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C’è la Francia dietro l’attacco di Haftar a Tripoli? Parigi smentisce ma i dubbi restano

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La Francia smentisce le indiscrezioni del quotidiano Repubblica sul timbro apposto da Parigi sull’attacco portato da Haftar a Tripoli. “Come i nostri partner, parliamo con tutte le parti del conflitto in Libia, al fine di ottenere un cessate il fuoco. Non siamo mai stati avvisati di una offensiva su Tripoli, che abbiamo condannato sin dal suo inizio”. Così un portavoce del ministero degli Esteri francese.

Ma la smentita non fuga i dubbi sul ruolo dell’Eliseo nella guerra civile che sta divampando in Tripolitania. La scorsa settimana, infatti, inviati di Haftar guidati da suo figlio Saddam si sarebbero recati a Parigi per ottenere il consenso francese all’attacco. “Degli emissari di Haftar sono venuti”, ha confermato una fonte diplomatica francese, ma l’Eliseo sarebbe contrario alla guerra. E ancora oggi il ministro dell’Interno Salvini, parlando al Gr1 e riferendosi alla Francia: “E’ evidente che c’è chi ha interesse a destabilizzare l’area e l’ha già fatto in passato per interessi economici e non per i diritti umani”.

Scrivevamo pochi giorni fa che Haftar muoveva verso Tripoli per suonarle ad Al Sarraj con l’appoggio di sauditi e francesi ma che rischiava la fine dei pifferi di montagna che partirono per suonare ma tornarono suoanti e siamo stati buoni profeti.


Il legittimo governo di Al Serraj infatti ha convocato l’ambasciatore francese per protestare contro l’ingerenza dell’Eliseo nelle vicende interne libiche, costringendo Macron ad accodarsi pubblicamente alle dichiarazioni dell’ONU e della comunità internazionale capeggiata dall’Italia che richiedono un immediato cessate il fuoco.

Nel frattempo continua la escalation di violenze negli scontri in atto attorno a Tripoli: almeno 32 persone sono state uccise e altre 50 ferite dall’inizio dell’offensiva del maresciallo Khalifa Haftar contro la capitale libica. Lo afferma un nuovo rapporto del ministero della Sanità del governo di unità nazionale con sede a Tripoli. In una dichiarazione alla televisione Libia al-Ahrar, il ministro della Sanità,Ahmid Omar, ha affermato che diverse vittime sono civili, senza specificarne il numero. Intanto, sarebbero 14 le vittime tra le fila dell’Esercito nazionale libico guidato da Haftar.

I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno espresso “profonda preoccupazione per le attività militari a Tripoli, che mettono a rischio la stabilità del Paese,le prospettive di una mediazione Onu e una soluzione politica globale alla crisi”.E chiedono “all’Esercito del generale Haftar di fermare le attività militari”, e a tutte le parti una de-escalation militare. Le truppe di Haftar proseguono l’avanzata verso Tripoli e hanno decretato una no-fly zone sulla parte Ovest del Paese. “Qualsiasi aereo militare o drone sarà considerato obiettivo nemico”, s’annuncia.

Nel frattempo però le Forze Armate del Governo legittimo di Al Serraj annunciano di avere riconquistato il controllo dell’Aeroporto internazionale situato a 25 km. dal centro di Tripoli e di avere fermato le colonne corazzate di Haftar in arvivo da sud est con pesanti bombadamenti aerei, che sfvuttano la debolezza dei nemici nella copertura dei cieli. Si allontana quindi per Haftar, appoggiato dai sauditi e dall’immancabile Macron, il miraggio di una rapida occupazione di Tripoli, e si aprono pericolosi scenari derivanti dallo strapotere aereo dei nemico Al Serraj, appoggiato dalla comunità internazionale e dall’Italia.

Nel frattempo è stato evacuato dall’ENI il personale italiano presente nei campi petroliferi in Libia, dando così la misura della gravità della situazione sul terreno, tornata ai tempi dei violenti scontri dello scorso settembre quando la Libia si era trovata stretta nella morsa dei conflitti intestini fra Tripoli e Bengasi con 47 morti e 129 feriti in 8 giorni

“Violenti scontri fra la 7/a Brigata e la sicurezza centrale” si erano verificati allora nell’area Abu Salim: lo riferì un tweet dell’emittente Al Ahrar citando una “fonte della sicurezza” e riferendosi alla milizia ribelle che già allora attaccava Tripoli e ad una (detta “Ghenewa”) che la affrontava in un zona a meno di 6 km in linea d’aria da Piazza dei Martiri, il centro della capitale libica, situato sul Mare.

Il Consiglio Presidenziale del premier Fayez al Sarraj all’epoca dette mandato alla milizia Forza Anti Terrrorismo di Misurata, guidata dal generale Mohammed Al Zain, di entrare nella capitale per organizzare un nuovo cessate il fuoco e far terminare le violenze nella periferia sud della capitale.

Questo dopo giornate difficili con scontri generalizzati tra varie milizie nella zona sud di Tripoli, in particolare ad Ain Zara e Abu Selim, che feceVo registrare la morte di due persone nel distretto di Al Falah, all’interno di un campo profughi per gli sfollati interni di Tawergha. Sono circa 400 i detenuti che allora riuscirono ad evadere da un carcere alle porte di Tripoli approfittando dei combattimenti in corso da una settimana tra milizie rivali.I detenuti forzarono le porte della prigione di Ain Zara, a sud della capitale, e fuggirono dopo aver sopraffatto le guardie che cercavano di fermarli, diffondendo il caos sullo scenario libico che ha continuato a peggiorare fino alla aperta guerra civile in corso in questi giorni.

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