Pace

La voce di tutti

Iran, il Papa Leone XIV: la tregua segno di viva speranza, solo con il dialogo può finire la guerra

Città del Vaticano-Esprime “soddisfazione”, Papa Leone XIV, al termine dell’udienza generale, per l’annuncio di ieri (notte in Italia) del presidente statunitense Donald Trump di estendere a due settimane la scadenza dell’ultimatum per l’Iran. Questo dopo che nelle ore precedenti aveva preavvisato su un’azione irreversibile contro la Repubblica Islamica capace di “cancellare” un’intera civiltà. Parole che avevano tenuto il mondo con il fiato sospeso e allarmato lo stesso Leone XIV che, ieri sera, fuori dalla sua residenza di Castel Gandolfo, parlava di “minacca inaccettabile”. Nella stessa occasione il Papa esortava tutti a pregare e a cercare di comunicare con i membri del Congresso e le autorità per dire “non vogliamo la guerra, vogliamo la pace”.

Dialogo e negoziato

Ecco, questa pace – che ancora sembra un miraggio – con l’annuncio della tregua (dalla quale rimane escluso il Libano) sembra fare un timido passo in avanti, mentre ancora è in via di definizione un accordo a lungo termine tra Usa e Iran, tenendo conto delle diverse condizioni per lo Stretto di Hormuz. Leone XIV accoglie intanto “con soddisfazione” le due settimane di cessate il fuoco, che giungono dopo “le ultime ore di grande tensione per il Medio Oriente e per tutto il mondo”. Sono “un segno di viva speranza”, afferma il Pontefice davanti alle migliaia pellegrini riuniti in una Piazza San Pietro gremita e assolata.

“Solo attraverso il ritorno al negoziato si può giungere alla fine della guerra. Esorto ad accompagnare questo tempo di delicato lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire lo strumento per risolvere le altre situazioni di conflitto nel mondo”

L’invito alla Veglia di pace dell’11 aprile

L’auspicio del Papa è dunque di far funzionare un meccanismo – quello del dialogo, appunto, da sempre invocato – che possa far da modello anche per le altre guerre che lacerano il mondo. Leone torna infine a invitare i fedeli e non solo alla Veglia di preghiera per la pace, ovvero l’evento annunciato la domenica di Pasqua dalla Loggia delle Benedizioni durante l’Urbi et Orbi. Un appuntamento che – sulla scia dei tanti altri simili convocati negli anni da Papa Francesco – segue quello dell’11 ottobre 2025, quando il Pontefice statunitense aveva voluto presiedere un momento di orazione e raccoglimento in Piazza San Pietro per implorare la pace per il mondo.

Rinnovo a tutti l’invito a unirsi a me alla veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile-

Articolo di Salvatore Cernuzio-Fonte Vatican News

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ItaliaLa voce di tutti

Leone XIV: “deponete le armi, Dio rifiuta la guerra”

Città del Vaticano-Papa Leone XIV:“Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”. Si è conclusa con questo appello l’omelia della messa presieduta in piazza San Pietro daLeone XIV, che ha segnato l’inizio della sua prima Settimana Santa da Pontefice.

Leone XIV è il nuovo Papa

 “Eleviamo la nostra supplica al principe della pace, affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”,

l’altro appello durante l’Angelus, in una piazza San Pietro stracolma di fedeli, che Leone ha salutato con un giro prolungato in papamobile, al termine della messa.

“Sono vicino con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono per le conseguenze di un conflitto atroce e in molti casi non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi”,

ha detto Leone XIV: “ Proprio nei giorni in cui la Chiesa contempla il mistero della passione del Signore non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti”. Poi il Papa ha ricordato i marittimi vittimi della guerra e i migranti morti in mare: “Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace”, ha esclamato.

“Guardiamo a Gesù, che si presenta come Re della pace, mentre attorno a lui si sta preparando la guerra”,

l’invito all’inizio dell’omelia, in cui Leone ha tracciato un ritratto molto intenso di Gesù che percorre la via della Croce: “ci mettiamo dietro di lui, seguiamo i suoi passi. E camminando con lui, contempliamo la sua passione per l’umanità, il suo cuore che si spezza, la sua vita che si fa dono d’amore”. “Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza. Lui, che si offre come una carezza per l’umanità, mentre altri impugnano spade e bastoni. Lui, che è la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra. Lui, che è venuto a portare la vita, mentre si compie il piano per condannarlo a morte”.

“Come Re della pace, Gesù vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro

che ci separa da Dio e dal prossimo, perché egli è la nostra pace”, ha assicurato il Pontefice: “Come Re della pace, entra in Gerusalemme in groppa a un asino, non a un cavallo, realizzando l’antica profezia che invitava a esultare per l’arrivo del Messia: ‘Ecco, a te viene il tuo re. / Egli è giusto e vittorioso, / umile, cavalca un asino, / un puledro figlio d’asina. / Farà sparire il carro da guerra da Efraim / e il cavallo da Gerusalemme, / l’arco di guerra sarà spezzato, / annuncerà la pace alle nazioni. Come Re della pace, quando uno dei suoi discepoli estrae la spada per difenderlo e colpisce il servo del sommo sacerdote, egli subito lo ferma dicendo: ‘Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno’. Come Re della pace, mentre veniva caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe, egli ‘non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori’”.

“Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace”,

ha sintetizzato il Papa:

“Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra,

che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: ‘Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue’”. Gesù “non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra”, ha ribadito Leone XIV: “Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare sé stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità”.

Guardando a Gesù, “che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità”,

ha proseguito il Papa allargando ancora il suo sguardo: “Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra”.

“Con le parole del Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello, vorrei affidare questo grido a Maria Santissima, che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi”,

ha detto Leone XIV al termine dell’omelia, citando il vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi: “Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera”.

Articolo di M.Michela Nicolais-Fonte-Agenzia S.I.R.(Servizio Informazione Religiosa)

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Roma-Le Donne Evangeliche in Marcia per la Pace

Roma- La Federazione delle Donne Evangeliche in Italia  (Fdei)ha aderito al ‘Mother’s Call‘ e ha offerto il suo gratuito patrocinio alla ‘Barefoot Walk: Mother’s Call for Peace‘, che il 24 marzo attraverserà il centro di Roma, entrambi voluti dall’organizzazione palestineseWomen of the Sune da quella israelianaWomen Wage Peaceche nell’appello affermano “Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e le generazioni future.” Pertanto, chiedono ai loro leader di ascoltarle e di “avviare subito negoziati di pace con l’impegno di raggiungere una soluzione politica a un conflitto troppo lungo e doloroso.

Roma-Le Donne Evangeliche in Marcia per la Pace a piedi nudi

«In una situazione mondiale squassata da conflitti sempre più cruenti ed estesi – recita il comunicato delle donne evangeliche italiane -, e con un diritto internazionale ridotto all’impotenza, La Fdei non può che riconoscersi nelle parole di questo appello e nelle motivazioni che hanno dato vita a questo movimento di madri, come attesta il documento per la pace redatto nel 2023, a conclusione del XIII Congresso, in cui si affermava: “Tutte le guerre lasciano sempre una scia di odio che distrugge ulteriormente la relazione tra i popoli  che si può vincere solo lavorando per ristabilire fiducia, rispetto reciproco e giustizia.(…) Per questo noi donne evangeliche ci sentiamo impegnate a lavorare per la pace e la riconciliazione. Siamo interpellate da Dio (…) Per questo ci sentiamo di chiedere con urgenza che una diversa logica di relazione tra popoli venga perseguita  attraverso la mediazione dei conflitti, come espressa nella ‘Carta dell’ONU’, e il rispetto di tutti gli esseri umani e dei loro bisogni contenuti nella ‘Dichiarazione Universale dei Diritti Umani’

BANDIERA della PACE

Con questo spirito e in questa prospettiva di impegno chiediamo alle donne evangeliche di partecipare alla Barefoot Walk e di sostenere l’operato di queste due organizzazioni e di tutte le altre che si adoperano concretamente per il dialogo tra le parti e per la pace!».

La Barefoot Walk forPeace è un invito aperto: chiunque desideri partecipare può farlo, a titolo individuale o insieme ad associazioni, segnalandoquila propria adesione.

Fonte- Riforma.it-Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

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Lazio

Venezuela.”Roma Futura aderisce alla manifestazione  di domani a Roma . Basta guerre. Il Diritto internazionale va rispettato”

Roma -Consiglieri capitolini diRoma FuturaGiovanniCaudo eTiziana Biolghini“Domani,Roma Futura parteciperà alla manifestazione in piazza Barberini per condannare con risolutezza l’uso della guerra come normale strumento per risolvere controversie tra Stati come dimostra il recente attacco statunitense alla Repubblica del Venezuela. Una nuova escalation bellica, determinata anche da un folle violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli. Non c’è giustificazione a tutto questo. La via del dialogo sostituita dalla legge del più forte e del più ricco, le sole ragioni degli interessi speculativi economici e finanziari, questo mondo è in una regressione che ci spaventa. Fermiamo questo modo di esercitare il potere che trova ragione solo nella forza e nelle armi.” dichiarano i Consiglieri capitolini diRoma FuturaGiovanniCaudo eTiziana Biolghini.

