GAZA

Lazio

Scuola-Tiziana Biolghini (Roma Futura):”Lettera professore su Gaza, dal Ministero repressione del Libero Pensiero”

Roma–Consigliera capitolina diRoma Futura Tiziana Biolghini:“Una lettera profonda e toccante quella inviata da un professore del Liceo Vivona di Roma ai propri studenti. Un richiamo alla Pace. Citando Dante e Montale, il professore invitava anche a ‘non dimenticare Gaza’. Quell’invito, però, non è piaciuto a una parte della destra che in quelle righe ha visto ‘un tentativo di indottrinamento’, tanto da far scattare un’indagine da parte del Ministero con studenti interrogati dagli ispettori dell’Ufficio Scolastico del Lazio, giunti sul posto per ‘fare chiarezza’ sull’accaduto” dichiara la Consigliera capitolina diRoma Futura Tiziana Biolghini.

“Queste azioni da parte dello Stato registrano una parte vergognosa della storia dell’istruzione in Italia. Un episodio di inaudita gravità che riecheggia quanto di meno democratico abbia già vissuto il nostro Paese. Per i vertici del Ministero, però, è più preoccupante un professore che invita a tenere i riflettori accesi su quanto è ancora in atto a Gaza piuttosto che la miriade di problemi che affrontano le nostre ragazze e ragazzi ancora nel 2026. Preoccupiamoci, invece, di costruire un futuro migliore per le nostre studentesse e studenti. Con la repressione della libertà di pensiero non stiamo certo percorrendo la strada giusta”concludela Consigliera capitolina diRoma Futura Tiziana Biolghini.

Roma, 20 luglio 2026

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Lazio

Flotilla, Roberto Gualtieri: “Preoccupazione per attivisti, siano liberati al più presto”

Sindaco di Roma,Roberto Gualtieri:”Seguiamo con forte preoccupazione il fermo da parte delle autorità israeliane degli attivisti della Flotilla diretta a Gaza, tra i quali ci sono anche diversi cittadini romani e persone residenti nella nostra città. 

Siamo in costante contatto con la Farnesina per seguire gli sviluppi della situazione e chiediamo che siano garantite piena tutela, assistenza, condizioni di sicurezza e una rapida liberazione, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali“. 

Così in una nota il Sindaco di Roma,Roberto Gualtieri.  

Roma, 20 maggio 2026

Roma. (askanews) – L’esercito israeliano ha iniziato l’abbordaggio della flottiglia umanitaria Global Sumud diretta a Gaza. Il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha riferito che alcuni soldati israeliani sono stati ripresi vicino a una delle navi dirette verso la Striscia di Gaza. La flottiglia, composta da 54 imbarcazioni, è salpata giovedì dal distretto mediterraneo turco di Marmaris in un nuovo tentativo di rompere il blocco israeliano su Gaza.Il giornale israeliano Ynet riferisce che le forze armate israeliane stanno prendendo il controllo delle imbarcazioni che guidano la Global Sumud Flotilla verso Gaza, arrestando gli attivisti a bordo e trasferendoli su una nave della Marina dotata di “prigione galleggiante”, per poi essere condotti ad Ashdod, in Israele. Il tracker sul sito della Global Sumud Flottilla conferma l’intercettazione di alcune barche e mostra alcune immagini delle operazioni di abbordaggio. Il giornalista indipendente americano, Alex Colston, ha annunciato che “circa 30 imbarcazioni stanno ancora proseguendo” la navigazione, mentre “almeno due barche sono state confermate come abbordate e intercettate”. “Abbiamo appena effettuato un appello a bordo dell’intera flottiglia: circa 30 imbarcazioni stanno ancora proseguendo e sono in grado di comunicare, mentre almeno due barche sono state confermate come abbordate e intercettate”, ha scritto su X Colston, al seguito della Global Sumud Flotilla. Media israeliani hanno informato che sono iniziate le operazioni di abbordaggio da parte delle forze armate israeliane al largo delle coste di Cipro. Successivamente il giornalista americano indipendente ha aggiornato il bilancio: “Sono state confermate 10 imbarcazioni intercettate”. “Posso confermare che le persone a bordo delle imbarcazioni intercettate vengono trasferite su una, forse due, fregate militari adibite a prigione”, ha aggiunto Colston.Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condotto anche oggi passi diplomatici con il governo israeliano per chiedere rassicurazioni sulle condizioni di trattamento degli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla che potrebbero essere fermati dalle Idf. Lo rende noto la Farnesina. Tajani – aggiunge la Farnesina – ha chiesto all’Unità di Crisi, alle ambasciate d’Italia a Tel Aviv, Ankara e Nicosia di effettuare tutti i passi necessari per tutelare l’incolumità degli italiani e assisterli in caso di sbarco. L’ambasciatore d’Italia a Tel Aviv ha avuto un ulteriore contatto con le autorità israeliane questa mattina per garantire la sicurezza degli italiani. La Farnesina continua a seguire l’evoluzione della situazione. “Anche oggi – ha poi scritto il ministro su X – stiamo seguendo minuto per minuto l’evoluzione di tutte le vicende della Flottiglia attraverso l’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri e le nostre Ambasciate in Israele, Turchia e Cipro”. “A Tel Aviv hanno già svolto, su mia indicazione, tutti gli ulteriori passi necessari per chiedere alle autorità israeliane di garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini italiani coinvolti”, ribadisce il ministro. “Le navi da guerra israeliane stanno costantemente disturbando la nostra connessione internet con dispositivi di disturbo del segnale, sia davanti che dietro di noi. Hanno portato via alcuni dei nostri amici più cari. Abbiamo cambiato rotta. Non torneremo indietro. Ci stiamo dirigendo verso Gaza”, ha annunciato l’attivista turco Harun Uyar, a bordo dell’imbarcazione Rim, parte della Global Sumud Flotilla.

Secondo quanto riferisce l’agenzia turca Anadolu, un altro attivista turco, Ahmet Soylemez, ha dichiarato che “Al momento sembra che ci siamo lasciati alle spalle le navi israeliane. Ma da quello che ci giungono dai gruppi, ogni ora altri nostri amici attivisti su altre imbarcazioni vengono fermati e illegalmente trattenuti in acque internazionali”.

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Italia

Città del Vaticano- Conflitti in Medio Oriente, Ucraina e in altre aree del mondo, Papa Leone XIV torna ad invocare la Pace e dialogo

Città del Vaticano- Papa Leone XIV continua a mettere in guardia dal rischio di una “voragine irreparabile” in cui potrebbe cadere l’umanità in seguito agli ultimi attacchi in Medio Oriente e non solo, a chiedere al Signore di illuminare i leader delle nazioni affinché abbandonino i progetti di morte e fermino la corsa agli armamenti, a denunciare il diffuso clima di odio e paura; e si affida a Maria perché si apra uno spazio di dialogo nel quale si possano sentire le voci dei popoli… La dura realtà, però, ci parla di bombardamenti continui in Medio Oriente come in Ucraina, di fragore di armi, di distruzioni apocalittiche e di morti e feriti in tante altre parti del mondo. Cosa dire, cosa fare? Questo venerdì 13 marzo siamo invitati alla preghiera e al digiuno per invocare la pace.

Armi “spuntate” le nostre? Certamente non se n’è vista l’efficacia in tempi recenti; ché, anzi, il “fragore delle armi” aumenta e la conta dei danni e dei morti e feriti appare senza fine. Sappiamo che solo Dio potrebbe cambiare i pensieri e i cuori degli uomini, ma egli lascia libera la volontà dei buoni come quella dei malvagi, che pare siano ben lontani dal ricredersi e convertirsi. Anzi, si vantano dei successi militari nell’uno e nell’altro campo, delle distruzioni a tappeto fino al massacro, dei troppi morti mirati e anche di quelli ritenuti solo incidenti collaterali… Addirittura simulano la guerra vera con innocenti “war games”, giusto per non perdere l’abitudine, ma snobbando ulteriormente e perfidamente ogni appello alla pace! Trump dichiara che sono ormai a buon punto: anzi, in anticipo sui tempi previsti per la interdizione totale, giustificata, a suo parere, dal divieto assoluto di armi nucleari per l’Iran.

Netanyahu ammette che manca ancora un po’ e intanto mette a ferro e fuoco anche il Libano, dove, ahimè, si è dovuta registrare, tra le altre, anche la morte di un prete maronita, colpito proditoriamente mentre soccorreva persone a loro volta ferite dai colpi sparati da un carro armato israeliano.

Il papa non ha dimenticato di citarlo e di pregare per lui e per tutte le vittime di questa recrudescenza di terrore nella Terra di Gesù e in tutto il Medio Oriente, dove la guerra divampa ora anche tra gli stessi paesi arabi e musulmani dell’intero Golfo, in una spirale che sembra non avere fine. Proprio quel prete, padre Pierre Al-Rahi, ucciso lunedì, aveva poche ore prima parlato delle uniche armi a disposizione dei credenti e di chi si ostina a rimanere nella propria terra: fede, desiderio di pace e speranza; e ancora, qualche giorno prima: “pace, bontà, amore”. Parole, sentimenti, pensieri che risultano così stonati nel clima di odio e di violenza a cui si assiste lì come altrove. Ma sono le uniche armi che restano, se non si vuole alimentare altra violenza.

