giovedì, Ottobre 22, 2020
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Macerata, il silenzio non esiste: caso Petracci e Mastropietro. Due delitti da non dimenticare

pamela

Sono trascorsi 50 anni da quel 24 dicembre 1970, quando Giancarlo Petracci uccise con quattro colpi di pistola sua moglie, davanti agli occhi delle loro due bambine. Capelli neri ed occhi scuri. Uno sguardo incantevole e penetrante che faceva trapelare la bontà del suo cuore. Dolce, educata e sempre pronta ad aiutare il prossimo.

Questa era la consorte Petracci, una donna, una mamma appena trentenne, che ha conosciuto l’orrore di un uomo in un giorno di festa, dove tutte le famiglie, specialmente i più piccini attendono la nascita di Gesù bambino.
Il caso Petracci fu per Macerata, il primo e drammatico episodio di femminicidio. Nessuno si sarebbe mai aspettato una simile vicenda.
Un episodio che ha fatto discutere cittadini, giornalisti, avvocati e giudici.
Durante il processo, una buona parte della città era presente ed attendeva con ansia le sorti dell’imputato, difeso all’epoca dall’avvocato Domenico ‘Mimi’ Valori, 

In questi casi, la notizia più comune divulgata dai mass media è
“Uccide la moglie per gelosia”, quando in realtà dietro un delitto, sono presenti due elementi importanti, odio e premeditazione. Dare la colpa alla gelosia è soltanto la via più semplice per giustificare una persona, che invece di amarci e proteggerci, diventa il nostro peggior nemico.
Un nemico in grado di organizzare il delitto perfetto. A distanza di anni, la nostra città diventa teatro di un altro macabro omicidio.

Era il 30 gennaio 2018 , quando la diciottenne romana, Pamela Mastropietro, venne barbaramente uccisa, depezzata, disarticolata, dissanguata, lavata con la candeggina e richiusa all’interno di due trolley, dal nigeriano Innocent Oseghale, che il 29 maggio scorso  é stato condannato all’ergastolo. Due fatti che ha un unico comune denominatore, un uomo che decide di mettere fine alla vita di una donna.
Fragile, nel caso di Pamela, che considerava il prossimo come una scialuppa di salvataggio, ma nessuno delle persone che ha incontrato durante il tragitto, l’ha salvata, anzi, hanno approfittato della sua debolezza.

Pamela non pensava che il 30 gennaio 2018, Innocent Oseghale avrebbe messo fine alla sua vita, così come Adriana Di Caprio, che ignara di tutto, si stava preparando per festeggiare la vigilia di Natale con i parenti, ma quel giorno qualcuno ha deciso per lei, sparando quattro colpi, precisi, come il lavoro compiuto da Oseghale sul corpo di Pamela.
Nei casi di femminicidio, il carnefice elabora un piano ed è sempre tutto premeditato. Durante il processo del caso Petracci, venne evidenziata dai giornalisti, la bravura dell’avvocato Valori, ma la vera battaglia è riuscire a sopravvivere al dolore.

Un giorno, nel caso Petracci di festa, la famiglia riceve una chiamata inaspettata, in grado di cambiare la vita per sempre. Un dolore atroce e indescrivibile, lo stesso che ha invaso mamma Alessandra, quando ha saputo che il corpo ritrovato all’interno di due valigie fatto a pezzi, disarticolato, privato di sangue ed urina e meticolosamente lavato con la candeggina era della piccola Pamela.

La morte ti logora dentro, specialmente quando qualcuno decide di mettere la parola fine. La famiglia non vive, ma sopravvive, in particolare durante le festività. Purtroppo, i casi di femminicidio sono sempre in continuo aumento. Che siano mogli, mamme, zie o figlie, quando una donna viene violentata o uccisa, è una vergogna per la società.
Non si può dire ad una mamma e al resto della famiglia di soffrire in silenzio. In questi casi, il silenzio non esiste.

Non si può sopprimere il dolore di una famiglia che chiede giustizia.
Adriana e Pamela, due donne da ricordare e commemorare.
Le loro storie, nonostante il tempo ci devono far riflettere.
Così come gli altri casi di cronaca nera in cui ci sono donne vittime di un carnefice “geloso” o “pazzo”. Gelosia e pazzia, i due classici moventi di un assassino, che decide di uccidere il prossimo, privandolo della vita, dei sogni e di tanti progetti, ma non dell’affetto della famiglia, perché l’amore eterno è un sentimento forte che arriva ovunque, persino in Paradiso.

Elisa Cinquepalmi

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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