BANDIERA della PACE

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Italia

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pone in epigrafe un richiamo alla Pace

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella:“ La nostra comune speranza oggi ha il nome della Pace”. Nello scambio di auguri con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile, quest’anno Sergio Mattarella pone in epigrafe un richiamo alla pace, “una pace vera e giusta che ponga fine all’incertezza e al disorientamento indotti dall’attuale situazione internazionale”. “Pace come affermazione del diritto sulla forza delle armi”, aggiunge ancora il Presidente, come “condizione di libertà e sviluppo”. E da qui discende “il dovere di coltivare e consolidare ogni piccolo spiraglio che si apra rispetto ai conflitti in corso, in Ucraina come in Medioriente”.
In un discorso che tocca anche i temi economici, oltre a quelli più specificamente istituzionali, Mattarella si sofferma sulle prospettive di politica internazionale per dire una parola chiara su quella storica “relazione transatlantica” che la presidenza Trump ha messo radicalmente in discussione. Il Capo dello Stato, non senza aver citato il contributo e il sacrificio di tanti giovani venuti a morire in Europa nella seconda guerra mondiale, parla di un “patrimonio irreversibile perché acquisito nelle coscienze dei popoli”. Di questo patrimonio Mattarella traccia un quadro tanto pregnante quanto analitico: “Lo spazio dei diritti, degli uomini e delle donne, di scegliersi i propri rappresentanti, di controllare e di criticare, senza paura di conseguenze negative. Di poter leggere, scrivere, manifestare il pensiero, senza rischi di repressione o di censure preventive. Di assicurare pari condizioni per tutti, prescindendo dal sesso, dall’estrazione sociale, dalle convinzioni politiche, dal colore della pelle, dalle convinzioni religiose, liberi da razzismo e risorgente antisemitismo. Di avere una giustizia indipendente. Di vedere assicurato, a tutti, livelli dignitosi di assistenza sanitaria gratuita, di previdenza, di sostegno nelle difficoltà”. E’ quello che lo stesso Presidente definisce “modello democratico” e che oggi “appare sfidato da Stati sempre più segnati da involuzioni autoritarie”, ma anche “dal tentativo di ignorare e cancellare il confine tra libertà e arbitrio”, dalla pretesa “di rimuovere i limiti ai comportamenti individuali” che “unita alle potenzialità offerte dalle tecnologie, rischia di travolgere ordinamenti democratici e stato di diritto”.
La sfida alla democrazia interpella anche il nostro Paese che il prossimo anno celebrerà gli 80 anni della Repubblica. Mattarella afferma che “la fiducia dei cittadini è la risorsa più preziosa per lo Stato” e chi ha l’onore di rappresentare le istituzioni è chiamato a corrispondervi. Per il Presidente le parole “insieme” e “partecipazione” hanno un valore fondante nella nostra comunità nazionale. Di qui un forte e preoccupato accento sul problema dell’astensionismo. “Una società che non si preoccupasse quando la maggioranza assoluta degli elettori sceglie di non votare non si accorge che, in questo modo, rischia di esaurirsi nell’autoreferenzialità”, avverte il Capo dello Stato. Ragionando sulle motivazioni di questo fenomeno e in particolare per quel che riguarda i giovani, Mattarella invita a non fermarsi a “un generico rifiuto della politica”, ma a tenere presenti gli effetti dell’estrema polarizzazione delle posizioni dei partiti e dei leader. “Quando le categorie amico/nemico prevalgono sullo sforzo di trovare risposte condivise nell’interesse collettivo”, infatti, si determinano fratture che “alimentano i germi dell’estraneità alla politica”. “Ci sono invece alcuni grandi temi della vita nazionale – sottolinea il Presidente – che vanno oltre l’orizzonte delle legislature e attraversano le eventuali alternanze tra maggioranze di governo”. Per esempio “il tema della politica internazionale, delle alleanze, della strada dell’Europa da percorrere senza ripensamenti”, anche “per dare il nostro decisivo contributo alla realizzazione della difesa comune europea, strumento di deterrenza contro le guerre e, insieme, difesa dello spazio condiviso di libertà e benessere”. Andamento demografico, politica energetica e intelligenza artificiale sono temi su cui costruire convergenze virtuose e così pure le emergenze sociali. Occupazione e conti pubblici presentano dati rassicuranti, ma ci sono questioni aperte sul fronte dei salari e della sicurezza, del lavoro delle donne e dei giovani, mentre “non si può ignorare la condizione di oltre cinque milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà”.

Fonte-Agenzia S.I.R.(Servizio Informazione Religiosa)

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Mondo

Città del Vaticano-Il Segretario di Stato,Cardinale Pietro Parolin: in Ucraina sviluppi preoccupanti, ci si fermi prima dell’irreparabile

Città del Vaticano-22 nov. 2024-Il Segretario di StatoVaticano, Cardinale Pietro Parolin ,a margine della presentazione di un libro alla Lumsa, non commenta il mandato di arresto internazionale per Netanyahu: “A noi interessa che finisca presto la guerra”. Sulle parole del Pontefice sul “genocidio” a Gaza, afferma: “Il Papa ha ribadito la posizione della Santa Sede, ci sono criteri tecnici per definire tale concetto”. Sulla questione dell’antisemitismo: “Sul fenomeno sempre molto chiari, lo abbiamo condannato e continueremo a condannarlo”

Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato -Città del Vaticano

Nessun commento da parte della Santa Sede sulla decisione della Corte Penale internazionale di spiccare un mandato di arresto contro il premier israeliano Netanyahu per crimini di guerra, invece un appello forte, alla luce del crescendo di tensioni nel conflitto in Ucraina, a fermarsi “prima di arrivare all’irreparabile”. Poi un commento sulle parole del Papa perché si indaghi se quello a Gaza, dove il numero delle vittime ha superato le 44 mila, può essere configurato come “genocidio”: “Il Papa ha ribadito quella che è la posizione della Santa Sede”. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin risponde alle domande sulla stretta attualità dei conflitti che agitano il mondo ai cronisti che lo incontrano oggi, 22 novembre, a margine della presentazione del libro all’Università Lumsa“La pastorale della solitudine. Una nuova proposta”del professor Matthew Fforde (edizioni Cantagalli).

Preoccupati per l’Ucraina

Sul mandato di arresto per Netanyahu, il cardinale spiega che la Santa Sede ha “preso nota di quanto è avvenuto” e ribadisce che quello che “a noi preoccupa e interessa è che presto si ponga fine alla guerra”. Stessa preoccupazione anche per l’Ucraina dopo il lancio dei missili di fabbricazione britannica e statunitense a lungo raggio nel territorio russo e le minacce del presidente Vladimir Putin di un conflitto che potrebbe allargarsi su scala globale. “Fermiamoci ora che siamo in tempo, perché questa escalation non si sa dove porterà!”, esclama Parolin facendosi “interprete del pensiero e della preoccupazione del Papa”. “A un certo punto non si saprà più come controllare un eventuale sviluppo di questa situazione”, aggiunge il porporato, che si rivolge “a chi ha responsabilità perché ci si fermi, prima di arrivare all’irreparabile”.

Prosegue l’azione per scambio di prigionieri e rientro dei bambini

Alla domanda se questo sia il momento peggiore del conflitto in Ucraina, il segretario di Stato, osservando “che non mi pare ci sono mai stati momenti migliori”, sottolinea che “certamente questi sviluppi sono molto molto preoccupanti, perché non si sa dove potrebbero portare”. La Santa Sede continua a farsi vicina al Paese “martoriato” proseguendo l’azione diplomatica per lo scambio dei prigionieri e il rientro dei bambini ucraini portati con la forza in Russia. Nessun aggiornamento su questo punto, ma “da parte nostra c’è volontà di continuare”, rimarca Parolin: “Si è sempre fatto oltre che per il bene in sé stesso di questa iniziativa ma anche per preparare un po’ il terreno per arrivare a dei negoziati”.

Le parole del Papa su Gaza

Non si sottrae il cardinale, infine, a una richiesta di commento sulle parole di Papa Francesco contenute in un libro sul Giubileo, quando citava il parere di “alcuni esperti” secondo i quali “ciò che sta accadendo a Gaza ha le caratteristiche di un genocidio”. “Ciò – aggiungeva il Pontefice nel volume – dovrebbe essere studiato attentamente per determinare se rientri nella definizione tecnica formulata dai giuristi e dagli organismi internazionali”. Per Parolin il Papa non ha fatto altro che ribadire “la posizione della Santa Sede” e cioè “che bisogna studiare queste cose, perché ci sono dei criteri tecnici per definire il concetto di genocidio. Il Papa ha detto questo, ha detto quello che noi abbiamo sempre ribadito”.