Servono fede e testimonianza, famiglie e comunità che diventino scuole di pace, una politica che si schieri decisamente per imboccare strade disarmate e disarmanti… Ma non per finta o ipocritamente, come continua a fare chi si appella al diritto internazionale infranto dopo essere stato il primo a farlo: sorprende la faccia tosta di un Putin che, telefonando l’altro giorno al collega Trump, si ripropone come mediatore in Medio Oriente, mentre si vanta di aver fatto passi avanti (anche contro l’evidenza ammessa invece dai suoi militari) nell’occupazione illegale del Donbass, ribadendo la sua volontà di pace, purché l’Ucraina ceda su tutto il fronte alle sue assurde pretese. Si assiste proprio a un tragico gioco in cui ciascuno mira solo ai propri obiettivi di dominio e di sopraffazione. Come si uscirà da questo labirinto? Anche l’appello al disarmo, purtroppo, sembra lasciare il tempo che trova: del resto, basta che ci sia anche solo uno stato, o anche solo un uomo, che intende armarsi e affilare le armi, perché gli altri – tutti gli altri – si attrezzino a difendersi. Lo dimostra il recente ben registrato aumento della corsa agli armamenti, in cui la “pacifica” Europa è passata gagliardamente al primo posto. Una dura realtà ci sta di fronte, senza prospettive di miglioramento a breve termine. Eppure, ciononostante, dovremo usare le nostre uniche “armi” a disposizione (fede, preghiera, digiuno, speranza…), in attesa che almeno la diplomazia rialzi la testa e riesca a frenare la degenerazione che ha fatto a brandelli il diritto internazionale. Anche in questo ha certamente senso l’appello del papa, purché qualcuno lo ascolti.

Articolo di Vincenzo Tosello-FonteAgenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa)

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Mondo

Nel mondo uccisi 129 giornalisti, quasi la metà a Gaza

Nel 2025, secondo l’ultimo rapporto del Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), dei 129 reporter che hanno perso la vita nel mondo nello svolgimento del loro lavoro, quasi la metà sono stati uccisi a Gaza. Un record purtroppo drammatico, quello totale, che segna il secondo picco annuale consecutivo dal 1992, ovvero da quando il Cpj tiene questo conteggio: già nel 2024 le vittime erano state 124.

A Gaza uccisa quasi la metà dei giornalisti colpiti nel mondo

Nel mondo uccisi 129 giornalisti, quasi la metà a Gaza-Vatican News

“L’esercito israeliano”, si legge nel 35° rapporto, “ha commesso più omicidi mirati di membri della stampa di qualsiasi altro esercito governativo fino a oggi, e la stragrande maggioranza delle vittime sono giornalisti e operatori dei media palestinesi a Gaza”. Oltre il 60% degli 86 giornalisti, la cui uccisione viene attribuita alle Forze di difesa israeliane (Idf) nel 2025, era palestinese e lavorava a Gaza. Il Cpj ha poi rilevato un aumento nell’uso dei droni per gli attacchi. L’Idf avrebbe la responsabilità della morte di 28 giornalisti uccisi a Gaza sui 39 totali morti a causa di raid condotti con droni. Il Cpj documenta nel suo dossier casi in cui i giornalisti presi di mira da Israele a Gaza erano noti per aver riportato in modo approfondito evidenti crimini di guerra, come la fame o gli attacchi agli ospedali. “Utilizzando questa tattica, le forze israeliane hanno aggravato le violazioni del diritto internazionale, mettendo al contempo a tacere le critiche sul campo”, dice l’Ong.

L’uso di accuse infondate per colpire i media

Inoltre, il rapporto sostiene come l’uso di accuse infondate di attività criminali contro i giornalisti sia una caratteristica degli attacchi alla stampa in generale negli ultimi anni. Questa è una tendenza riscontrabile sia nell’elevato numero di giornalisti detenuti per il loro lavoro sia nella giustificazione delle loro uccisioni. “Israele, in particolare, ha ripetutamente ucciso giornalisti che successivamente — e in alcuni casi preventivamente — ha accusato di essere militanti, senza fornire prove credibili a sostegno delle sue affermazioni”, dice il Cpj. E cita ad esempio il caso di Anas Al-Sharif, il reporter di Al Jazeera ucciso il 10 agosto 2025 assieme ad altri colleghi in una tenda per i media, che più volte aveva pubblicamente avvertito come la sua vita fosse in pericolo “dopo ripetute e infondate” accuse da parte di Israele. Caso simile a quello accaduto il 25 agosto successivo, quando le truppe israeliane hanno attaccato l’ospedale Nasser di Khan Yunis (nel sud della Striscia), uccidendo 5 giornalisti tra le 20 vittime registrate. «Un’indagine della Reuters», evidenzia il rapporto, “ha poi rivelato che l’obiettivo era la telecamera di un giornalista posizionata lì da mesi, con l’assenso dell’Idf, per fornire alla Reuters un feed di notizie in diretta”.

Ancora tensioni in Cisgiordania

La pressione delle truppe israeliane e dei coloni è aumentata negli ultimi mesi anche in Cisgiordania, nello Stato di Palestina. Ieri, riferisce la Wafa citando l’organizzazione per i diritti umani Al-Baydar, un nuovo episodio di violenza, quando settlers violenti hanno incendiato strutture agricole di proprietà palestinese nella zona di Al-Shamis, a nord est di Gerusalemme.

Knesset: primo ok alla legge sull’obbligo del rito ortodosso al Muro del pianto

All’interno di Israele un’ulteriore stretta starebbe arrivando anche in materia religiosa. La plenaria della Knesset ha approvato in lettura preliminare (56 i voti a favore, 47 i contrari) la cosiddetta “legge sul Muro occidentale”, che di fatto proibirebbe ai gruppi ebraici non ortodossi e più laici di pregare nel sito. In base al progetto legislativo, la preghiera dovrebbe essere condotta esclusivamente secondo le prescrizioni dell’ebraismo ortodosso, che prevedono per esempio la rigida separazione tra uomini e donne. Il disegno di legge mira a aggirare la sentenza dell’Alta Corte di giustizia di giovedì scorso, secondo cui lo Stato deve procedere con l’ampliamento della cosiddetta “area egalitaria” del Muro Occidentale, una porzione meno utilizzata del luogo sacro, dove è concesso pregare agli ebrei “non ortodossi”. L’ampliamento, rimasto finora bloccato, faceva parte del “Compromesso sul Muro Occidentale”, concordato dal governo Netanyahu un decennio fa, che prevedeva una piattaforma di preghiera pluralista nel sito. Il nuovo disegno di legge conferirebbe ai due rabbini capo del Paese, entrambi ortodossi, l’autorità ultima su tutta l’estensione dei luoghi sacri ebraici, inclusa l’area utilizzata finora come zona di “preghiera egalitaria”, e definirebbe come “profanazione” qualsiasi attività nel sito contraria alle loro istruzioni, come ad esempio il culto non ortodosso. Perché la proposta diventi legge servono ora altre tre votazioni.

Fonte -Vatican News-Articolo diRoberto Paglialonga – Città del Vaticano-

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Lazio

Gaza , Valerio Casini e Francesca Leoncini(Italia Viva):Presentata mozione urgente per esporre su Campidoglio bandiere di Palestina e Israele

Roma, 18 settembre 2025 – Valerio Casini e Francesca Leoncini consiglieri capitolini di Italia Viva. :“Vogliamo promuovere un’iniziativa a favore della pace a Gaza e della prospettiva dei due Stati per due popoli, che per noi è da sempre l’unico obiettivo auspicabile e possibile. Per questo motivo, oggi, raccogliendo anche le ragioni dell’appello di ‘Sinistra per Israele’ abbiamo presentato in Assemblea capitolina una mozione urgente per impegnare Sindaco e Giunta a esporre su Palazzo Senatorio due bandiere, una accanto all’altra: quella palestinese e quella israeliana, come simbolo del diritto e della concreta possibilità dei due popoli di vivere pacificamente in due Stati. Ci auguriamo che il nostro atto venga votato e che trovi un’ampia convergenza politica. Noi tutti abbiamo infatti il dovere di contribuire alla diffusione di un clima diverso da quello di conflitto e antagonismo che sta purtroppo prendendo sempre più piede. Noi tutti abbiamo il dovere di promuovere un’altra via, che sia diversa dalla violenza che sta portando a migliaia di vittime civili, anche bambini, a Gaza e che non porti dall’altra parte a una recrudescenza dell’odio antisemita. Odio e violenza si nutrono a vicenda, acuiscono soltanto i conflitti e di certo non fermano i terroristi di Hamas, responsabili della barbarie del 7 ottobre né il massacro dei palestinesi a Gaza né tantomeno aiutano a liberare gli ostaggi. Roma, che ambisce giustamente a essere capitale di pace e inclusività, deve ritagliarsi un ruolo importante in questo contesto, e farsi promotrice di una cultura dell’accoglienza e del dialogo fra i popoli. È questa l’unica prospettiva in cui crediamo”.

Lo dichiarano in una nota Valerio Casini e Francesca Leoncini, consiglieri capitolini di Italia Viva.

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ItaliaLa voce di tutti

Striscia di GAZA-La resa della politica, la voce della coscienza

AGaza, ciò che si sta verificando va oltre ogni giustificazione politica o militare. Quartieri interi cancellati, ospedali colpiti, bambini sepolti sotto le macerie: non si tratta più di “danni collaterali”, ma di un’agonia collettiva che ha assunto i tratti di un crimine morale prima ancora che giuridico. La sproporzione dell’uso della forza è sotto gli occhi del mondo, e il numero delle vittime civili ha ormai raggiunto una dimensione intollerabile per ogni coscienza umana.

Da una parte un Israele ferito e isolato, che ha smarrito la lucidità strategica e si aggrappa a una superiorità militare che non è più sinonimo di deterrenza. Dall’altra, un mondo arabo frammentato e ambiguo, incapace di opporsi alla logica distruttiva di Hamas ma anche di offrire una prospettiva politica credibile ai palestinesi. E nel mezzo, il collasso della diplomazia occidentale, con un’America ondivaga e sempre più ripiegata su se stessa, e un’Europa afona, marginale, spettatrice di un dramma che non sa (e forse non vuole) decifrare.

