine” è una neonata organizzazione di volontariato – iscritta al RUNTS – che si prefigge di creare occasioni di socialità e di scambio culturale – con uno sguardo particolare ai libri e alla lettura- per promuovere relazioni sociali, inclusione e coesione sociale. La partenza è fissata alle ore 10,00, in località Giammatura di monte San Giacomo, presso il cippo partigiano. Durante il percorso, accompagnati da una guida ambientale, verranno letti brani e poesie tratti dalla letteratura resistenziale. Durata A/R, comprensiva delle letture, circa due ore. Prenotazioni entro le ore 12,00 di sabato 28 settembre, tramite email:noteamargine.odv@gmail.com, indicando nome, cognome e codice fiscale (per la copertura assicurativa). La partecipazione è gratuita.
L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 135.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani. Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna. Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi: – Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo. – Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. – Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese. – Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.
In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.
Tricolore ANPI
Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti. Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo. Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano. Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”. Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.
Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI. Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.
Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale.
Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.
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Roma- ANPI:”Il 27 gennaio un sano imperativo della Memoria porterà nelle case, nelle scuole, nelle strade volti e storie degli ebrei deportati e sterminati nei campi di concentramento nazisti, dei politici e militari deportati e uccisi anch’essi e di tutti coloro che si opposero fino al sacrificio della vita a questo orrore. L’ANPI sarà presente con le sue iniziative in tutta Italia”. E lancia un appello: il 27 gennaio troviamo un momento per radunarci, laddove presenti, intorno alle Pietre d’inciampo, a quei segni tangibili della memoria dove sono impressi i nomi delle vittime. Ricordiamoli, raccontiamo, leggiamo la loro storia, o anche solo il loro nome e se qualche pietra dovesse essere sporca, puliamola. E facciamo foto o video con i partecipanti. Il materiale unitamente, dove possibile, a qualche riga sulla vicenda del deportato/a, verrà pubblicato sui profili social ANPI. Potrà essere inviato nelle modalità segnalate in calce a questo testo.
Sarà un modo per trovarci tutte e tutti insieme anche a distanza e per mostrare concretamente il volto dell’Italia migliore, quella che Non Dimentica e che è impegnata a vigilare, a denunciare, ad essere attiva culturalmente affinché non accada più.
Il materiale foto e/o video può essere inviato alla mail27gennaio@anpi.itche sarà attiva a partire dal 27 gennaio. È possibile inviare il materiale anche per messaggio privato sulla nostra pagina Facebook e Instagram.
Invitiamo tutti, inoltre, a pubblicare la foto su Facebook oppure su Instagram, come post o storia, taggando le nostre pagine ufficiali.
L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese.
Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.
Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo. – Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. – Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese. – Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.
In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.
Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.
Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.
Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.
Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.
Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.
Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.
Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.
Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale. Nel 2017, a seguito delle dimissioni di Carlo Smuraglia, diviene Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo, prima donna e non partigiana a ricoprire il ruolo. Il suo incarico è caratterizzato da una forte spinta operativa sui diritti umani, sul contrasto ai fascismi che porterà alla grande manifestazione nazionale del 2018 a Roma “Mai più fascismi mai più razzismi” e sulla memoria attiva per la quale grazie alla disponibilità di Gad Lerner e Laura Gnocchi verrà realizzato il Memoriale della Resistenza Italiana (www.noipartigiani.it). Dopo il decesso di Carla Nespolo avvenuto nel 2020 viene eletto Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo il cui impegno è volto alla realizzazione di una grande unità nazionale antifascista per la piena attuazione della Costituzione. Il Congresso di Riccione conferma questa linea e, in particolare, il grande lavoro di affermazione del valore della pace nella tragica contingenza della guerra in Ucraina.
Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.
La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore della testata giornalistica è Lucia Mosca.