Condanna dell’antisemitismo

Anche sulla questione antisemitismo il cardinale ricorda che “è chiara la posizione della Santa Sede”: “Non c’è bisogno di fare ulteriori considerazioni. Lo abbiamo sempre condannato e continueremo a condannarlo e cercheremo appunto di creare quelle condizioni, per ciò che ci riguarda, perché ci possa essere davvero una seria condanna e una seria lotta contro questo fenomeno”.

Il calo dei matrimoni religiosi in Italia

A fine presentazione il cardinale, è interpellato dall’agenzia LaPresse sul dato Istat, diffuso in mattinata, sul calo dei matrimoni religiosi in Italia (circa il -2% rispetto al 2022), a fronte di un aumento di quasi il 50% dei matrimoni civili. Secondo il segretario di Stato, “questo problema rientra nella situazione più generale della perdita di fede nella nostra società, dell’indifferenza religiosa. Per cui anche questo momento che fino a ora era un momento sociale, ma considerato anche come un momento sacro, non viene più percepito in questa dimensione. C’è una deistituzionalizzazione anche del matrimonio che riguarda non solo la celebrazione religiosa, ma anche quella civile. Aumentano le convivenze senza nessun legame né religioso né civile”.

Il declino della famiglia e lo spettro della solitudine

Di famiglia e del suo “declino” anche a causa dello “spettro” della solitudine che oggi aleggia in Europa, il cardinale ha parlato nell’Aula Magna della Lumsa presentando il saggio di Fforde, docente di Storia della cultura inglese nello stesso Ateneo. Un testo, ha detto, che si colloca nella pastorale della solitudine che mira a “sviluppare la testimonianza cristiana – sotto forma di cura pastorale – in risposta alla crescente pandemia di isolamento e solitudine nelle società occidentali”. La causa, scrive l’autore e Parolin lo ha ribadito, sta “principalmente nel declino della cultura cristiana”. Il segretario di Stato vaticano ha citato i dati emersi da indagini in Europa e nel mondo, a partire dalla Gran Bretagna dove “il declino della famiglia ha fatto aumentare il numero di persone che vivono da sole, basti pensare che nel 1961 le case erano abitate per il 12% da una sola persona, mentre nel 2010 questa percentuale era già salita al 29%”. Anche il rapporto dellaCommissione sulla solitudine nel Regno Unito ha registrato nel 2017 che “oltre 9 milioni di adulti si sentono spesso o sempre soli; più della metà dei genitori ha problemi di solitudine e la Tv è la principale forma di compagnia per 3,6 milioni di persone”.

Articolo diSalvatore Cernuzio-Fonte Vatican News

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Mondo

Città del Vaticano-Papa Francesco: la guerra in Ucraina sciagura vergognosa, dialogo al posto delle armi

 Città del Vaticano-Papa Francesco a fine udienza generale ricorda i mille giorni del conflitto nel Paese est-europeo e rilancia l’appello perché lo scontro ceda il posto all’incontro. Poi legge la lettera di un universitario ucraino che scrive: “Avrei voluto fuggire e tornare ad essere un bambino abbracciato dalla mamma. Quando ricorderà il nostro Paese ricordi non solo la sofferenza, ma anche l’amore”

“Quando parlerà del nostro dolore, quando ricorderà i mille giorni di sofferenza, ricordi anche i mille giorni di amore, perché solo l’amore, la fede e la speranza danno un vero significato alle ferite.”

Sceglie le parole di una lettera inviata da uno studente ucraino, Papa Francesco, per ricordare i mille giorni dall’inizio del conflitto nel Paese est-europeo a conclusione dell’udienza generale di oggi, 20 novembre. Una “ricorrenza tragica per le vittime e per la distruzione che ha causato”, afferma il Papa. “Ma allo stesso tempo una sciagura vergognosa per l’intera umanità”, aggiunge, con la voce quasi rotta dall’emozione.

Questo però non deve dissuaderci dal rimanere accanto al martoriato popolo ucraino, né dall’implorare la pace e dall’operare perché le armi cedano il posto al dialogo, e lo scontro all’incontro.

“Sia testimone della nostra fede”

“La prego, non parli solo delle nostre sofferenze”, scrive lo studente universitario, in una lettera che Francesco legge ad una piazza San Pietro puntellata dagli ombrelli aperti per via della leggera pioggia che inizia a scendere. “Sia testimone anche della nostra fede”, chiede il ragazzo, “anche se imperfetta il suo valore non diminuisce”, dipingendo “con pennellate dolorose il quadro del Cristo Risorto”. La guerra ha significato, per il ragazzo, “troppi morti” e mille giorni vissuti “in una città dove un missile uccide e ferisce decine di civili”.

“Un bambino abbracciato dalla mamma”

Testimoniare le “tante lacrime” piante dai suoi connazionali ha spinto lo studente a desiderare la fuga dal suo Paese, rappresentato dallafirst lady, Olena Zelenska, presente all’udienza generale

“Avrei voluto tornare ad essere un bambino abbracciato dalla mamma, avrei voluto onestamente essere in silenzio e amore.”

“Se il dolore fa male, significa che ami”

Eppure, nel buio del dolore, lo studente trova la forza per ringraziare Dio, poiché nella sofferenza “imparo ad amare di più”. Essa “non è solo cammino verso la rabbia e la disperazione”: il dolore, “se si fonda sulla fede, è un buon maestro d’amore”. 

“Se il dolore fa male, significa che ami”

“Solo l’amore, la fede e la speranza danno un vero significato alle ferite”

La lettera si conclude con un rinnovato appello a ricordare i “mille giorni di amore” vissuti, seppur nel dolore, dal popolo ucraino. Questo perché, scrive ancora lo studente, “solo l’amore, la fede e la speranza danno un vero significato alle ferite”. L’appello e la lettera fanno seguito alla missiva inviata da Francesco all’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico in Ucraina

Cristo Re e la Presentazione della Beata Vergine Maria

Il Papa ha ricordato la solennità di Cristo Re dell’Universo, che sarà celebrata domenica prossima. “Invito ciascuno a riconoscere la presenza del Signore nella propria vita”, chiede Francesco, “così da partecipare alla costruzione del suo Regno di amore e di pace”. Domani, in occasione della memoria liturgica della Presentazione della Beata Vergine Maria, si celebrerà la Giornata pro Orantibus. “Alle sorelle claustrali chiamate dal Signore alla vita contemplativa, assicuriamo la nostra vicinanza”, afferma il Papa auspicando “il necessario sostegno spirituale e materiale della comunità ecclesiale” ai monasteri di clausura.

Articolo diEdoardo Giribaldi-Fonte Vatican News

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La voce di tuttiMondo

Papa Francesco invoca il dono della pace per i popoli martoriati dai conflitti

Città del Vaticano-20 ottobre 2024-Papa Francesco:”Continuiamo a pregare per le popolazioni che soffrono a causa della guerra – la martoriata Palestina, Israele, Libano, la martoriata Ucraina, Sudan, Myanmar e tutte le altre – e invochiamo per tutti il dono della pace“.

Nella recita dell’Angelus, Papa Francesco rinnova l’appello alla preghiera per i Paesi in guerra e rivolge il suo saluto ai fedeli accorsi per “onorare” i nuovi santi appena canonizzati. In particolare i fedeli maroniti, e i “missionari e le missionarie della Consolata”, l’istituzione fondata da san Giuseppe Allamano, rispettivamente nel 1901 e nel 1910. Francesco ricorda la presenza del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, oltre a quella di una “folta” delegazione ugandese accorsa per i 60 anni dalla canonizzazione dei martiri dell’Uganda.

L’appello per la protezione delle popolazioni “fragili”

La figura del nuovo santo originario di Castelnuovo d’Asti “ci ricorda la necessaria attenzione verso le popolazioni più fragili e più vulnerabili”, afferma Francesco, facendo riferimento diretto al popolo Yanomami, originario della foresta amazzonica. Tra di loro, ricorda il Papa “è avvenuto proprio il miracolo legato alla canonizzazione odierna”.

Faccio appello alle autorità politiche e civili, affinché assicurino la protezione di questi popoli e dei loro diritti fondamentali e contro ogni forma di sfruttamento della loro dignità e dei loro territori.

La missione evangelica di ogni cristiano

Francesco ricorda anche l’odierna Giornata missionaria mondiale, dal tema “Andate e invitate al banchetto tutti”, sottolineando la natura “dell’annuncio” come portatore di un “incontro festoso con il Signore che ci ama e che ci vuole partecipi della sua gioia sposale”. Come insegnano i nuovi santi, dice Francesco, “ogni cristianoè chiamato a prendere parte a questa missione universale con la propria testimonianza evangelica in ogni ambiente”.

Sosteniamo, con la nostra preghiera e con il nostro aiuto, tutti i missionari che, spesso con grande sacrificio, portano l’annuncio luminoso del Vangelo in ogni parte della terra.