Israele oggi è prigioniero della propria forza. Dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, il più grave nella sua storia recente, il governo Netanyahu ha risposto con una violenza sproporzionata e sistematica, convinto che l’annientamento di Hamas equivalga alla restaurazione della sicurezza. Ma questa equazione, ormai, non regge più. Perché non si possono distruggere ideologie con i droni, né vincere guerre urbane con gli F-16.

Nel frattempo, decine di ostaggi israeliani restano ancora nelle mani di Hamas, vittime silenziose di un cinismo che non risparmia nemmeno le vite più innocenti. La loro sorte, troppo spesso relegata ai margini del discorso pubblico, rappresenta un’altra ferita aperta in questo conflitto senza uscita. Il loro rilascio deve essere una priorità umanitaria, non un dettaglio negoziale.

La realtà è che la deterrenza israeliana si sta sgretolando proprio mentre si manifesta in tutta la sua potenza. E dietro l’apparato bellico, emerge un vuoto politico impressionante: nessuna visione per il futuro di Gaza, nessun interlocutore palestinese riconosciuto, nessuna strategia regionale. Solo una lunga, costosa e pericolosa occupazione militare, che logora il consenso interno e isola il Paese sul piano internazionale.

Sul versante palestinese, la situazione è drammaticamente compromessa. Hamas ha scelto la via del martirio ideologico, portando un’intera popolazione al suicidio politico. Il suo cinismo è pari soltanto alla sua efficacia retorica: si nutre del dolore, lo trasforma in propaganda, e costringe Israele a reagire secondo il copione più favorevole alla propria narrazione.

Ma ciò che impressiona è l’assenza totale di leadership politica alternativa. L’Autorità Nazionale Palestinese non è solo debole: è ormai delegittimata, scollegata dal territorio e incapace di parlare a nome del proprio popolo. La Palestina, più che divisa, è acefala. E in questa decapitazione istituzionale, trova spazio l’internazionalizzazione del conflitto, che diventa sempre più terreno di scontro tra potenze esterne.

L’Iran continua a recitare la parte del grande antagonista regionale, ma la sua strategia di proiezione indiretta – attraverso Hezbollah, le milizie sciite e i gruppi armati – si rivela inefficace nel contenere la crisi o nel rafforzare la causa palestinese. La logica dell’«asse della resistenza» si basa su una mitologia rivoluzionaria che non riesce più a trasformarsi in influenza reale, e anzi rischia di innescare un conflitto più ampio, che nessuno sembra davvero preparato ad affrontare.

L’attacco coordinato da Hezbollah lungo il confine nord, così come le provocazioni yemenite nel Mar Rosso, sono più strumenti di pressione simbolica che vere opzioni strategiche. Nessuno degli attori regionali vuole davvero la guerra, ma tutti sono disposti a flirtare col disastro per restare rilevanti.

Il vuoto lasciato dagli Stati Uniti è sempre più evidente. Washington alterna dichiarazioni concilianti ad appoggi militari incondizionati, incapace di distinguere tra alleanza e complicità. La Casa Bianca sembra prigioniera delle proprie contraddizioni: legata a Israele da una storia di fedeltà strategica, ma consapevole che l’attuale gestione del conflitto è un boomerang diplomatico di proporzioni globali.

L’Europa, dal canto suo, non c’è. E quando c’è, è irrilevante. I suoi leader si limitano a commentare, ad auspicare, a finanziare aiuti umanitari senza sporcarsi le mani con la politica vera. Ma la diplomazia, per essere efficace, ha bisogno di credibilità. E l’Unione Europea, oggi, non ha né l’una né l’altra.

L’unico vero attore che sembra aver intuito lo spazio lasciato libero è la Cina. Nelle ultime ore, Pechino ha rilanciato l’idea di una conferenza internazionale sul Medio Oriente, avanzando la propria candidatura a mediatore globale. Non si tratta di un gesto altruista, ma di una mossa precisa nel disegno della nuova geopolitica multipolare. Eppure, che piaccia o no, potrebbe essere proprio la Cina a riaprire lo spazio per una diplomazia inclusiva, laddove l’Occidente ha preferito il silenzio o la complicità.

In questo contesto di cinismo e disillusione, le parole della Chiesa risuonano con una forza inattesa. Papa Leone XIV, parlando con una fermezza profetica, ha denunciato “l’idolatria della forza” e ha invocato una pace giusta, non imposta ma costruita nel dialogo tra i popoli: «In un mondo diviso e ferito dall’odio e dalla guerra siamo chiamati a seminare la speranza e a costruire la pace! È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani e dalle persone malate». Parole che non sono retorica, ma denuncia. Il Patriarca Pizzaballa, da Gerusalemme, ha chiesto di non rassegnarsi al conflitto come destino, rifiutando l’idea che la convivenza sia ormai un’utopia.

È forse proprio la Chiesa, oggi, a rappresentare uno degli ultimi spazi di mediazione autentica. Non per ambizioni politiche, ma per vocazione universale. Non per offrire soluzioni tecniche, ma per ricordare che la dignità umana – da entrambe le parti – viene prima di ogni frontiera.

Quale soluzione, davvero? Qualcuno dirà che è troppo tardi. Che l’odio ha scavato solchi troppo profondi. Ma la diplomazia nasce proprio quando tutto sembra perduto. Un primo passo è possibile: cessate il fuoco immediato, corridoi umanitari, liberazione degli ostaggi, e una roadmap internazionale che preveda la presenza di una forza di interposizione sotto egida Onu o araba. Poi, l’apertura a un nuovo dialogo israelo-palestinese, fondato non più su illusioni bilaterali, ma su un sistema multilaterale rinnovato, inclusivo anche di Cina e potenze regionali.

Non sarà facile. Ma se la politica vuole ritrovare sé stessa, dovrà passare di nuovo da Gerusalemme. Perché chi governa il destino della Terra Santa governa, in fondo, l’anima stessa del mondo.

Articolo diDoriano Vincenzo De Luca-FonteFISC – Federazione Italiana Settimanali Cattolici

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Roma- Gaza, «Contro la congiura del silenzio» sono state consegnate duecento firme ai vertici Fnsi e dell’Ordine dei giornalisti

Roma- Gaza, La Federazione nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) è stata presente sin da subito per denunciare il blocco all’informazione imposto dal governo israeliano e che non ha mai permesso l’accesso dei giornalisti a Gaza, e lo ha fatto con due lettere inviate all’ambasciatore israeliano.

Delle due lettere, ricorda la Fnsi, «la seconda non ha mai ricevuto risposta».

Inoltre il sindacato unitario dei giornalisti italiani è in campo per la pace e la protezione dei colleghi palestinesi: «Abbiamo protestato e ricordato che i giornalisti non possono essere bersagli di guerra, mentre nella seconda lettera abbiamo inviato al governo israeliano la petizione promossa dal sindacato dei giornalisti, e sottoscritta dai direttori delle maggiori testate giornalistiche italiane, per chiedere l’accesso dei giornalisti a Gaza e il ritorno al principio democratico della libertà di informazione».

Così ha ricordato a Roma la Segretaria della Fnsi, Alessandra Costante alla delegazione del «Movimento per la Pace e la Giustizia in Medio Oriente», che ha consegnato ai vertici della Federazione le duecento firme di giornaliste e giornalisti aderenti all’Appello contro la Congiura del Silenzio, che è stato pubblicato su una pagina a pagamento di Repubblica, la scorsa domenica, 25 maggio.

«C’è un’assoluta unità di intenti tra tutti gli organismi della categoria, sindacali e istituzionali, dei giornalisti italiani», ha affermato Costante.

«L’Appello – ha rilevato a Roma il presidente Fnsi, Vittorio di Trapani – è prezioso. Aiuta anche a sensibilizzare le redazioni e a costruire una mobilitazione che coinvolga i Comitati di Redazione e con l’uso di tutti gli strumenti che mette a disposizione il contratto: il ritiro della firma – ad esempio – e la pubblicazione di comunicati, sono opportunità per affermare la qualità e la dignità della nostra idea di giornalismo. Come il poter pensare ad alleanze che elevino la mobilitazione a livello europeo, a partire dalla Federazione europea dei giornalisti».

Dalla Federazione, oltre all’apprezzamento dell’iniziativa, è arrivato anche l’impegno a allargare la mobilitazione coinvolgendo i Cdr e a portare le istanze al Congresso della Federazione europea dei giornalisti che si svolgerà a Budapest il 2 e 3 giugno.

Analogamente, Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli, che con la Segretaria Paola Spadari ha ricevuto la delegazione formata da Gianni Giovannetti, Alessandra Mancuso e Vanna Palumbo, ha ribadito la necessità di procedere in modo compatto, insieme alla Fnsi, per aiutare e proteggere i colleghi palestinesi, per restituire agibilità all’informazione a Gaza e per offrire ai cittadini un’informazione capace di rispondere all’opinione pubblica.

Tra i compiti dell’Ordine dei giornalisti c’è anche quello di «vigilare sul rispetto della completezza e della libertà dell’informazione e di essere attenti a quanto avviene nelle redazioni», ha affermato Bartoli.

Tutti gli interlocutori hanno anche sottolineato la necessità di costruire un fronte più largo possibile e unire le forze per «far cessare immediatamente la strage dei giornalisti di Gaza e portare soccorso alla popolazione stremata dopo tre mesi di blocco degli aiuti».

Fonte-Riforma.it-Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi in Italia.

