venerdì, Settembre 18, 2020
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Oseghale, consegnata la traduzione delle motivazioni della sentenza. Federica Paccaferri e le 54 pagine dell’orrore

mastropietro

MACERATA – Tradotte le motivazioni della sentenza con cui il nigeriano Innocent Oseghale è stato condannato all’ergastolo per aver violentato, ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro. Quello della 18enne romana costituisce un caso unico e solo nella storia della criminologia. Stando ad una statistica, riportata in corso di udienza, nel corso degli ultimi 50 anni si sono verificati 360 casi di omicidi con depezzamento, dei quali 35 con disarticolazione e 16 con scarnificazione, ma uno solo con la testa staccata dal tronco. L’efferatezza e la brutalità con cui è stato trattato il povero corpo di Pamela ha sconvolto non solo la città di Macerata e l’Italia intera, ma tutto il mondo. Un delitto che – ne è convinta la famiglia Mastropietro – sarebbe legato a doppio filo con il mondo della mafia nigeriana. E sono in realtà numerosi gli elementi che condurrebbero ad avvalorare tale ipotesi.

Consegnata ieri mattina la traduzione delle motivazioni della sentenza a carico di Oseghale

Federica Paccaferri, laureata nel 2003 alla Scuola Interpreti e Traduttori di Forlì, iscritta all’albo dei periti e degli esperti del Tribunale di Macerata dal 2009, ha consegnato ieri mattina al Palazzo di Giustizia di Macerata la traduzione delle 54 pagine delle motivazioni della sentenza. La famiglia della giovane è convinta del fatto che il caso non sia chiuso. E anche Luisa Regimenti, docente di medicina legale all’Università di Tor Vergata a Roma e consulente di parte civile al processo, in una nota ha dichiarato: “A mio avviso il nigeriano non solo uccise Pamela con due colpi di fendente da arma bianca inferti al fianco destro, ma quando ne smembrò il cadavere potrebbe avere avuto l’aiuto di almeno una persona”.

Tornando alla traduzione sapientemente effettuata da Federica Paccaferri, sappiamo che, sempre nella giornata di ieri, a distanza di poche ore, la stessa documentazione è stata consegnata all’uomo che sta scontando a Forlì la sua detenzione, che prevede, per i primi 18 mesi, l’isolamento diurno. Ora i legali della difesa, gli avvocati Gramenzi e Matraxia, hanno 45 giorni di tempo per appellarsi, e probabilmente la dottoressa continuerà ad occuparsi anche in seguito del caso.

Federica Paccaferri ha partecipato a sette delle nove udienze ed è plausibile immaginare come nell’espletamento della sua professione, occorrano capacità notevoli – lucidità, self control – che non vengono trasmesse dai titoli di studio ma si maturano con la pratica e l’esercizio costante. Dopo appena tre ore dalla fine della seconda delle sette udienze del processo a carico di Oseghale, il 20 marzo 2019, Federica Paccaferri perse suo padre e lei quel giorno lo aveva trascorso in aula, a visionare come gli altri, compresa mamma Alessandra, le immagini del corpo di Pamela, mutilato, lavato con la candeggina, oltraggiato senza alcuna pietà, quasi si trattasse di una bambola di pezza e non di una giovane donna. Foto stampate nella sua memoria in maniera indelebile, presagio del lutto personale e accompagnate dall’orrore come anche dalla forza di una madre che, seppure dilaniata dal dolore, non ha abbassato lo sguardo. A quel punto Federica, che sapeva della gravità dello stato di salute del caro genitore, ha assorbito da lì la forza necessaria per farcela.

La dottoressa ha riferito come Innocent le fosse grato

La dottoressa ha sempre riferito come all’inizio, durante le prime udienze, Innocent Oseghale le fosse grato per il suo sforzo di tradurre tutto in modo minuzioso e serissimo, affinchè lui fosse sempre al corrente di quello che stava accadendo in fase processuale. Poi il suo comportamento è cambiato – ed ha iniziato ad essere nervoso – quando, durante la requisitoria del pm, ha udito la parola ergastolo. Federica ricorda come Innocent parlasse sopra di lei quasi nell’intento di scollegarsi dal racconto e creare una sua verità che lo isolasse e proteggesse dal contesto avvertito come sfavorevole.

Nel corso della conferenza stampa del 3 maggio 2018, Il Procuratore Giovanni Giorgio affermò chiaramente di aver inviato uno specifico quesito al dottor Cingolani, ricevendo la seguente risposta: “Nell’arco di tre ore è impossibile che abbia potuto portare a compimento il tutto una sola persona”.

Per ora Oseghale è l’unico a dover rispondere del delitto. Ma la famiglia Mastropietro, rappresentata dall’avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela, è ben intenzionata a portare avanti la propria battaglia.

Anna Maria Cecchini e Lucia Mosca

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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