Terminata la preghiera, il Papa attraversa piazza San Pietro a bordo della Papamobile, salutando i fedeli.

Articolo diEdoardo Giribaldi -Fonte Vatican News

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Italia

Il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin: con le armi Nato in Russia l’escalation sarebbe incontrollabile

Città del Vaticano- 30 maggio 2024-Il segretario di Stato Vaticano,cardinale Pietro Parolin, a Milano per la presentazione di un libro su Nogara risponde ai cronisti sull’eventualità di un utilizzo di armi occidentali sul territorio russo: “Prospettiva inquietante che dovrebbe preoccupare ogni persona che ha a cuore le sorti del mondo”. Il cardinale conferma l’impegno umanitario della Santa Sede per il rientro dei bambini ucraini, mentre sulle finanze vaticane afferma: “Tante esagerazioni, dal Papa grande sforzo per rimettere ordine” Mentre in Europa si allarga il fronte del sì e si allunga la lista dei Paesi che rimuovono il divieto sull’utilizzo di armi Nato sul territorio russo, il cardinale Pietro Parolin parla di “prospettiva inquietante”. Autorizzare l’esercito ucraino a colpire la Russia con armi consegnate dai Paesi occidentali – ipotesi al centro del vertice informale dei ministri degli Affari esteri in programma tra oggi e domani (30-31 maggio) a Praga – porterebbe, secondo il segretario di Stato, ad “un’escalation che nessuno potrà più controllare”.

cardinale Pietro Parolin

“È una prospettiva davvero inquietante”, afferma il cardinale da Milano, dove oggi pomeriggio, nella Biblioteca Ambrosiana, ha presentato un libro su Bernardino Nogara, il banchiere italiano fondatore dello Ior, dal titolo“Al servizio dell’Italia e del Papa”a curadi Angelo Caleca. Il cardinale Parolin non nasconde la sua preoccupazione per questi possibili scenari; dovrebbe essere la stessa preoccupazione, afferma, di “ogni persona che abbia a cuore le sorti del nostro mondo”. Il rischio è reale.

L’impegno umanitario per il rientro dei bambini ucraini

Quanto alla Santa Sede, essa nel contesto del conflitto ucraino prosegue l’impegno “sul piano umanitario”, soprattutto – spiega Parolin ai cronisti – sulla questione del ritorno in patria dei bambini ucraini portati via con la forza. Un meccanismo avviato con la visita del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, dello scorso anno a Kyiv e a Mosca e “che continua non in maniera molto rapida ma che sta portando dei frutti”. “Lavoriamo su quegli ambiti, altri spazi non ci sono”, sottolinea il porporato.

Elezioni europee, esercizio di democrazia

Rispondendo poi alle domande sulle prossime elezioni europee, il cardinale rimarca che la posizione della Chiesa “non è mai partitista” e che “non possiamo esprimerci in favore o contro l’uno o l’altro”. Tuttavia, ribadisce l’importanza di “partecipare, esprimere il proprio voto, perché questo significa attuare ed esercitare la democrazia”. Al contempo bisogna “tenere conto dei valori dei candidati che sono vicini, affini alla sensibilità cattolica. Direi che sono questi i principi ai quali attenerci per quanto ci riguarda”.

Sulle finanze vaticane tante esagerazioni

Infine, guardando alla figura e all’opera di Nogara, “uomo di Chiesa fedele al Papa, al Vaticano, che ha promosso un modo nuovo di gestire le finanze della Chiesa”, il cardinale Parolin illustra quali siano le qualità richieste a chi opera in ambito finanziario: “Essere competenti, onesti e trasparenti”. Il segretario di Stato commenta pure, sollecitato dai giornalisti, lo stato delle finanze vaticane. E se ricorda che “da parte del Papa c’è stato un grande sforzo per rimettere ordine le finanze”, è vero pure che “ci sono state anche tante esagerazioni sulle finanze vaticane, non dicofake newsma certamente esagerazioni”.

Le offerte alla Chiesa per il bene della gente

“Credo – aggiunge – che il lavoro compiuto dal Papa possa risultare benefico e permettere alla Santa Sede di andare avanti con serenità, anche se evidentemente la situazione generale non è particolarmente favorevole, soprattutto per quanto riguarda le offerte da parte dei fedeli”. Offerte che “tendono a diminuire”, come un po’ dappertutto, “anche a livello delle diocesi”.

Per il porporato “la ricetta” è quella di “una credibilità maggiore da parte della Chiesa, essere affidabile e sentirla come affidabile”. D’altra parte, “la Chiesa fa un sacco di bene, non dobbiamo dimenticarlo questo. Ed avere fiducia che la gran parte di quello che si dà va per il bene della gente”.

Articolo di Salvatore Cernuzio-Fonte Vatican News

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Italia

Appello di Papa Francesco: “Abbiamo bisogno di pace in questo tempo di guerra mondiale”

Città del Vaticano – Appello diPapa Francesco, al termine dell’udienza generale, a pregare per la pace per questo mondo “in guerra”. Il Pontefice esorta ancora una volta a non dimenticare Ucraina, Palestina, Israele, Myanmar e tutti i Paesi che soffrono a causa dei conflitti.

Non più “a pezzi”, ma una vera e propria “guerra mondiale”. Parole di amarezza quelle pronunciate dal Papa al termine dell’udienza generale, davanti a migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

Preghiamo per la pace. Abbiamo bisogno di pace. Il mondo è in guerra.

BANDIERA della PACE

Il pensiero a Ucraina, Medio Oriente, Myanmar

Francesco si distacca dal discorso scritto ed elenca i Paesi sofferenti a causa dei conflitti: Ucraina, dove prosegue la pioggia di droni russi; Medio Oriente, dove non si ferma la conta dei morti a causa dei bombardamenti; Myanmar, con la crisi interna e il dramma dei Rohingya.

Non dimentichiamo la martoriata Ucraina che sta soffrendo tanto. Non dimentichiamo la Palestina, Israele: che si fermi, questa guerra. Non dimentichiamo il Myanmar e non dimentichiamo tanti Paesi in guerra.

“Fratelli e sorelle, ci vuole di pregare per la pace in questo tempo di guerra mondiale”, è l’appello del Papa.

Invito ai bambini

Una pace che ognuno, col suo contributo, può costruire. Anche i bambini. Nel saluto di poco prima ai pellegrini polacchi, Francesco rivolgendosi a tutti i ragazzi che celebrano la Prima Comunione, “importante incontro con Gesù”, li ha incoraggiati “in questo momento di gioia a saper vedere anche le necessità dei loro coetanei che soffrono, vittime della guerra, della fame e della povertà”.

Maria ci insegni l’umile servizio, che è fonte di pace nel mondo e nella Chiesa.

La scarsità di vocazioni in Italia

In mezzo ai drammi del mondo, da parte del Papa anche una breve riflessione sulle problematiche nella Chiesa, come la crisi delle vocazioni. Nel saluto agli italiani, guardando alle consacrate presenti in Piazza San Pietro, Francesco ha detto: “Io vedo queste novizie e mi domando: quanti sono italiani? Eh? Pochi… C’è una scarsità di vocazioni in Italia alla vita consacrata”.

Fonte –Vatican News

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Italia

 Papa Francesco : la guerra è un inganno, la pace si raggiunge riconoscendosi nella comune umanità

Città del Vaticano-11 maggio 2024-“La guerra è un inganno”.Papa Francescoancora una volta riporta l’attenzione sulla sconfitta che i conflitti rappresentano per l’uomo e lo fa rivolgendosi a chi è riunito in queste ore a Roma per gettare le basi di un movimento che possa dire un no definitivo alla guerra e il sì alla pace, attraverso una “Carta dell’umano”. IlPapa riceve i partecipanti al Meeting mondiale sulla fraternità umana, promosso dalla Fondazione “Fratelli tutti”, intitolato “#BeHuman”, che si conclude oggi e che ha visto a confronto personalità dal mondo intero, tra loro anche premi Nobel, impegnati a promuovere il valore della fraternità. A loro Francesco affida la sua preoccupazione di fronte ad un “pianeta in fiamme”

Papa Francesco con i partecipanti all’evento “World Meeting on Human Fraternity”

La guerra è un inganno, la guerra è sempre una sconfitta, come così l’idea di una sicurezza internazionale basata sul deterrente della paura.È un altro inganno.Per garantire una pace duratura occorre tornare a riconoscersi nella comune umanità e a porre al centro della vita dei popoli la fraternità. Solo così riusciremo a sviluppare un modello di convivenza in grado di dare un futuro alla famiglia umana. La pace politica ha bisogno della pace dei cuori, affinché le persone si incontrino nella fiducia che la vita vince sempre su ogni forma di morte.