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Mondo

Gaza va ripulita da Hamas trasferendone la popolazione, secondo la proposta di Trump

Gaza va ripulita da Hamas trasferendone la popolazione, secondo la proposta di Trump– A seguito degli aspri contrasti fra Israele e Hamas seguiti alla difficoltosa applicazione nella Striscia di Gaza del cessate il fuoco on corso piomba nel mezzo del dibattito internazionale la proposta-bomba del Presidente Trump che ha suggerito una soluzione per sradicare la presenza di Hamas nell’area legata allo spostamento temporaneo o definitivo della popolazione in altre zone del Medio Oriente.

Il presidente americano Trump ha lanciato un piano per “ripulire” Gaza e ha affermato di volere che Egitto e Giordania accolgano i palestinesi dai territori nel tentativo di affermare la pace in Medio Oriente. Trump ne avrebbe già parlato con il re di Giordania e lo farà presto con il presidente egiziano.

“Stiamo parlando di un milione e mezzo di persone, e noi ripuliremo tutto”, ha detto Trump ai giornalisti, definendo Gaza un “cantiere di demolizione” e affermando che la mossa potrebbe essere applicata in forma “temporanea o a lungo termine o eventualmente anche definitiva senza una scadenza predeterminata”.

Biden: grande soddisfazione per la tregua in Libano, ogni sforzo perché duri

Una positiva accoglienza alla tregua in Libano è giunta oggi dal Presidente americano Biden che manifesta i suoi migliori auspici affinché il cessate il fuoco concordato per 60 giorni possa giungere a compimento senza incidenti ed essere poi prolungato a tempo indeterminato e che possa giungersi a un accordo di pace anche con Hamas nella Striscia di Gaza.

“Ho parlato con il premier di Israele e con quello del Libano e posso annunciare la tregua”. Così il presidente Usa Biden, in un discorso alla Casa Bianca. Il conflitto cesserà alle 4 del mattino ora locale, afferma Biden. “Israele ha ora vantaggi tattici che assicurano sicurezza a lungo termine”.

Poi conferma che “non ci saranno truppe americane nel sud del Libano”. E sottolinea: “Anche a Gaza serve una tregua urgente, la popolazione sta vivendo un inferno”. “Merita la pace, ma Hamas rifiuta accordo”. “Nei prossimi giorni” iniziativa Usa.

Biden: uniamo gli sforzi di tutti per fermare la guerra in Medio Oriente– Negli ultimi mesi della sua Presidenza Joe Biden sta concentrando i propri sforzi per fermare l’aggressione Russa in Ucraina e per riportare la pace in Medio Oriente fra Israele e i suoi nemici.

“Sto facendo il possibile per evitare l’escalation in Medioriente”. Lo ha detto il presidente Usa Biden. Biden ha parlato a un pool di giornalisti. “Faremo tutto il possibile per evitare che scoppi una guerra più ampia e continueremo i nostri sforzi”, ha ribadito e sottolineato il leader della Casa Bianca riferendosi al conflitto scaturito tra Israele e Hamas.

Sulla guerra tra Kiev e Mosca: “Non ho ancora deciso se autorizzare l’Ucraina a usare i missili a lungo raggio americani in territorio russo”, ha affermato Biden.

Il Presidente Usa Biden: trattativa delicata, in bilico l’accordo su Gazanonostante le aperture Israeliane– Il Presidente Biden pur seguendo da vicino la trattativa di pace fra Israele ed Hamas, e pur avendo ottenuto un ammorbidimento delle posizioni del Premier Netanyahu non fa mistero di ritenere l’attuale fase della trattativa come estremamente delicata, essendo giunta ad un bivio cruciale fra speranze di accordo e timori di rottura.

Infatti proprio stamane due alti funzionari Usa e 2 israeliani si sono mostrati molto pessimisti su un accordo per il rilascio degli ostaggi e il cessate il fuoco a Gaza, parlando col sito Politico. “Non sappiamo se Sinwar (il nuovo capo politico di Hamas, Ndr) vuole l’accordo. Se non lo vuole c’è la possibilità che l’ Iran attacchi e la situazione degeneri” ha detto una fonte riservata.

Gli Usa spingono per un vertice venerdi al Cairo, ma per uno degli israeliani “non è sicuro che il summit ci sarà. Se ci fosse, nulla di cui parlare finché Israele resta sulla sua posizione”.

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Foto interna ed esterna:https://it.wikipedia.org/wiki/Joe_Biden#/media/File:Joe_Biden_presidential_portrait.jpg

Mondo

Città del Vaticano-Il Segretario di Stato,Cardinale Pietro Parolin: in Ucraina sviluppi preoccupanti, ci si fermi prima dell’irreparabile

Città del Vaticano-22 nov. 2024-Il Segretario di StatoVaticano, Cardinale Pietro Parolin ,a margine della presentazione di un libro alla Lumsa, non commenta il mandato di arresto internazionale per Netanyahu: “A noi interessa che finisca presto la guerra”. Sulle parole del Pontefice sul “genocidio” a Gaza, afferma: “Il Papa ha ribadito la posizione della Santa Sede, ci sono criteri tecnici per definire tale concetto”. Sulla questione dell’antisemitismo: “Sul fenomeno sempre molto chiari, lo abbiamo condannato e continueremo a condannarlo”

Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato -Città del Vaticano

Nessun commento da parte della Santa Sede sulla decisione della Corte Penale internazionale di spiccare un mandato di arresto contro il premier israeliano Netanyahu per crimini di guerra, invece un appello forte, alla luce del crescendo di tensioni nel conflitto in Ucraina, a fermarsi “prima di arrivare all’irreparabile”. Poi un commento sulle parole del Papa perché si indaghi se quello a Gaza, dove il numero delle vittime ha superato le 44 mila, può essere configurato come “genocidio”: “Il Papa ha ribadito quella che è la posizione della Santa Sede”. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin risponde alle domande sulla stretta attualità dei conflitti che agitano il mondo ai cronisti che lo incontrano oggi, 22 novembre, a margine della presentazione del libro all’Università Lumsa“La pastorale della solitudine. Una nuova proposta”del professor Matthew Fforde (edizioni Cantagalli).

Preoccupati per l’Ucraina

Sul mandato di arresto per Netanyahu, il cardinale spiega che la Santa Sede ha “preso nota di quanto è avvenuto” e ribadisce che quello che “a noi preoccupa e interessa è che presto si ponga fine alla guerra”. Stessa preoccupazione anche per l’Ucraina dopo il lancio dei missili di fabbricazione britannica e statunitense a lungo raggio nel territorio russo e le minacce del presidente Vladimir Putin di un conflitto che potrebbe allargarsi su scala globale. “Fermiamoci ora che siamo in tempo, perché questa escalation non si sa dove porterà!”, esclama Parolin facendosi “interprete del pensiero e della preoccupazione del Papa”. “A un certo punto non si saprà più come controllare un eventuale sviluppo di questa situazione”, aggiunge il porporato, che si rivolge “a chi ha responsabilità perché ci si fermi, prima di arrivare all’irreparabile”.

Prosegue l’azione per scambio di prigionieri e rientro dei bambini

Alla domanda se questo sia il momento peggiore del conflitto in Ucraina, il segretario di Stato, osservando “che non mi pare ci sono mai stati momenti migliori”, sottolinea che “certamente questi sviluppi sono molto molto preoccupanti, perché non si sa dove potrebbero portare”. La Santa Sede continua a farsi vicina al Paese “martoriato” proseguendo l’azione diplomatica per lo scambio dei prigionieri e il rientro dei bambini ucraini portati con la forza in Russia. Nessun aggiornamento su questo punto, ma “da parte nostra c’è volontà di continuare”, rimarca Parolin: “Si è sempre fatto oltre che per il bene in sé stesso di questa iniziativa ma anche per preparare un po’ il terreno per arrivare a dei negoziati”.

Le parole del Papa su Gaza

Non si sottrae il cardinale, infine, a una richiesta di commento sulle parole di Papa Francesco contenute in un libro sul Giubileo, quando citava il parere di “alcuni esperti” secondo i quali “ciò che sta accadendo a Gaza ha le caratteristiche di un genocidio”. “Ciò – aggiungeva il Pontefice nel volume – dovrebbe essere studiato attentamente per determinare se rientri nella definizione tecnica formulata dai giuristi e dagli organismi internazionali”. Per Parolin il Papa non ha fatto altro che ribadire “la posizione della Santa Sede” e cioè “che bisogna studiare queste cose, perché ci sono dei criteri tecnici per definire il concetto di genocidio. Il Papa ha detto questo, ha detto quello che noi abbiamo sempre ribadito”.

Condanna dell’antisemitismo

Anche sulla questione antisemitismo il cardinale ricorda che “è chiara la posizione della Santa Sede”: “Non c’è bisogno di fare ulteriori considerazioni. Lo abbiamo sempre condannato e continueremo a condannarlo e cercheremo appunto di creare quelle condizioni, per ciò che ci riguarda, perché ci possa essere davvero una seria condanna e una seria lotta contro questo fenomeno”.

Il calo dei matrimoni religiosi in Italia

A fine presentazione il cardinale, è interpellato dall’agenzia LaPresse sul dato Istat, diffuso in mattinata, sul calo dei matrimoni religiosi in Italia (circa il -2% rispetto al 2022), a fronte di un aumento di quasi il 50% dei matrimoni civili. Secondo il segretario di Stato, “questo problema rientra nella situazione più generale della perdita di fede nella nostra società, dell’indifferenza religiosa. Per cui anche questo momento che fino a ora era un momento sociale, ma considerato anche come un momento sacro, non viene più percepito in questa dimensione. C’è una deistituzionalizzazione anche del matrimonio che riguarda non solo la celebrazione religiosa, ma anche quella civile. Aumentano le convivenze senza nessun legame né religioso né civile”.