“Il dibattito sui fatti diAcca Larenziaha un unico grande potenziale: richiamarci tutti, indistintamente dal proprio colore politico, a non alimentare un clima di odio e tensione le cui conseguenze hanno già lasciato, in passato nella nostra Storia, ferite ancora oggi vivide nella memoria collettiva. Per questo rivolgo di nuovo il mio appello al Presidente della Regione, Rocca, all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, a tutte le forze politiche e agli uffici competenti, affinché possa essere calendarizzata e approvata al più presto la proposta di legge, depositata lo scorso aprile, per inserire espressamente nello Statuto regionale il riferimento alla Resistenza e all’Antifascismo quali valori fondanti della nostra democrazia e della nascita della Repubblica italiana. Facciamo di questo momento un’opportunità per ricompattare gli animi su questi valori imprescindibili portando il dibattito all’interno delle sedi istituzionali e direzionarlo verso un obiettivo comune. Questa è la vittoria della democrazia”.Così la , consigliera regionale Pd del Lazio,Eleonora Mattia, prima firmataria della proposta di legge per l’inserimento dei riferimenti alla Resistenza e all’Antifascismo nello Statuto regionale.
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Roma 09 dicembre 2024—Giovanni Barbera (PRC):”La seconda carica dello Stato ci regala un’altra delle sue perle di saggezza. Questa volta proprio sui saluti romani, visto che Ignazio La Russa, invece di dissociarsi, senza se e senza ma, da quei gesti nostalgici, pone la questione che tale saluto possa essere lecito se esibito durante la commemorazione di camerati morti, quasi a voler giustificare la vergognosa parata neofascista di via Acca Larentia, a Roma. E’ evidente a tutti che la seconda carica dello Stato proprio non ce la fa a prendere le distanze da quel mondo da cui proviene. Il problema è che questo signore, avendo giurato su una Costituzione antifascista e rappresentando la seconda carica di un Repubblica nata dalla Resistenza, avrebbe dovuto condannare a priori qualsiasi manifestazione che potesse anche lontanamente rievocare il fascismo, vecchio e nuovo, e non appigliarsi vergognosamente ad una discutibile e contraddittoria
sentenza della Cassazione del 2018 che già allora era in netto contrasto con la pregressa e consolidata giurisprudenza espressa dalla stessa Corte in materia. E’ anche un problema di sensibilità istituzionale che La Russa purtroppo ha difficoltà a comprendere. Questo tipo di dichiarazioni espresse da chi dovrebbe rappresentare la nostre istituzioni repubblicane assumono un carattere quasi eversivo e non vanno assolutamente sottovalutate, anche perché la destra al governo del Paese si sta apprestando ad assestare una poderosa spallata alla nostra Costituzione con il progetto del premierato e dell’autonomia differenziata. Controriforme che modificheranno la natura della nostra Repubblica in senso contrario a quei valori che animarono i nostri padri costituenti nel gettare le fondamenta della nostra democrazia. Inutile nascondere il fatto che siamo fortemente preoccupati per la deriva che sta assumendo il nostro Paese”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.
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Un discorso preoccupato ma improntato alla speranza, rivolto ai cittadini e non ai politici, con tanti richiami a quanto di più politico ci sia nella vita di tutti i giorni: i valori, la pace, la libertà, l’eguaglianza, la dignità, la democrazia. Sergio Mattarella rivolge il suo nono discorso con rimandi molto concreti, quasi un’agenda politico-istituzionale, ai grandi principi della Costituzione.
La tragedia delle guerre
“La guerra, ogni guerra, genera odio. E l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflitti. La guerra è frutto del rifiuto di riconoscersi tra persone e popoli come uguali. Dotati di pari dignità. Per affermare, invece, con il pretesto del proprio interesse nazionale, un principio di diseguaglianza. E si pretende di asservire, di sfruttare. Si cerca di giustificare questi comportamenti perché sempre avvenuti nella storia. Rifiutando il progresso della civiltà umana. Il rischio, concreto è di abituarsi a questo orrore”.
La cultura della pace
“È indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pace”. “Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità”. “Sappiamo che, per porre fine alle guerre in corso, non basta invocare la pace. Occorre che venga perseguita dalla volontà dei governi. Anzitutto, di quelli che hanno scatenato i conflitti. Ma impegnarsi per la pace significa considerare queste guerre una eccezione da rimuovere; e non la regola del prossimo futuro”. “Dipende, anche, da ciascuno di noi”.
La lotta alla violenza contro le donne
“La violenza. Penso a quella più odiosa sulle donne. Vorrei rivolgermi ai più giovani. Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità”.