L’umanità che unisce

Il Papa li definisce testimoni di quell’umanità che unisce e fa “riconoscere fratelli, nel dono reciproco delle rispettive differenze culturali”. Ciò che è necessario, è l’indicazione, è far “crescere l’arte di una convivenza che sia davvero umana”, che potrà esserci solo grazie alla compassione, “atteggiamento-chiave proposto inFratelli tutti” che, come nella parabola del buon Samaritano, permette di diventare “uno fratello dell’altro”. Francesco incoraggia i partecipanti al meeting affinché possano dar vita ad un “movimento di fraternità in uscita” per presentare alla società civile “alcune proposte, centrate sulla dignità della persona umana, per costruire politiche buone, basate sul principio della fraternità”.

Ho apprezzato questa scelta e vi incoraggio ad andare avanti nel vostro lavoro di semina silenziosa. Da esso può nascere una “Carta dell’umano”, “Carta dell’umano”, che includa, insieme ai diritti, anche i comportamenti e le ragioni pratiche di ciò che ci rende più umani nella vita.

Dai giovani i gesti profetici di carità

Il Papa invita a non scoraggiarsi e ringrazia al i Nobel per la pace presenti all’incontro, autori della “Dichiarazione sulla fraternità umana” dello scorso anno, per “l’impegno assunto nella ricostruzione di una ‘grammatica dell’umano’su cui basare scelte e comportamenti”. L’esortazione è ad andare avanti con la “spiritualità della fraternità”, a promuovere, “il ruolo degli organismi multilaterali” e a guardare e imparare da tutti i giovani che stasera saranno riuniti nel portico della Basilica di San Pietro per la conclusione del Meeting chiamati a formare l’abbraccio della pace affinché possa essere, conclude Francesco, “un impegno di vita e un gesto profetico di carità”.

Articolo diFrancesca Sabatinelli- Fonte Vatican New

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La voce di tuttiMondo

Il Consiglio Ecumenico delle Chiese: “Nessuna guerra è santa”

Città del Vaticano- 15 aprile 2024- Ha sollevato gravi preoccupazioni tra i membri delConsiglio ecumenico delle Chieseil decreto approvato il 27 marzo scorso del XXV Consiglio mondiale del popolo russo che descrive il conflitto in Ucraina come una “guerra santa”. In una nota a firma del segretario generale del Cec, reverendo Jerry Pillay, diffusa lo scorso 12 aprile, si afferma che il Wcc non può “riconciliarsi” con il decreto, “Il presente e il futuro del mondo russo”, indirizzato al autorità legislative ed esecutive della Russia da parte del più grande forum pubblico russo. Secondo i suoi statuti, il capo dell’organismo è il patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, sotto la cui presidenza si tengono le riunioni annuali del Consiglio. 

BANDIERA della PACE

Affermazioni inconciliabili

“Il Cec non riesce a capire come si possa conciliare l’affermazione che ‘l’operazione militare speciale in Ucraina è una guerra santa’ con quanto dichiarato dallo stesso patriarca Kirill, né con le dichiarazioni dell’organo direttivo del Cec che ha rivolto  ai cristiani l’appello “ad essere operatori di pace nel mezzo del conflitto”, si legge nel documento. In esso si ricorda che nel maggio 2023, incontrando il segretario generale Cec, Kirill aveva affermato che qualsiasi riferimento alla “guerra santa” nel contesto attuale era legato al regno metafisico, non al conflitto armato fisico in Ucraina in accordo con il segretario generale del Cec poiché nessuna guerra di violenza armata può essere “santa”.

La guerra è incompatibile con Dio

Secondo Pillay, il decreto “contraddice questa posizione”: “Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, i più alti organi di governo del Cec – ricorda il segretario generale – hanno affermato con forza che ‘la guerra è incompatibile con la natura stessa di Dio’ ed è contraria ai nostri fondamentali principi cristiani ed ecumenici”. Inoltre hanno definito in modo inequivocabile “illegale e ingiustificabile” l’invasione dell’Ucraina. Inoltre, hanno respinto “qualsiasi uso improprio del linguaggio e dell’autorità religiosa per giustificare l’aggressione armata e l’odio”.

Il Consiglio ecumenico delle Chiese dunque – si legge ancora nella nota – “non può accettare che il decreto presenti l’illegale invasione russa della sua vicina sovrana Ucraina come una nuova fase della lotta di liberazione nazionale della Russia”, così come l’idea che “tutto il territorio dell’Ucraina moderna debba entrare in una zona di influenza esclusiva della Russia”.

Chiesti chiarimenti

Il documento informa che Pillay ha scritto al patriarca Kirill per chiedere chiarimenti: “È stato chiesto un incontro urgente per discutere la questione e trovare il modo per affrontare le preoccupazioni sollevate all’interno del sodalizio”.

Fonte-Vatican News

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Italia

Papa Francesco: la retorica bellicista è di moda, diamo concretezza alle attese di pace

Città del Vaticano-Papa Francesco incontra i partecipanti al primo colloquio tra il Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Congresso dei Leader delle Religioni Tradizionali e Mondiali e ribadisce che la brutalità dei conflitti in diversi Paesi del mondo sta uccidendo migliaia di persone: necessario ogni sforzo per poter dialogare e raggiungere l’armonia tra i popoli, nel rispetto delle diversità e della salvaguardia dell’ambiente-

Tanti, troppe voci, oggi, parlano di guerra. La retorica bellicista è purtroppo tornata di moda. È brutto questo. Ma mentre si spargono parole d’odio, le persone muoiono nella brutalità dei conflitti. Abbiamo bisogno invece di parlare di pace, di sognare la pace, di dare creatività e concretezza alle attese di pace, che sono le vere aspettative dei popoli e della gente. Si faccia ogni sforzo in tal senso, dialogando con tutti.

Papa Francesco torna a chiedere che si faccia il possibile per promuovere la pace e cercare strade di dialogo perché cessino le guerre che in diverse parti del mondo stanno uccidendo migliaia di persone. Dopo l’appello lanciato ieri durante l’udienza generale, il Papa invita ancora ad adoperarsi al più presto perché vengano meno violenze e orrori neldiscorsoai partecipanti al Primo Colloquio tra il Dicastero per il Dialogo Interreligioso e il Congresso dei Leader delle Religioni Tradizionali e Mondiali – piattaforma nata in Kazakhstan che coinvolge leader religiosi ed esponenti del mondo della politica, della cultura, dei mezzi di comunicazione – incontro che, “nel rispetto delle diversità e con l’intento” di arricchirsi “vicendevolmente”, auspica possa essere un “esempio a non vedere nell’altro una minaccia, ma un dono e un interlocutore prezioso per la crescita reciproca”.

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL PRIMO COLLOQUIO TRA
IL DICASTERO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
E IL CONGRESSO DEI LEADER
DELLE RELIGIONI TRADIZIONALI E MONDIALI

Sala dei Papi
Giovedì, 4 aprile 2024

________________________________________

Signor Presidente del Senato,
Eminenza, Eccellenze,
Autorità del Kazakhstan,
fratelli e sorelle,

Vi do il benvenuto in occasione del vostro Colloquio, che vede impegnati il Dicastero per il Dialogo Interreligiosoe, da parte kazaka, il Congresso dei Leader delle Religioni Tradizionali e Mondiali, il Senato della Repubblica e il Centro Nursultan Nazarbayev per il Dialogo Interreligioso e tra le Civiltà. È per me motivo di gioia vedere in questo evento un primo significativo frutto del Protocollo d’Intesa stipulato tra il Nazarbayev Center e il suddetto Dicastero.

Questo incontro mi dà l’occasione di fare memoria delVII Congresso dei Leader delle Religioni Tradizionali e Mondiali, al quale ho partecipato nel 2022, recandomi ad Astana. Il Congresso è una piattaforma unica e ben sperimentata per il dialogo non solo tra responsabili religiosi, ma anche con il mondo della politica, della cultura, dei mezzi di comunicazione. È un’iniziativa meritoria, che ben corrisponde alla vocazione del Kazakhstan a esserePaese dell’incontro.

Oltre che nelviaggio apostolico, ho avuto modo di manifestare la mia vicinanza al popolo kazakoin occasione della visita in Vaticano, lo scorso gennaio, del Signor Presidente della Repubblica, che tanto cortesemente mi aveva accolto nel Paese, e nell’incontro con S.E. il Sig. Ashimbayev, Presidente del Senato e Capo del Segretariato del Congresso, che partecipa al vostro colloquio come capo della Delegazione kazaka.

È necessario sostenerci nel coltivare l’armonia tra le religioni, le etnie e le culture, armonia della quale il vostro grande Paese può essere fiero. In particolare, sono tre gli aspetti della vostra realtà che vorrei sottolineare:ilrispetto delle diversità,l’impegno per la “casa comune”elapromozione della pace.