Il declino della famiglia e lo spettro della solitudine

Di famiglia e del suo “declino” anche a causa dello “spettro” della solitudine che oggi aleggia in Europa, il cardinale ha parlato nell’Aula Magna della Lumsa presentando il saggio di Fforde, docente di Storia della cultura inglese nello stesso Ateneo. Un testo, ha detto, che si colloca nella pastorale della solitudine che mira a “sviluppare la testimonianza cristiana – sotto forma di cura pastorale – in risposta alla crescente pandemia di isolamento e solitudine nelle società occidentali”. La causa, scrive l’autore e Parolin lo ha ribadito, sta “principalmente nel declino della cultura cristiana”. Il segretario di Stato vaticano ha citato i dati emersi da indagini in Europa e nel mondo, a partire dalla Gran Bretagna dove “il declino della famiglia ha fatto aumentare il numero di persone che vivono da sole, basti pensare che nel 1961 le case erano abitate per il 12% da una sola persona, mentre nel 2010 questa percentuale era già salita al 29%”. Anche il rapporto dellaCommissione sulla solitudine nel Regno Unito ha registrato nel 2017 che “oltre 9 milioni di adulti si sentono spesso o sempre soli; più della metà dei genitori ha problemi di solitudine e la Tv è la principale forma di compagnia per 3,6 milioni di persone”.

Articolo diSalvatore Cernuzio-Fonte Vatican News

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La voce di tuttiLazio

L’ANPI di Formia per la Pace-

L’ANPI per la Pace -Assistiamo impotenti al massacro di decine di migliaia di civili innocenti, bambini, donne e anziani. Adesso basta, si deve fermare il massacro in medio oriente, fermare la guerra.

Ci siamo interrogati su come reagire al senso di inutilità che sentiamo davanti alla catastrofe

in corso a Gaza, in Cisgiordania e ora in Libano.

Nell’ultimo anno, nonostante lo sdegno e la riprovazione della società civile, non si ferma

L’escalation militare da parte di Israele. Da quando Hamas, con la sua esecrata incursione nel

rave israeliano, ha ucciso un migliaio di civili e catturato degli ostaggi, si è scatenata la

macchina della vendetta israeliana.

Tricolore ANPI

A nulla sono valsi i richiami dell’ONU.

Gli USA e molti governi europei inviano armamenti in Israele, di fatto giustificando e

sostenendo il governo di Netanyahu, rendendosi complice di questa mattanza.

Una spirale che sembra non avere fine, decine di migliaia di bambine e bambini palestinesi

uccisi dalle armi, altrettanti donne e uomini innocenti.

La distruzione sistematica di ospedali, il blocco dei rifornimenti di farmaci, di cibo, di acqua,

condannano la popolazione civile ad una morte atroce. Malattie, ferite non curate,

amputazione di arti senza anestesia, un quadro apocalittico.

Assistiamo alla morte di due popoli, quello di Palestina per mano israeliana, quello di Israele

per mano di Netanyahu. Un omicidio suicidio ed un occidente passivo e consenziente.

Facciamo nostre le parole pronunciate in una intervista presso la RAI, della Professoressa

Anna FOA, dove dice che Israele si sta suicidando, le facciamo nostre ed esprimiamo la

massima vicinanza e solidarietà verso la Prof. Anna Foa.

Come ANPI Nazionale, Provinciale, Sezione di Formia, ci è sembrato che il modo migliore

fosse quello di assumere delle iniziative concrete e rispondere su vari terreni.

Chiediamo per Gaza e di tutti i palestinesi il riconoscimento del loro Stato, lo Stato della

Palestina e di poter vivere in pace. Parimenti chiediamo lo stesso per Israele.

L’ONU deve adempiere fino in fondo al suo ruolo, una forza di interposizione tra i due stati, i

due stati disarmati e protetti dalla Comunità internazionale, per una convivenza pacifica.

L’ANPI Nazionale ha indetto una raccolta fondi per aiutare le persone sfollate.

Fermare i cani dell'odio, perché purtroppo l’odio è stato iper alimentato da questo

massacro. Chiediamo che nel frattempo si riaprano i corridoi umanitari e si permetta il

passaggio dei rifornimenti,

vigilati dall’ONU, e se si ignorano ancora le risoluzioni, espellere lo stato che non adempie e

lo si disarmi. Per fermare la guerra bisogna costruire la pace, sembra retorica, sembra

banale, ma non ci sono altre ricette. Per fermare questa barbarie, occorre che tutto

l'occidente collabori e fermi il traffico di armi a favore di ciascuno contendente.

Ci si chiede quante vite umane dovranno essere ancora sacrificate sull’altare dell’incubo

della costruzione della grande Israele.

Fermiamoli ora!

Il Comitato di Sezione ANPI di Formia

Sezione A.N.P.I. Formia “Pilo Albertelli Gioacchino Gesmundo” O.d.V.

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Mondo

Gaza, Unicef: fine settimana di morte, circa 50 bambini uccisi negli attacchi di questi giorni

Città del Vaticano-Nuove vittime nei raid sulla Striscia di Gaza a Jabalia, Rafah e Beit Lahia. Due operatori di Caritas Gerusalemme feriti in un bombardamento nell’insediamento di Al-Nuseirat. La direttrice dell’organismo Onu, Catherine Russell: “Colpito un veicolo del personale impegnato nella campagna di vaccinazione anti polio. Israele apra indagini per individuare i responsabili”. Appello perché cessino attacchi a civili, operatori umanitari e infrastrutture: “È tempo di far finire questa guerra”

Sono centinaia le vittime rimaste uccise negli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza nel corso delle ultime ore. Secondo l’Unicef, sono oltre 50 bambini morti a Jabalia, dove gli attacchi hanno raso al suolo due edifici residenziali che ospitavano centinaia di persone. Fonti locali parlano poi di 18 morti, undici dei quali nella zona settentrionale della Striscia, dove Israele ha mobilitato una terza brigata da combattimento la notte di venerdì 1 novembre. Aerei da guerra israeliani hanno bombardato la casa della famiglia Al-Najjar a Jabalia, a nord dell’enclave, uccidendo almeno tre persone e ferendone altre, riferisce invece l’agenzia palestineseWafa. A Beit Lahia, adiacente a Jabalia e anch’essa sotto ordine di evacuazione israeliana e assedio militare, altri sei abitanti di Gaza sono stati uccisi in un secondo attacco aereo, secondo le stesse fonti. 

La peggiore offensiva militare da inizio guerra

Il nord di Gaza si trova dunque ad affrontare la peggiore offensiva militare dall’inizio della guerra, nella quale, secondo fonti mediche, sono già morti circa 1.400 abitanti da quando aerei, veicoli e carri armati israeliani si sono raggruppati in questa zona con l’intenzione, secondo fonti militari, di farlo impedire il raggruppamento dei miliziani di Hamas. L’esercito ha confermato oggi in un comunicato la continuazione dei bombardamenti e degli attacchi a Jabalia, dove ha affermato di aver eliminato decine di miliziani, nonché lo spiegamento della Brigata Kfir in questa zona. Nel centro e nel sud della Striscia, l’esercito ha affermato di aver localizzato armi ed eliminato miliziani, mentre fonti locali hanno riferito della morte di un civile in un attacco aereo nel nord-est di Rafah (sud), dove Israele continua a demolire strutture e case palestinesi.

La denuncia dell’Unicef

“Un fine settimana di morte”, lo definisce la direttrice generale dell’Unicef Catherine Russell in una nota in cui denuncia che “ieri mattina, il veicolo personale di un membro dello staff dell’Unicef impegnato nella campagna di vaccinazione contro la polio è stato colpito da quello che riteniamo essere un quadricottero (drone) mentre attraversava Jabalia – Elnazla. L’auto è stata danneggiata. Fortunatamente, il membro dello staff non è rimasto ferito. Ma è rimasta profondamente scossa”. Nella stessa nota, Russell informa del ferimento di tre bambini a causa di un altro attacco in prossimità di una clinica di vaccinazione a Sheikh Radwan, mentre era in corso una campagna di vaccinazione antipolio. “Gli attacchi a Jabalia, alla clinica di vaccinazione e al membro dello staff dell’Unicef sono ulteriori esempi delle gravi conseguenze degli attacchi indiscriminati contro i civili nella Striscia di Gaza”, afferma la direttrice dell’organismo Onu per l’infanzia. ”Insieme al terribile numero di bambini morti a nord di Gaza a causa di altri attacchi, questi ultimi eventi si combinano per scrivere un altro capitolo oscuro in uno dei periodi più bui di questa terribile guerra”.

Appello a Israele e alla comunità internazionale

Nella nota l’Unicef ricorda che i civili e le strutture civili, compresi gli edifici residenziali, così come gli operatori umanitari e i loro veicoli, devono sempre essere protetti in conformità con il diritto internazionale umanitario: “Gli ordini di sfollamento o di evacuazione non consentono alle parti in conflitto di considerare tutti gli individui o gli oggetti presenti in un’area come obiettivi militari, né le esentano dall’obbligo di distinguere tra obiettivi militari e civili, di essere proporzionali e di prendere tutte le precauzioni possibili negli attacchi. Eppure questi principi sono stati violati più e più volte, lasciando decine di migliaia di bambini uccisi, feriti e privati dei servizi essenziali per la sopravvivenza”. L’appello è quindi che “gli attacchi ai civili, compresi gli operatori umanitari, e a ciò che resta delle strutture e delle infrastrutture civili di Gaza devono cessare. L’intera popolazione palestinese a nord di Gaza, soprattutto i bambini, è a rischio imminente di morte per malattie, carestia e per i bombardamenti in corso”. A Israele l’Unicef domanda “un’indagine immediata sulle circostanze dell’attacco al suo personale e che vengano intraprese azioni per individuare i responsabili”. Mentre gli Stati membri sono esortati ad “usare la loro influenza per garantire il rispetto del diritto internazionale, dando priorità alla protezione dei bambini. È ormai tempo di porre fine a questa guerra”.