Basta con il linguaggio d’odio
“Penso alla pessima tendenza di identificare avversari o addirittura nemici. Verso i quali praticare forme di aggressività. Anche attraverso le accuse più gravi e infondate. Spesso, travolgendo il confine che separa il vero dal falso. Queste modalità aggravano la difficoltà di occuparsi efficacemente dei problemi e delle emergenze che, cittadini e famiglie, devono affrontare, giorno per giorno”.
Il problema del lavoro
“Il lavoro che manca. Pur in presenza di un significativo aumento dell’occupazione. Quello sottopagato. Quello, sovente, non in linea con le proprie aspettative e con gli studi seguiti. Il lavoro, a condizioni inique, e di scarsa sicurezza. Con tante, inammissibili, vittime”. “Le immani, differenze di retribuzione tra pochi super privilegiati e tanti che vivono nel disagio”.
Il problema della sanità pubblica
“Le difficoltà che si incontrano nel diritto alle cure sanitarie per tutti. Con liste d’attesa per visite ed esami, in tempi inaccettabilmente lunghi”.
I giovani disorientati
“Rispetto allo scenario in cui ci muoviamo, i giovani si sentono fuori posto. Disorientati, se non estranei a un mondo che non possono comprendere; e di cui non condividono andamento e comportamenti. Un disorientamento che nasce dal vedere un mondo che disconosce le loro attese. Debole nel contrastare una crisi ambientale sempre più minacciosa. Incapace di unirsi nel nome di uno sviluppo globale”. “In una società così dinamica, come quella di oggi, vi è ancor più bisogno dei giovani. Delle speranze che coltivano. Della loro capacità di cogliere il nuovo. Dipende da tutti noi far prevalere, sui motivi di allarme, le opportunità di progresso scientifico, di conoscenza, di dimensione umana”.
Il diritto dei giovani a studiare
“Affermare i diritti significa prestare attenzione alle esigenze degli studenti, che vanno aiutati a realizzarsi. Il cui diritto allo studio incontra, nei fatti, ostacoli. A cominciare dai costi di alloggio nelle grandi città universitarie; improponibili per la maggior parte delle famiglie”.
Il diritto degli anziani a essere rispettati
“Affermare i diritti significa ascoltare gli anziani. Preoccupati di pesare sulle loro famiglie; mentre il sistema assistenziale fatica a dar loro aiuto. Si ha sempre bisogno della saggezza e dell’esperienza. E di manifestare rispetto e riconoscenza per le generazioni precedenti. Che, con il lavoro e l’impegno, hanno contribuito alla crescita dell’Italia”.
Opportunità e rischi dell’Intelligenza artificiale
“Ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio. Dobbiamo fare in modo che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona – e nella sua dignità – il pilastro irrinunciabile”.
Più partecipazione, meno social
“Viviamo un passaggio epocale. Possiamo dare tutti qualcosa alla nostra Italia. Qualcosa di importante. Con i nostri valori. Con la solidarietà di cui siamo capaci. Con la partecipazione attiva alla vita civile. A partire dall’esercizio del diritto di voto. Per definire la strada da percorrere, è il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social”.
Libertà è futuro
“La democrazia è fatta di esercizio di libertà. Libertà che, quanti esercitano pubbliche funzioni a tutti i livelli, sono chiamati a garantire”. “Prima che un dovere, partecipare alla vita e alle scelte della comunità è un diritto di libertà. Anche un diritto al futuro. Alla costruzione del futuro. Partecipare significa farsi carico della propria comunità. Ciascuno per la sua parte”.
L’unità non si impone con il potere
“La forza della Repubblica è la sua unità. L’unità non come risultato di un potere che si impone”. “L’unità della Repubblica è un modo di essere. Di intendere la comunità nazionale. Uno stato d’animo; un atteggiamento che accomuna; perché si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace. I valori che la Costituzione pone a base della nostra convivenza. E che appartengono all’identità stessa dell’Italia”. “Uniti siamo forti”.
Landini: “Un grandissimo discorso”
“Un grandissimo discorso. Ci ha indicato con coraggio e con passione la ‘via maestra’ da seguire: la Costituzione e la sua piena attuazione. Grazie Presidente, costruttore di Pace”. Con queste parole il segretario generale della Cgil,Maurizio Landini, ha commentato il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
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