Per quanto riguarda il rispetto delle diversità, elemento imprescindibile nella democrazia – che va costantemente promossa –, contribuisce molto a creare armonia il fatto che lo Stato sia “secolare”. Parliamo ovviamente di una sana laicità, che non mescola religione e politica, ma le distingue per il bene di entrambe, e che riconosce allo stesso tempo alle religioni il loro ruolo essenziale nella società, a servizio del bene comune. Inoltre, pace e armonia sociale sono favorite, nel vostro modello, da un trattamento equo e paritario delle diverse componenti etniche, religiose e culturali per quanto riguarda il lavoro, l’accesso agli uffici pubblici e la partecipazione alla vita politica e sociale del Paese, affinché nessuno si senta discriminato o favorito a motivo della sua specifica identità.

Circa il secondo punto – l’impegno per la salvaguardia del creato – sottolineo il tema che avete scelto:La nostra casa comune: un dono divino da amare e di cui prendersicura. Tra i documenti di lavoro, oltre allaLaudato si’ e alla Laudate Deum, avete preso in considerazione il testo “2023-2033 Development Concept”, voluto dal Signor Presidente della Repubblica, che offre una visione panoramica del Congresso e delle sue attività nella decade a venire, con speciale attenzione alle questioni ambientali. È importante: il rispetto per il creato, infatti, è conseguenza irrinunciabile dell’amore per il Creatore, per i fratelli e le sorelle con cui condividiamo la vita sul pianeta, e in modo particolare per le generazioni future, nei riguardi delle quali siamo chiamati a tramandare un’eredità da custodire, non un debito ecologico da scontare. Auspico che la vostra iniziativa costituisca un importante contributo in questo senso.

Il vostro incontro ha infine una terza dimensione: lapromozione della pace. Oggi tanti, troppi parlano di guerra: la retorica bellicista è purtroppo tornata di moda. È brutto questo! Ma mentre si spargono parole d’odio, le persone muoiono nella brutalità dei conflitti. Abbiamo bisogno invece di parlare di pace, di sognare la pace, di dare creatività e concretezza alle attese di pace, che sono le vere aspettative dei popoli e della gente. Si faccia ogni sforzo in tal senso, dialogando con tutti. Il vostro incontrarvi nel rispetto delle diversità e con l’intento di arricchirvi vicendevolmente sia di esempio a non vedere nell’altro una minaccia, ma un dono e un interlocutore prezioso per la crescita reciproca.

Cari amici, vi auguro di trascorrere giornate di fraternità, feconde di amicizia e di progetti di bene, e di condividere fruttuosamente i risultati del vostro lavoro. Su di voi invoco la benedizione dell’Onnipotente, amante della pace. Grazie!

Articolo diTiziana Campisi – Fonte Vatican News

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Lazio

Rieti e Norcia unite per la pace e l’unità in Europa

Rieti ha ospitato ancora una volta un evento che riafferma il suo impegno verso la promozione della pace e dell’unità in Europa. Il passaggio della Fiaccola Benedettina Pro Pace et Europa Una, avvenuta lo scorso 20 marzo, ha visto una partecipazione eccezionale, simbolo tangibile di una comunità che, al di là delle distanze geografiche, si unisce per un ideale comune di pace e solidarietà.

La delegazione di Norcia ha mostrato un entusiasmo e una partecipazione importante. Tra gli ospiti illustri, l’assessore alla Cultura del Comune di Norcia, la giovane europarlamentare umbra Francesca Peppucci e una delegazione composta da una ventina di atleti e tedofori, con il signor Pierluigi Altavilla, già Presidente della giunta comunale di Norcia, a rappresentare il sindaco.

Dal canto suo, la città di Rieti ha risposto con altrettanto calore e ospitalità. Il sindaco Daniele Sinibaldi, affiancato da vari assessori, ha accolto la delegazione con il supporto di altre istituzioni locali, tra cui CGIL, CISL, UIL, che hanno presentato un messaggio unitario per la pace, letto da Paolo Bianchetti e Maurizio Aluffi per conto della Delegazione Confartigianato.

L’evento è stato anche un momento di profonda riflessione sullo stato attuale della pace in Europa e nel mondo. Le parole pronunciate dal vicario generale don Casimiro Panek, in rappresentanza del vescovo don Vito, hanno toccato i cuori dei presenti, riprendendo da papa Francesco l’invito a un cessate il fuoco universale e al dialogo fra i belligeranti. Un monito alla politica internazionale affinché prevale la saggezza e il discernimento.

La Fiaccola Benedettina, simbolo di luce e speranza, ha attraversato la città portando con sé un messaggio di gioia, fratellanza e speranza. La cerimonia si è conclusa con una toccante preghiera presso la Cappella di Santa Lucia, dove don Valerio Shango, direttore dell’ufficio diocesano problemi sociali e lavoro di Rieti, ha benedetto i tedofori e ha rivolto alla delegazione di Norcia gli auguri di una Pasqua di pace e rinnovamento.

La speranza che unisce Rieti e Norcia è che il 2025, anno giubilare, possa segnare l’inizio di un profondo processo di gemellaggio tra le due città, all’insegna di San Benedetto, patrono d’Europa. L’appuntamento è per il prossimo marzo, con la promessa di continuare a lavorare insieme per un mondo più unito, inclusivo e pacifico.

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Italia

Appello interreligioso Cristiani e Musulmani insieme «per rinnovare la Pace e il rispetto reciproco dei precetti e delle festività religiose in Terra Santa»

Cristiani e Musulmani insieme «per rinnovare la Pace e il rispetto reciproco dei precetti e delle festività religiose in Terra Santa».«Mentre i Cristiani osservano la Quaresima e i Musulmani hanno iniziato a onorare il mese di Ramadan, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs) si unisce alla Comunità Religiosa Islamica Italiana (Coreis) nel sollecitare un radicale ritorno agli insegnamenti fondanti delle nostre rispettive religioni, le quali esortano ad amare l’unità al di sopra delle divisioni, nel rispetto delle differenze, e a portare costante dignità per la vita di ogni persona», si legge nel comunicato stampa inviato dalla Coreis.

«Rivolgiamo questo appello per un immediato cessate il fuoco a Gaza e per la incondizionata liberazione di tutti gli ostaggi rapiti il 7 Ottobre 2023 in Israele. L’impegno a nutrire e curare dalle ferite la nostra umanità condivisa – si legge ancora – ci spinge a piangere e pregare per ogni singola vittima della terribile violenza che pervade il mondo, senza distinzioni di provenienza.

Durante questo tempo di preghiera e digiuno, ci appelliamo ai credenti e a tutti coloro che si dispongono al bene per sostenere l’umanità condivisa che è tanto cara alle nostre fedi e in particolar modo per moltiplicare gli sforzi per l’ottenimento di una immediata e definitiva fine delle violenze di ogni genere a Gaza che permetta a Ebrei, Cristiani e Musulmani di vivere pienamente il beneficio sacro della Quaresima e di Ramadan e delle festività religiose di Eid al-fitr, Pasqua e Pesach».

JRS e COREIS esprimono la speranza che «non soltanto possa placarsi la perdurante sofferenza di persone innocenti, ma che possa aprirsi la possibilità di uno spazio di dialogo e sicurezza reciproca. A questo fine, sollecitiamo tutti gli attori politici, governi e altre realtà, a supportare attivamente un cessate il fuoco e l’apertura di tali spazi per coloro che sono in grado di immaginare, oggi, un futuro non violento.

Lanciamo inoltre l’appello affinché venga dato tutto il supporto possibile alle coraggiose e profetiche persone che, pur sperimentando la violenza nelle proprie vite, sono ancora capaci di pensare a un tale futuro per ognuno nella regione. Sono essi gli attori che dovrebbero venire ascoltati e rafforzati in questa situazione.

Insieme, esprimiamo solidarietà alle vittime della violenza e ci uniamo alle loro accorate richieste di pace e di rispetto per l’umanità che condividiamo.

Insieme, continuiamo a farci ispirare dalle parole dipapa Francescoe dell’ImamAhmad al-Tayyebnel Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune (2019), che invita a “adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio” e condanna “il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo (che) non è dovuto alla religione – anche se i terroristi la strumentalizzano – ma è dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame, di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza; per questo è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto ciò come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale. Occorre condannare un tale terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni”».

 Fonte- Riforma.it- Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

ConTerra SantaoTerrasanta(in araboالأرض المقدسة‎?,al-Arḍ al-Muqaddasa; in ebraicoארץ הקודש‎?– trascrizione modernaEretz haQodesh, trascrizionetiberienseʾÉreṣ haqqāḏeš-; ingreco: Ἄγιοι τόποι – pronunciaerasmianadellalingua classica/ˈagioj ˈtɔpoj/, pronunciabizantinaemoderna/ˈaji ˈtɔpi/-; inlatinoTerra Sancta) si indica la regione compresa tra ilMar Mediterraneoe ilfiume Giordano, attualmente divisa tra lo Stato diIsraelee i territori amministrati dall’Autorità Palestinese (Palestina). Storicamente l’aggettivo si riferisce al significato spirituale di quella terra perebrei,cristianiemusulmani.

