sabato, Settembre 26, 2020
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Ridate la scorta al Capitano Ultimo. La verità sulla mancata perquisizione al covo di Riina

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Capitano Ultimo, ecco la verità. “Dopo l’arresto ci fu una serie di riunioni operative con il dottor Caselli e altri ufficiali dell’Arma, che volevano entrare nel comprensorio delle ville e perquisirle subito. Dissi che ero contrario. Dissi che i mafiosi non sapevano ancora che avevamo individuato l’indirizzo da cui Riina era uscito e dunque potevamo concentrarci sui Sansone, seguirli, vedere dove ci portavano e poi attaccarli. Dissi che nelle case dove abitano le famiglie dei boss non ci sono mai nè documenti nè armi. Sono case pulite. E comunque, semmai ci fossero stati documenti o altro di importante, sarebbero spariti un minuto dopo la notizia dell’arresto. Quindi la perquisizione a metà pomeriggio era inutile e avrebbe annullato il nostro vantaggio. Il dottor Caselli era d’accordo con me”.

Questo il racconto riportato nel libro “Fermate il Capitano Ultimo!” di Pino Corrias relativamente alla mancata perquisizione del covo di Totò Riina, per bocca dello stesso Sergio De Caprio, che ne effettò l’arresto. “Il Capitano Ultimo per vent’anni ha fatto tremare i palazzi del potere. Fino a quando il potere si è vendicato”. E questa è la migliore risposta alle parole dell’ex Procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, che, deponendo al processo d’appello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, ha dichiarato: “La mancata perquisizione del covo di Totò Riina? Io ero per intervenire subito, ma mi sono fidato del capitano De Caprio che lo aveva arrestato. De Caprio era in quel momento un eroe nazionale, che aveva messo le manette al mitico, nel senso negativo del termine, Totò Riina. Ma l’interruzione del servizio di sorveglianza che non ci fu comunicata è stata una brutta pagina”.

Immediata la risposta del Colonnello Sergio De Caprio, messo sotto processo in relazione alla vicenda ed infine assolto, in un tweet: “Quindi l’eroe nazionale per la lotta al terrorismo, giudice Giancarlo Caselli, aveva sudditanza psicologica verso il Capitano Ultimo. È questa la vera brutta pagina che emerge oggi. Chi aveva la responsabilità e il dovere di eseguire la perquisizione nel covo di Riina se ne deve assumere la piena responsabilità di fronte a se stesso e di fronte alla storia”. 

“Io propongo progetti investigativi con passione – così prosegue Ultimo nell’esposizione dei fatti nel libro citato – perchè ci credo, ma non mi innamoro nè di me stesso nè dei miei progetti. Mai. Se Caselli, anzichè accettare la mia proposta avesse detto che si doveva perquisire subito, lo avremmo fatto. Da quella mattina lui era il capo supremo dell’indagine e se avesse ordinato una cosa, avremmo eseguito l’ordine”.

Sono ormai oltre 93mila le firme apposte alla petizione per il reintegro immediato della scorta al Capitano Ultimo. Ma non sono ancora sufficienti. E’ necessario ora puntare alle 150mila firme. La battaglia per la sicurezza dei cittadini prosegue in attesa del pronunciamento definitivo del Tar del Lazio, che ha sospeso in via cautelare il provvedimento con cui il ministero dell’Interno aveva annullato la protezione per il colonnello Sergio De Caprio.  E’ stata infatti fissata al 3 dicembre l’udienza per la trattazione collegiale del ricorso in camera di consiglio. Per cui non è ancora il momento di abbassare la guardia.

“Un ufficiale della Territoriale di Palermo – si legge ancora nel libro “Fermate il Capitano Ultimo!” – il maggiore Roberto Ripollino, che ha funzioni di ufficio stampa, il giorno dopo l’arresto chiama al telefono, uno ad uno, i cronisti a caccia del covo di Riina e svela loro l’indirizzo che cercano: “Fatevi un giro in via Bernini”. Dirà Attilio Bolzoni de La Repubblica, nella sua deposizione al processo: “Di solito gli uffici stampa le notizie le nascondono, quella volta invece ci venne regalata al telefono”. E’ un favore alla stampa? O è un dispetto alla squadra?”

“Non lo so – risponde Ultimo -, forse è anche un modo di mettersi in mostra. In ogni caso si tratta di una cosa gravissima che ha mandato a monte il nostro progetto. Ci ha spiazzati. Ma nessuno ha detto niente, nè i generali, nè i magistrati”.

Togliere la scorta al Capitano Ultimo equivale a dire che la mafia è autorizzata ad agire indisturbata e questo significa lanciare un messaggio ben preciso: ognuno di noi è a rischio. Siamo tutti in pericolo.  La verità ha un prezzo. Ma molti italiani sono pronti a pagarlo.

La petizione relativa al reintegro della scorta al Capitano Ultimo è ora più che mai attiva. L’ultimo aggiornamento è disponibile al seguente link: https://www.change.org/p/reintegriamo-la-scorta-al-capitanoultimo/u/25309778

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