Attacco all’insediamento di Al-Nuseirat

Un allarme intanto giunge anche da Caritas Gerusalemme dopo che due membri del suo team sono rimasti feriti durante un intenso bombardamento nell’insediamento di Al-Nuseirat, sempre a Gaza. L’assalto, informa Caritas, ha lasciato le case in rovina, ha interrotto le infrastrutture vitali e ha causato numerose vittime tra i civili, impedendo l’accesso ai servizi sanitari e di supporto essenziali. “Nonostante i crescenti pericoli – comunicano i volontari da Gerusalemme – le équipe della Caritas restano salde e forniscono aiuti medici fondamentali sul campo”.

Fonte Vatican News

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ItaliaLa voce di tutti

Papa Francesco invoca la pace in Ucraina, Palestina ed Israele : troppi bambini massacrati, troppi

Città del Vaticano , domenica, 27. ottobre, 2024 –Papa Francesco:invoca la pace in Ucraina, Palestina ed Israele : troppi bambini massacrati, troppi-“Illuminati dall’incontro con Gesù, possiamo chiederci: vedo il mio fratello mendicante lungo la strada? Riconosco che io stesso sono mendicante davanti al Signore? Cerco con fiducia la misericordia di Dio, che ha sempre pietà di me?” Sono le domande che Papa Francesco pone ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per la recita della preghiera dell’ Angelus Domini.

Il Papa mettein luce tre aspetti del passo evangelico che racconta del cieco Bartimeo: il grido, la fede, il cammino. “Il grido di Bartimeo, che non è solo una richiesta di aiuto. È un’affermazione di sé. Il cieco sta dicendo: “Io esisto, guardatemi. Io non ci vedo, Gesù. Tu mi vedi?”. Sì, Gesù vede

l’uomo mendicante, e lo ascolta, con gli orecchi del corpo e con quelli del cuore. Ecco allora il secondo punto: la fede. «Va’, la tua fede ti ha salvato», dice Gesù. Bartimeo vede perché crede” e c’è il cammino: “Bartimeo, risanato, «seguiva Gesù lungo la strada».

Il Signore gli apre la via e rende sicuro il suo passo. L’uomo che chiede pietà riceve una grazia sovrabbondante: il cieco non trova solo la vista, ma la direzione della vita, alla sequela di Gesù”.

Quando ti avvicini ad un povero ti fai sentire, l’elemosina non è beneficienza, quello che riceve di più è quello che la da perché si fa guardare negli occhi spiega il Papa.

Dopo la preghiera mariana Francesco parla del Sinodo e chiede preghiera perché tutto vadaavanti per il bene della Chiesa, poi ricorda la commissione per i rapporto con L’ebraismo e ricorda la Nostra Aetate e incoraggia chi è impegnato per il dialogo e la pace, e prega per il congresso di Croce Rossa e Mezza Luna rossa,è triste vedere come nella guerra si distruggano gli ospedali e le scuole.

Poi il pensiero va in Chapas e al sacerdote assassinato, e alla popolazione delle Filippine colpite dal ciclone.  Una saluto ai peruviani di Roma e a tanti altri gruppi.

Poi la preghiera perché si ponga fine all’escalation in Libano, Israele, Palestina e Ucraina  e si metta al primo posto il rispetto della vita umana che è sacra, troppe vittime innocenti, -dice il Papa- vediamo ogni giorno immagini di bambini massacrati, troppi bambini.

Articolo di Angela Ambrogetti-Fonte Vatican News

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Mondo

Crisi in Medio Oriente. l’agenzia umanitaria Avventista intensifica gli aiuti umanitari

L’Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso (Adra) in Medio Oriente intensifica gli aiuti a sostegno delle comunità di sfollati colpite dall’escalation delle ostilità in Medio Oriente. L’attenzione è su Libano e Siria, dove l’agenzia umanitaria lavora sul campo per rispondere all’emergenza.


Il conflitto armato ha causato la fuga di oltre 1,2 milioni di persone, quasi 2.000 vittime e 10.000 feriti, tra cui centinaia di bambini, secondo i rapporti del Ministro degli Esteri libanese. Inoltre, manca l’acqua potabile, centinaia di edifici sono stati danneggiati o distrutti, e numerose strutture sanitarie hanno dovuto chiudere. Tutte le scuole e le università in Libano sono chiuse e alcune fungono da rifugi per gli sfollati.

“I nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti alle persone e alle famiglie colpite dai disordini, e rimaniamo fermi nel nostro impegno per la loro sicurezza e il loro benessere. Il nostro team di gestione delle emergenze ha già iniziato a coordinarsi con le nostre sedi nazionali che operano nella regione e con i nostri partner in Libano e Siria, per far fronte ai bisogni immediati e fornire risorse essenziali e sostentamento a coloro che soffrono. Adra continuerà a monitorare la situazione da vicino e ad adattare i propri interventi per garantire il sostegno alle comunità più bisognose in base all’evolversi delle circostanze” ha spiegato Michael Kruger presidente di Adra internazionale.
“Uniamoci nella speranza e nella solidarietà, pregando per la pace e la protezione di tutte le persone colpite da questa crisi” ha invitato.

L’agenzia umanitaria collabora con la Chiesa avventista e le organizzazioni religiose per estendere l’assistenza ad altri sfollati vulnerabili, inviare volontari secondo le necessità per supportare attività e iniziative che riguardano i bambini nei rifugi collettivi, ed espandere i soccorsi nelle aree colpite.

In LibanoNonostante i problemi di sicurezza e di mobilità, Adra si è subito mobilitata per fornire aiuti essenziali sin dall’inizio della crisi. L’ufficio nazionale di Adra in Libano ha collaborato con le Forze di sicurezza interna (Isf) e con i volontari della Middle East University per distribuire colazioni e pasti caldi nei rifugi. Adra collabora con il World Food Programme (Programma Alimentare Mondiale) e altre agenzie umanitarie per consegnare pacchi alimentari agli sfollati e fornire e-card (buoni elettronici) per acquistare alimenti e altri beni di prima necessità. Adra si è anche occupata delle famiglie sfollate presso la scuola secondaria avventista del Libano e ha fornito libri di testo e uniformi, buoni alimentari e non. Inoltre, lavora per garantire che le cucine e i servizi igienici comuni siano operativi per servire più persone.

In SiriaIn Siria, Adra ha creato rifugi per le famiglie che attraversano il confine a piedi a causa delle strade distrutte o danneggiate. Dallo scoppio delle ostilità, più di 220.000 persone hanno attraversato il confine a piedi; circa il 55% dei profughi e degli sfollati sono donne e il 60% sono bambini di età inferiore ai 18 anni. Adra distribuisce coperte e kit igienici, oltre a riparare le cucine comuni nei rifugi collettivi.

Sostenere Adra“La situazione è terribile e peggiora di minuto in minuto per le famiglie. Adra vuole ripristinare e migliorare la pulizia e le condizioni di vita nei rifugi temporanei comuni in Libano e Siria, per accogliere un maggior numero di profughi e sfollati. In Siria, si valuta la possibilità di acquistare sistemi solari per una maggiore funzionalità dei punti di attraversamento 24 ore su 24, offrendo un’ulteriore protezione a donne e bambini. Inoltre è necessario garantire di più l’accesso al cibo nella regione” ha affermato Kelly Dowling, di Adra internazionale “Incoraggiamo tutti a sostenere Adra; ogni contributo, per quanto piccolo, ci aiuta a raggiungere più comunità bisognose”.
Adra fornisce anche assistenza in denaro alle famiglie sfollate, per aiutarle a ritrovare la stabilità in questo periodo difficile.

Per conoscere meglio l’attività di Adra nel nostro Paese, visita il sito:https://adraitalia.org/

Fonte-Riforma.it- Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia. [Foto e fonte:Adra internazionale]

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Mondo

Il Consiglio ecumenico delle chiese(Cec) condanna l’uccisione degli operatori umanitari a Gaza

Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), il pastore Jerry Pillay, ha condannato l’uccisione degli operatori umanitari a Gaza e ha espresso le sue condoglianze alle famiglie e agli amici che sono sotto shock e in lutto dopo aver appreso la notizia che un attacco aereo israeliano ha ucciso sette persone che lavoravano per la OngWorld Central Kitchen.

La strage ha spinto diversi enti di beneficenza a sospendere le consegne di cibo ai palestinesi sull’orlo di una grave carestia.

La morte degli operatori umanitari minaccia di rallentare gli sforzi volti ad aprire un corridoio marittimo per gli aiuti da Cipro per contribuire ad alleviare le disperate condizioni di Gaza.

La carestia è «prevista e imminente» nella metà settentrionale di Gaza, affermava un rapporto sostenuto dalle Nazioni Unite il mese scorso, e secondo Oxfam, da dicembre, il numero di persone nel territorio palestinese che affrontano «livelli catastrofici» di fame è quasi raddoppiato.

Secondo l’ONU, più di 200 operatori umanitari sono stati uccisi a Gaza dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas.

Gli operatori umanitari non devono mai essere bersagli nei conflitti, ha affermato Pillay. «È tragico che persone che dedicano il loro tempo al servizio degli altri debbano perdere la propria vita. Tali attacchi che tolgono la vita a persone innocenti sono assolutamente inaccettabili e non possono essere giustificati a nessun livello», ha affermato. «Invitiamo tutti le chiese membro del Cec a unirsi per alzare la voce nella preghiera per la giustizia, la pace e la riconciliazione a Gaza».

Pillay ha concluso: «Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato il 25 marzo una risoluzione tanto attesa su Gaza, chiedendo un cessate il fuoco immediato e l’immediato rilascio di tutti gli ostaggi. Questa risoluzione deve essere attuata e queste insensate uccisioni di persone innocenti devono finire».