Storia

A partire dal secondo dopoguerra la regione si è trovata al centro delconflitto arabo-israeliano; anche per questa ragione il termine è oggi spesso utilizzato per indicare generalmente quell’area senza specificare “Israele” o “Palestina”, al fine di non favorire uno dei contendenti. Monumenti importanti sono labasilica del Santo Sepolcro, la città natale di Gesù,Betlemme, ilMuro OccidentaledelTempio di Gerusalemmee laCupola della Roccia.

Per gliEbreisi tratta dellaTerra promessa, ossia la terra verso cui Dio ha guidato il suo popolo tramite il profetaMosè; in essa si trovano le città sante diGerusalemmee diHebron.

Per i cristiani, che hanno in comune con gli ebrei l’Antico Testamento, è anche la terra in cui nacque, morì e risorseGesù Cristo, incarnazione delVerbo; in essa si trovano le città legate alla vita di Gesù: Betlemme, Gerusalemme eNazareth.

Tra i musulmani v’è la credenza che sia la terra in cuiMaomettogiunse al termine di un immaginario viaggio notturno (isrā’) che mosse dallaMeccae che lo fece ascendere poi al Cielo (mi‘rāg), visitando ilParadisodopo aver sorvolato l’Inferno(per cui si vedaIsrāʾ e Miʿrāj). LaCupola della Rocciadi Gerusalemme fu eretta in etàomayyadesul luogo da cui sarebbe cominciata la mistica ascensione del profeta dell’Islam.

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Mondo

Cardinale segretario di Stato Mon.Pietro Parolin: per il Papa negoziare non è resa, ma condizione per una pace giusta e duratura

Città del Vaticano- 12 marzo 2024-Pubblichiamo il testo integrale dell’intervista rilasciata a Gian Guido Vecchi dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, pubblicata oggi sulCorriere della Sera.

Eminenza, pare evidente che il Papa chieda un negoziato e non una resa. Ma perché rivolgersi solo a una delle due parti, l’Ucraina e non la Russia? Ed evocare la «sconfitta» dell’aggredito, come motivazione per il negoziato, non rischia di essere controproducente?

«Come ricordato dal direttore della sala stampa vaticana, citando le parole del Santo Padre del 25 febbraio scorso, l’appello del Pontefice è che “si creino le condizioni per una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura”. In tal senso è ovvio che la creazione di tali condizioni non spetta solo ad una delle parti, bensì ad entrambe, e la prima condizione mi pare sia proprio quella di mettere fine all’aggressione. Non bisogna mai dimenticare il contesto e, in questo caso, la domanda che è stata rivolta al Papa, il quale, in risposta, ha parlato del negoziato e, in particolare, del coraggio del negoziato, che non è mai una resa. La Santa Sede persegue questa linea e continua a chiedere il “cessate il fuoco” — e a cessare il fuoco dovrebbero essere innanzitutto gli aggressori — e quindi l’apertura di trattative. Il Santo Padre spiega che negoziare non è debolezza, ma è forza. Non è resa, ma è coraggio. E ci dice che dobbiamo avere una maggiore considerazione per la vita umana, per le centinaia di migliaia di vite umane che sono state sacrificate in questa guerra nel cuore dell’Europa. Sono parole che valgono per l’Ucraina come per la Terra Santa e per gli altri conflitti che insanguinano il mondo».

Ci sono ancora possibilità di arrivare ad una soluzione diplomatica?

«Trattandosi di decisioni che dipendono dalla volontà umana, rimane sempre la possibilità di arrivare a una soluzione diplomatica. La guerra scatenata contro l’Ucraina non è l’effetto di una calamità naturale incontrollabile ma della sola libertà umana, e la stessa volontà umana che ha causato questa tragedia ha anche la possibilità e la responsabilità di intraprendere passi per mettervi fine e aprire la strada a una soluzione diplomatica».

La preoccupazione della Santa Sede è una escalation? Lei stesso ne parlava dicendo che «fa paura» l’ipotesi di un coinvolgimento dei Paesi occidentali.

«La Santa Sede è preoccupata per il rischio di un allargamento della guerra. L’innalzamento del livello del conflitto, l’esplodere di nuovi scontri armati, la corsa al riarmo sono segnali drammatici e inquietanti in questo senso. L’allargamento della guerra significa nuove sofferenze, nuovi lutti, nuove vittime, nuove distruzioni, che si aggiungono a quelli che il popolo ucraino, soprattutto bambini, donne, anziani e civili, vive nella propria carne, pagando il prezzo troppo caro di questa guerra ingiusta».

Francesco ha parlato anche del conflitto israelo-palestinese, evocando la «responsabilità» dei contendenti. Che cosa hanno in comune le due situazioni?

«Le due situazioni hanno certamente in comune il fatto che si sono pericolosamente allargate oltre ogni limite accettabile, che non si riesce a risolverle, che hanno dei riflessi in diversi Paesi, e che non possono trovare una soluzione senza un negoziato serio. Mi preoccupa l’odio che stanno generando. Quando mai si potranno rimarginare ferite così profonde?»

Sempre in tema di escalation: il Papa ha parlato più volte del pericolo di un conflitto nucleare, «basta un incidente», è questa la paura di fondo della Santa Sede? Un «incidente» come a Sarajevo nel ’14?

«Il rischio di una fatale “deriva” nucleare non è assente. Basta vedere la regolarità con la quale certi rappresentanti governativi ricorrono a tale minaccia. Non posso che sperare che si tratti di una propaganda strategica e non di un “avvertimento” di un fatto realmente possibile. Quanto alla “paura di fondo” della Santa Sede, credo che essa sia piuttosto quella che i vari attori di questa tragica situazione arrivino a chiudersi ancora di più nei propri interessi, non facendo ciò che possono per arrivare a una pace giusta e stabile».

Fonte-Vatican News-

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Lazio

Chiesa di Rieti-In Cammino per la Pace: la comunità di Rieti si unisce nella preghiera e nella fiaccolata

Chiesa di Rieti-In una serata che ha unito fede e speranza, la comunitàdellaChiesa di Rietisi è raccolta in occasione dell’anniversario dell’inizio del conflitto in Ucraina, manifestando un profondo desiderio di pace attraverso due momenti di intensa spiritualità e comunione. Il 24 febbraio, la basilica di Sant’Agostino ha ospitato una Celebrazione Eucaristica particolarmente toccante, presieduta dal vescovo Vito, che ha visto la significativa partecipazione della comunità greco-cattolica ucraina, guidata dal suo cappellano, don Rostyslav. Una presenza avvertita anche nell’animazione liturgica, con il repertorio del coro diocesano, arricchito di due due canti in ucraino, eseguiti dal piccolo coro della comunità del paese invaso.

Nel suo saluto, il vescovo Vito ha enfatizzato l’importanza di questa seconda domenica di Quaresima, un tempo che ci invita alla riflessione e al rinnovamento spirituale, sottolineando il legame speciale che unisce la comunità di Rieti a quella ucraina. La presenza di don Rostyslav e della comunità ucraina ha rafforzato questi legami di amicizia, fede e umanità, invitando tutti a una preghiera più intensa per la pace.

L’omelia di mons. Piccinonna ha toccato profondamente i cuori dei presenti, facendo riferimento al cammino dalla notte alla luce, simboleggiato dalla trasfigurazione di Gesù. Ha messo in luce come la vera fede ci accompagni nei momenti più bui, offrendoci una prospettiva pasquale che trasforma il nostro deserto interiore in un luogo abitato dalla speranza. La notte di Abramo, la notte di Gesù e la notte che attualmente vivono l’Ucraina e altre regioni in conflitto sono state presentate come momenti di oscurità che possono essere illuminati dalla fiducia illimitata in Dio.

La riflessione sul Venerdì Santo come vera espressione della fede, sul significato della trasfigurazione e sull’importanza di scendere dal monte, portando con sé la luce della speranza, ha preparato i cuori alla seconda parte dell’evento: la fiaccolata silenziosa. Partendo da piazza Giuseppe Mazzini e concludendo in piazza Mariano Vittori, vicino alla statua di San Francesco, i partecipanti hanno percorso le vie di Rieti in un gesto di memoria e riflessione. La preghiera semplice di San Francesco per la pace ha unito tutti in un unico desiderio: la soluzione di tutti i conflitti, non solo in Ucraina ma anche in Medio Oriente e in tutti quei luoghi che spesso restano invisibili ai media.

Questo evento non è stato solo un momento di preghiera comunitaria ma anche un invito ad agire per la pace e l’armonia tra i popoli, a partire dall’impegno personale di ciascuno. La comunità di Rieti, guidata dal suo vescovo e dalla presenza coraggiosa dei suoi fratelli e sorelle ucraini, ha dimostrato che la luce della speranza può brillare anche nelle notti più oscure, e che insieme possiamo camminare verso una pace duratura.

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Marche

Ancona-Università della Pace, Manifestazione regionale per la Pace in Piazza Roma, Domenica 25 Febbraio dalle ore 17:00 -19:30“Fermiamo la guerra – le guerre e riprendiamo per mano la Pace”

Ancona -Manifestazione regionale per laPacecollegata alla Giornata di mobilitazione nazionale – Promossa dallaUniversità della Pacein collaborazione con le associazioni e organizzazioni

Un presidio per chiedere il Cessate il fuoco in Palestina e in Ucraina, per fermare tutte le guerre e riprendere per mano la pace.

Manifestazione regionale ad Ancona, in Piazza Roma, Domenica 25 Febbraio dalle ore 17.00 alle 19.00, nell’ambito della mobilitazione nazionale nelle città italiane promossa dalle Coalizioni#EuropeForPeacee#assisipacegiustae dallaRete Italiana Pace e Disarmo

 Fermiamo la criminale follia di tutte le guerre, la corsa al riarmo, la distruzione del Pianeta

Solo bandiere della pace.

Le organizzazioni marchigiane che intendono aderire possono inviare una mail a: info.universitapace@regione.marche.it

Presidio in Piazza Roma (lato fontana) ad Ancona

Organizzatore

Università per la Pace delle Marche

Proposte di Educazione alla Pace

Appare sempre più fondamentale l’azione formativa ed educativa tesa ad offrire strumenti utili per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, spesso rappresentato da molti mass media in modo inadeguato, se non lacunoso.In relazione al dilemma pace/guerra sono importanti non solo l’informazione, ma anche la formazione.Il luogo primario per eccellenza della formazione è appunto la scuola, dove, unitamente all’università, si formano proprio le coscienze dei cittadini del domani, chiamati ad affrontare e risolvere le sfide del XXI secolo.

LaRete italiana Pace e Disarmovanta al suo interno una vasta esperienza proprio nel campo formativo, svolta spesso sistematicamente in ambito scolastico e non solo. Non è casuale infatti che diverse associazioni facenti parte della Rete siano riconosciute dal MIUR come enti formatori per il personale scolastico. La Rete infatti ha costituito unCoordinamento Edupaceche riunisce le varie realtà del network che operano in questo ambito sia a livello scolastico e universitario, sia territoriale.

Pertanto, alla luce dell’importanza dell’azione formativa, in particolare nelle scuole, per una educazione ad una cittadinanza attiva e alla pace si ritiene opportuno offrire ai docenti un quadro di proposte utili allo scopo.Tali strumenti sono destinati non solo agli insegnanti (attori in primis nella funzione formativa dei giovani), ma anche a quanti in altri ambiti vogliono approfondire tali tematiche nelle sue varie dimensioni.

Un primo percorso riguardaschede curriculari relative a formatoricon esperienza pluriennale che possono essere contattati per corsi, seminari e incontri ad hoc in relazione alla loro specializzazione, indicata nel prospetto stesso.

Un secondo ambito consiste in una raccolta dischede tematiche sui vari problemi connessi alla pace e al disarmo, ai diritti umani e all’educazione ambientale, utilizzabili liberamente da chi fosse interessato ad una sintesi seppur approfondita sulle questioni suddette. I dossier sono strutturati per un primo approccio in grado di fornire comunque un quadro esauriente, corredato anche da indicazioni per ulteriori approfondimenti (bibliografia, sitografia, filmografia ecc.).

Il Coordinamento di Educazione alla Pace di RiPD con questa prima duplice iniziativa intende mettere le sue competenze al servizio della scuola e delle sue crescenti esigenzein un mondo sempre più interconnesso e complesso.

Rete Italiana Pace e Disarmo

Segreteria Nazionale
c/o Casa per la Nonviolenza
via Spagna 8 – 37123 – Verona

www.retepacedisarmo.org

Contatti

Per la Segreteria: 045/8009803
segreteria@retepacedisarmo.org

Per il coordinamento Campagne:campagne@retepacedisarmo.org

Per richieste dai media:media@retepacedisarmo.org

Le Reti Fondatrici di RIPD

LaRete Italiana Pace e Disarmoè nata il 21 settembre 2020 dalla confluenza di due organismi storici del movimento pacifista italiano: laRete della Pace(fondata nel 2014) e laRete Italiana per il Disarmo(fondata nel 2004).

Al momento della nascita della nuova Rete le organizzazioni aderenti al nuovo organismo erano le seguenti.

Qui ilsito internet di Rete della Pace, con l’archivio delle iniziative fino al 2020

ACLI, AGESCI, Accademia apuana della pace, Ambasciata democrazia locale, Amici della mezza luna rossa palestinese, ANSPS, AOI – Associazione di cooperazione e di solidarietà internazionale, Ara pacis iniziative, Archivio disarmo, ARCI, ARCI Bassa Val di Cecina, ARCI Verona, ARCS, ASC Aps, Associazione  Perugia Palestina, Associazione per la pace,  Associazione per la pace di Modena,  AssopacePalestina, AUSER, CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, CGIL, CGIL Padova, CGIL Verona, CIPAX, CNCA, Comunità araba siriana in Umbria, Coordinamento comunità palestinesi, Coordinamento comasco per la pace, Coordinamento pace in comune Milano, CTA – centro turistico Acli PG – Encuentrarte, FIOM Cgil, FOCSIV, Fondazione Angelo Frammartino, Fondazione Finanza Etica, IPRI – rete CCP, IPSIA, Lega per i diritti dei popoli, Legambiente, Link2007 cooperazione in rete, Link – coordinamento universitario, Lunaria, MIR, Movimento europeo, Movimento nonviolento, Nexus Emilia Romagna, Per il mondo, Peacewaves,  Piattaforma ong MO, Restiamo umani con Vik Venezia, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Rete della pace umbra, Tavola della pace valle Brembana, Tavola pace val di Cecina, Tavola sarda della pace, Tavola della pace di Bergamo, U.S. Acli, UDS, UDU, UISP, Un ponte per…, Ventiquattro marzo.

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Lazio

Ucraina, Barbera (Prc): Flash mob davanti Palazzo Madama contro l’invio di nuove armi all’Ucraina

Roma 23 gennaio 2024-“Questa sera una delegazione composta dai rappresentanti di diverse organizzazioni politiche e pacifiste, si è staccata dalla manifestazione indetta al Pantheon, a Roma, contro l’invio dell’ottavo pacchetto di armi in Ucraina in discussione al Senato, portando la protesta pacifica direttamente sotto Palazzo Madama, con l’esibizione di uno striscione di diversi metri che recitava: “NO ALL’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA, FUORI L’ITALIA DALLA NATO”. Abbiamo voluto in questa maniera protestare contro la politica guerrafondaia portata avanti dal governo Meloni. Il nostro Paese contribuisce, insieme alla Nato, ad alimentare una sanguinosa guerra che rischia di trasformarsi in un conflitto nucleare, con conseguenze devastanti per tutti. Ricordiamo, inoltre, che fino ad oggi son già stati spesi circa 800 milioni di euro. Risorse preziose che avrebbero potuto essere destinate alla più proficua spesa sociale e sanitaria, invece di alimentare altre morti e sofferenze. Quello che si sta consumando è l’ennesima violazione della nostra carta costituzionale che, con l’articolo 11, ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Lo scontato voto favorevole di un Parlamento lontano dal paese reale rischia di essere l’ennesimo atto eversivo del nostro ordinamento costituzionale, contro il volere di quella maggioranza silenziosa che continua ad esprimersi, nei sondaggi di opinione, contro la guerra voluta dalle nostre classi dirigenti. La mobilitazione non si placherà e verranno organizzate nei prossimi giorni altre manifestazioni di protesta”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista

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Lazio

Armi ad Israele, Giovanni Barbera (PRC): “Anche il Governo Meloni ha le mani sporche del sangue dei civili palestinesi”

Roma- 20 gennaio 2024-“Tajani sostiene che l’Italia ha sospeso la vendita delle armi adIsraeledopo il 7 ottobre però l’Unità  per le autorizzazioni dei materiali di armamento  (UAMA) che si occupa di concedere il nulla osta per la vendita e l’acquisto dei sistemi d’arma  nega l’accesso alle informazioni sull’esportazioni di armi ad Israele dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, come denuncia Altra Economia. Inoltre si tace sul fatto che il nostro territorio venga utilizzato per il transito delle armi che dagli Stati Uniti arrivano a Israele. Non è, infatti, un mistero che la  base aeronavale siciliana di Sigonella venga impiegata attivamente dal Pentagono per il trasporto aereo di armi e munizioni destinate alle forze armate di Israele, impegnate nei bombardamenti contro le milizie di Hamas e la popolazione civile di Gaza. Così come non è un mistero che il governo Meloni abbia inviato diverse unità navali  da guerra nel Mediterraneo orientale  che,  insieme ai gruppi navali degli Stati Uniti, stanno svolgendo  una funzione di supporto alle operazioni aeronavali israeliane. Tutto questo si chiama cobelligeranza e complicità nel genocidio in atto a Gaza. Con buona pace di Tajani e senza tanti giri di parole, va denunciato che anche il nostro governo ha le mani sporche del sangue dei civili palestinesi”. E’ quanto afferma Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.

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