File photo: Neighbourhood in rubbles near as-Shifa hospital in Gaza, April 2024.
FonteRiforma – Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
 

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Italia

Diaconia Valdese della Chiesa valdese, supporto umanitario ai bambini di Gaza

Da alcuni giorni laDiaconia ValdesedellaChiesa valdesesi sta occupando di4 nuclei familiari che provengono da Gaza. Nell’ambito di un progetto nazionale di supporto umanitario sono stati presi in carico alcunibambini feriti o malati provenienti dalla striscia di Gazache, avendo necessità di cure ospedaliere, sono stati trasportati in Italia e sono sbarcati a La Spezia il 5 febbraio 2024.

LaFederazione delle Chiese Evangeliche in Italia(FCEI) ha coordinato con ilMinistero degli Affari Esteri, ilMinistero degli Internie quello dellaSaluteil loro arrivo e, d’intesa con laTavola Valdesee grazie al sostegno di un progetto dell’Otto per mille della Chiesa valdese, quattro di questi bambini, con gli accompagnatori, sono stati accolti dalla rete della Diaconia Valdese.

In particolare due nuclei sono accolti aGenova, con i bambini ricoverati all’ospedale Gaslini, e due aFirenze, con il ricovero presso il Meyer.

«La sofferenza di queste persone è legata non solo alle condizioni sanitarie dei bambini, ma anche alle  conseguenze della separazione delle famiglie, dei lutti, dell’assoluta incertezza sul futuro» afferma il Segretario Esecutivo della Diaconia Valdese,Gianluca Barbanotti. «Siamo riconoscenti se possiamo, anche se in questo modo molto parziale, essere di aiuto e di supporto in questa catastrofe umanitaria».

LaDiaconia Valdeseè un ente ecclesiastico senza scopo di lucro che collega e coordina l’attività sociale dellaChiesa valdese. Gestisce strutture e servizi di assistenza e accoglienza occupandosi di anziani, minori e giovani, disabili, adulti in difficoltà, migranti e attività di volontariato.

La Diaconia Valdese ha un ampio mandato per il supporto e lo sviluppo della diaconia, ma non rappresenta la totalità delle esperienze diaconali espresse dalle chiese valdesi e metodiste, che sono presenti, numerose, su tutto il territorio italiano.

La Diaconia Valdese si rivolge a tutte e tutti senza discriminazione di genere, appartenenza, cultura o credo religioso e gestisce i propri servizi ispirandosi a principi di trasparenza, qualità ed efficacia degli interventi, senza alcuna imposizione confessionale.

La Diaconia Valdese è anche dettaDiaconia Valdese – CSD.

L’organizzazione

L’organo di gestione della Diaconia Valdese è laCommissione Sinodale per la Diaconia(CSD), una Commissione Amministrativa nominata annualmente dal Sinodo, che è l’assemblea generale che regge la Chiesa Evangelica Valdese.

La Commissione Sinodale per la Diaconia è composta da sette persone che rimangono in carica per un massimo di sette anni consecutivi e svolgono il loro compito a titolo gratuito. La Commissione Sinodale per la Diaconia risponde del proprio operato al Sinodo e la sua attività viene annualmente vagliata da una apposita Commissione d’Esame, anch’essa nominata dal Sinodo.

La Diaconia Valdese svolge la propria attività tramite sedi operative e servizi sparsi in tutta Italia, organizzati in quattro aree:

Servizi Salute, area che raccoglie le opere e i servizi socio-sanitari della Diaconia Valdese.

Servizi Inclusione, area che raccoglie i servizi di accoglienza e sostegno di migranti e adulti in difficoltà e attività a favore di minori e giovani.

Servizi Educativi, area che raccoglie i servizi per minori e giovani dell’area fiorentina.

Case Valdesi – hotel e foresterie, area che raccoglie le strutture ricettive della Diaconia Valdese.

L’organizzazione si appoggia a una rete di referenti, comitati e gruppi di coordinamento i cui membri, a titolo gratuito, mettono a disposizione tempo, capacità e vocazione per contribuire a mantenere e rafforzare i rapporti tra le unità operative locali della Diaconia Valdese e le comunità valdesi e metodiste del territorio.

Scarica l’organigramma della Diaconia Valdese

Scarica il CCNL per il personale dipendente da Enti, Opere e Istituti valdesi

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Marche

Ancona-Università della Pace, Manifestazione regionale per la Pace in Piazza Roma, Domenica 25 Febbraio dalle ore 17:00 -19:30“Fermiamo la guerra – le guerre e riprendiamo per mano la Pace”

Ancona -Manifestazione regionale per laPacecollegata alla Giornata di mobilitazione nazionale – Promossa dallaUniversità della Pacein collaborazione con le associazioni e organizzazioni

Un presidio per chiedere il Cessate il fuoco in Palestina e in Ucraina, per fermare tutte le guerre e riprendere per mano la pace.

Manifestazione regionale ad Ancona, in Piazza Roma, Domenica 25 Febbraio dalle ore 17.00 alle 19.00, nell’ambito della mobilitazione nazionale nelle città italiane promossa dalle Coalizioni#EuropeForPeacee#assisipacegiustae dallaRete Italiana Pace e Disarmo

 Fermiamo la criminale follia di tutte le guerre, la corsa al riarmo, la distruzione del Pianeta

Solo bandiere della pace.

Le organizzazioni marchigiane che intendono aderire possono inviare una mail a: info.universitapace@regione.marche.it

Presidio in Piazza Roma (lato fontana) ad Ancona

Organizzatore

Università per la Pace delle Marche

Proposte di Educazione alla Pace

Appare sempre più fondamentale l’azione formativa ed educativa tesa ad offrire strumenti utili per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, spesso rappresentato da molti mass media in modo inadeguato, se non lacunoso.In relazione al dilemma pace/guerra sono importanti non solo l’informazione, ma anche la formazione.Il luogo primario per eccellenza della formazione è appunto la scuola, dove, unitamente all’università, si formano proprio le coscienze dei cittadini del domani, chiamati ad affrontare e risolvere le sfide del XXI secolo.

LaRete italiana Pace e Disarmovanta al suo interno una vasta esperienza proprio nel campo formativo, svolta spesso sistematicamente in ambito scolastico e non solo. Non è casuale infatti che diverse associazioni facenti parte della Rete siano riconosciute dal MIUR come enti formatori per il personale scolastico. La Rete infatti ha costituito unCoordinamento Edupaceche riunisce le varie realtà del network che operano in questo ambito sia a livello scolastico e universitario, sia territoriale.

Pertanto, alla luce dell’importanza dell’azione formativa, in particolare nelle scuole, per una educazione ad una cittadinanza attiva e alla pace si ritiene opportuno offrire ai docenti un quadro di proposte utili allo scopo.Tali strumenti sono destinati non solo agli insegnanti (attori in primis nella funzione formativa dei giovani), ma anche a quanti in altri ambiti vogliono approfondire tali tematiche nelle sue varie dimensioni.

Un primo percorso riguardaschede curriculari relative a formatoricon esperienza pluriennale che possono essere contattati per corsi, seminari e incontri ad hoc in relazione alla loro specializzazione, indicata nel prospetto stesso.

Un secondo ambito consiste in una raccolta dischede tematiche sui vari problemi connessi alla pace e al disarmo, ai diritti umani e all’educazione ambientale, utilizzabili liberamente da chi fosse interessato ad una sintesi seppur approfondita sulle questioni suddette. I dossier sono strutturati per un primo approccio in grado di fornire comunque un quadro esauriente, corredato anche da indicazioni per ulteriori approfondimenti (bibliografia, sitografia, filmografia ecc.).

Il Coordinamento di Educazione alla Pace di RiPD con questa prima duplice iniziativa intende mettere le sue competenze al servizio della scuola e delle sue crescenti esigenzein un mondo sempre più interconnesso e complesso.

Rete Italiana Pace e Disarmo

Segreteria Nazionale
c/o Casa per la Nonviolenza
via Spagna 8 – 37123 – Verona

www.retepacedisarmo.org

Contatti

Per la Segreteria: 045/8009803
segreteria@retepacedisarmo.org

Per il coordinamento Campagne:campagne@retepacedisarmo.org

Per richieste dai media:media@retepacedisarmo.org

Le Reti Fondatrici di RIPD

LaRete Italiana Pace e Disarmoè nata il 21 settembre 2020 dalla confluenza di due organismi storici del movimento pacifista italiano: laRete della Pace(fondata nel 2014) e laRete Italiana per il Disarmo(fondata nel 2004).

Al momento della nascita della nuova Rete le organizzazioni aderenti al nuovo organismo erano le seguenti.

Qui ilsito internet di Rete della Pace, con l’archivio delle iniziative fino al 2020

ACLI, AGESCI, Accademia apuana della pace, Ambasciata democrazia locale, Amici della mezza luna rossa palestinese, ANSPS, AOI – Associazione di cooperazione e di solidarietà internazionale, Ara pacis iniziative, Archivio disarmo, ARCI, ARCI Bassa Val di Cecina, ARCI Verona, ARCS, ASC Aps, Associazione  Perugia Palestina, Associazione per la pace,  Associazione per la pace di Modena,  AssopacePalestina, AUSER, CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, CGIL, CGIL Padova, CGIL Verona, CIPAX, CNCA, Comunità araba siriana in Umbria, Coordinamento comunità palestinesi, Coordinamento comasco per la pace, Coordinamento pace in comune Milano, CTA – centro turistico Acli PG – Encuentrarte, FIOM Cgil, FOCSIV, Fondazione Angelo Frammartino, Fondazione Finanza Etica, IPRI – rete CCP, IPSIA, Lega per i diritti dei popoli, Legambiente, Link2007 cooperazione in rete, Link – coordinamento universitario, Lunaria, MIR, Movimento europeo, Movimento nonviolento, Nexus Emilia Romagna, Per il mondo, Peacewaves,  Piattaforma ong MO, Restiamo umani con Vik Venezia, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Rete della pace umbra, Tavola della pace valle Brembana, Tavola pace val di Cecina, Tavola sarda della pace, Tavola della pace di Bergamo, U.S. Acli, UDS, UDU, UISP, Un ponte per…, Ventiquattro marzo.

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Abruzzo

L’Aquila -Rete Pace e Disarmo L’Aquila- CESSATE IL FUOCO-BASTA CON LO STERMINIO A GAZA,FERMARE LA GUERRA IN UCRAINA

Aderendo all’appello di Europe for Peace anche aL’Aquilacome in tutta Italia, sabato 24 febbraio 2024 si urlerà il bisogno di Pace per reagire alle guerre e al riarmo, per non abituarci alla follia dello sterminio.

Le guerre si susseguono con intensità crescente. Iniziano e non finiscono, alimentando solo la fiorente industria di armamenti. Gli Stati sembrano aver perso ogni capacità politica e diplomatica, le Nazioni Unite sono umiliate, il diritto internazionale è sostituito dalla “logica del più forte”.

Così la guerra è l’unica opzioni in campo. Questa logica crudele va fermata.

Da due anni inUcrainasi contano centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi in fuga, un terzo del paese distrutto.

In Medio Oriente l’agghiacciante attacco di Hamas del 7 ottobre ha provocato 1.200 vittime, più di 200 ostaggi, stupri di guerra; poi l’attacco dell’esercito israeliano aGazacon bombardamenti a tappeto ha causato quasi 30.000 vittime innocenti palestinesi, bambini, donne e anziani, giornalisti, operatori umanitari, funzionari dell’ONU, la distruzione di ospedali e scuole, il taglio di cibo, acqua, medicinali, carburante. La Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU ha messo sotto inchiesta il Governo di Netanyahu per genocidio. Ma gli attacchi dell’esercito di Israele non si fermano, nonostante gli appelli del mondo, dell’ONU, del Papa.

In questo scenario infuocatol’Italia va alla guerraguidando una missione militare potenzialmente offensiva nel Mar Rosso, aumenta le spese militari, approva nuove leggi per accelerare l’invio di truppe all’estero, rende più oscura la legge sul commercio di armi, manda portaerei e F35 nell’area dell’Indo-Pacifico.

E gli esperti prevedono fra pochi anni un vero conflitto mondiale.

La Pace deve essere globale e ognuno deve far sentire la propria voce.

La pace non è un’aspirazione di “anime belle”: è la ricerca faticosa e concreta del futuro: è giustizia sociale, diritto al cibo e all’acqua, risorse energetiche e sicurezza climatica, lavoro dignitoso e piena democrazia, tolleranza religiosa, rispetto delle diversità, l’impiego di risorse e intelligenze per la salute e il benessere e non per un infinito riarmo. Questo è il compito di tutti.

Chiediamo

• l’immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e in Ucraina

• la fine dell’assedio di Gaza, gli aiuti umanitari alla popolazione, la liberazione degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi, il riconoscimento dello Stato di Palestina, la fine dell’occupazione illegale dei coloni israeliani in Cisgiordania

• la soluzione politica e non militare della guerra in Ucraina, la fine dell’illegale occupazione russa, condizioni di libertà, democrazia, convivenza e di sicurezza comune per l’Europa intera

• la messa al bando delle armi nucleari, la riduzione delle spese militari a favore della spesa sociale, sanitaria, ambientale, per una difesa civile e la riconversione dell’industria bellica

• lo stanziamento dello 0,7% del PIL per la cooperazione allo sviluppo e la promozione di conferenze regionali di Pace sotto l’egida dell’ONU nelle regioni martoriate in Medio Oriente e in Africa dove milioni di persone che vengono uccise, impoverite, costrette a migrare

• il diritto di asilo per dissidenti, obiettori di coscienza, disertori, profughi, difensori dei diritti umani, giornalisti, attivisti, vittime della repressione politica in ogni nazione.

CESSATE IL FUOCO IN PALESTINA ED IN UCRAINA

Fermiamo la criminale follia delle guerre!

L’Italia deve dire basta alla guerra: lo deve dire ora.

Rete Pace e Disarmo L’Aquila

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ItaliaLazio

Profughi palestinesi, Barbera (Prc): “A La Spezia indecente passerella da chi è corresponsabile del sangue versato a Gaza”

“L’ipocrisia del governo Meloni non ha veramente limiti. Oggi Tajani era aLa Spezia, a uso e consumo dei mass media, per accogliere i poveri bambini palestinesi, con ferite anche gravi, che verranno curati presso le nostre strutture mediche. Una passerella veramente indecente viste le gravi responsabilità che gravano sul nostro governo per quanto sta accadendo a Gaza.  Ci chiediamo chi dirà a quei poveri bambini che le loro ferite e la strage dei loro parenti, amici e conoscenti sono state provocate anche da armi e ordigni che sono transitate sul nostro territorio nazionale con il beneplacito di quelle autorità rappresentate proprio di coloro che oggi si esibivano sorridenti in passerella? Chi  spiegherà loro che il governo che oggi li accoglie con tanta enfasi è lo stesso che si è rifiutato di votare le risoluzioni  per il cessate il fuoco a Gaza?”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.

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Abruzzo

L’AQUILA – il giorno della Memoria comunicato del Comitato nazionale dell’ANPI.

L’Aquila-“Il 27 gennaio celebriamo il giorno della Memoria, stabilito da una risoluzione delle Nazioni Unite e recepito da una legge nazionale nel 2000, istituita al fine di ricordare la liberazione di Auschwitz, il ricordo della Shoah, delle leggi razziali, della persecuzione degli ebrei, dei deportati, prigionieri, uccisi, compresi gli oppositori politici, gli internati militari italiani e i lavoratori che avevano scioperato, nonché coloro che hanno messo a rischio la vita per salvare altre vite e per proteggere i perseguitati.  La memoria di tutto ciò è a fondamento dell’esistenza stessa dell’ANPI.

Per questo è un errore gravissimo mettere sullo stesso piano, in occasione del giorno della Memoria, l’incommensurabile tragedia della Shoah e altre, pur terrificanti vicende del nostro tempo, a cominciare dall’inammissibile e vergognosa mattanza che l’attuale governo israeliano sta ininterrottamente compiendo da più di cento giorni nei confronti del popolo di Gaza dopo il barbaro attacco di Hamas ai civili israeliani del 7 ottobre 2023.

Radicalizzando le posizioni con questo intollerabile parallelo non solo si offende la memoria di milioni e milioni di ebrei sterminati dalla macchina di morte nazista, ma si danneggia pesantemente anche l’impegno per l’immediata cessazione dei bombardamenti suGazae per la ricerca di una soluzione politica al tragico conflitto in corso. Tale soluzione non può che essere quella di due popoli in due Stati, a garanzia della sicurezza di entrambi.

L’ANPI rimane fedele al “Giuramento di Mauthausen”, incardinato sui valori di pace, libertà e giustizia sociale. Da ciò deriva la solidarietà internazionale che è ben presente nella nostra memoria e per questo l’ANPI è da sempre impegnata nella ricerca e nella costruzione del dialogo e nel perorare ogni possibilità di disarmo, cessate il fuoco e trattative diplomatiche, al fine della realizzazione dell’obiettivo fondamentale: lapace”.

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Italia

Il Comitato nazionale ANPI: “È un errore gravissimo mettere sullo stesso piano la Shoah e altre, pur terrificanti, vicende di oggi”

Roma “Il 27 gennaio celebriamo il giorno della Memoria, stabilito da una risoluzione delle Nazioni Unite e recepito da una legge nazionale nel 2000, istituita al fine di ricordare la liberazione di Auschwitz, il ricordo della Shoah, delle leggi razziali, della persecuzione degli ebrei, dei deportati, prigionieri, uccisi, compresi gli oppositori politici, gli internati militari italiani e i lavoratori che avevano scioperato, nonché coloro che hanno messo a rischio la vita per salvare altre vite e per proteggere i perseguitati.
La memoria di tutto ciò è a fondamento dell’esistenza stessa dell’ANPI.
Per questo è un errore gravissimo mettere sullo stesso piano, in occasione del giorno della Memoria, l’incommensurabile tragedia della Shoah e altre, pur terrificanti vicende del nostro tempo, a cominciare dall’inammissibile e vergognosa mattanza che l’attuale governo israeliano sta ininterrottamente compiendo da più di cento giorni nei confronti del popolo di Gaza dopo il barbaro attacco di Hamas ai civili israeliani del 7 ottobre 2023.
Radicalizzando le posizioni con questo intollerabile parallelo non solo si offende la memoria di milioni e milioni di ebrei sterminati dalla macchina di morte nazista, ma si danneggia pesantemente anche l’impegno per l’immediata cessazione dei bombardamenti su Gaza e per la ricerca di una soluzione politica al tragico conflitto in corso. Tale soluzione non può che essere quella di due popoli in due Stati, a garanzia della sicurezza di entrambi.
L’ANPI rimane fedele al “Giuramento di Mauthausen”, incardinato sui valori di pace, libertà e giustizia sociale. Da ciò deriva la solidarietà internazionale che è ben presente nella nostra memoria e per questo l’ANPI è da sempre impegnata nella ricerca e nella costruzione del dialogo e nel perorare ogni possibilità di disarmo, cessate il fuoco e trattative diplomatiche, al fine della realizzazione dell’obiettivo fondamentale: la pace”.

Comitato nazionale ANPI

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